ANGELO da CHIVASSO, beato. - Famoso teologo francescano, n. in Chivasso (Piemonte) probabilmente l'anno 1411, dalla nobile ed antica famiglia Carletti. Inclinato alla pietà, dotato d'ingegno perspicace, fece grandi progressi nella vita spirituale e negli studi. Laureatos in teologia e in ambedue i diritti nella Università di Bologna, occupò ben presto nella sua patria importantissimi uffici, tanto che fu nominato senatore; ma ca. l'anno 1441, cioè già trentenne, rinunziò a tutte le cariche civili e alle sue cospicue ricchezze per entrare nell'Ordine francescano, nel quale volle cambiato il suo nome di Antonio in quello di A.
I superiori gli affidarono le cattedre di teologia e diritto canonico che tenne durante alcuni anni; nello stesso tempo si dedicava al ministero della predica-
zione e della confessione, e in quest'ultima mansione si distinse a tal punto che altissimi personaggi, tra cui Carlo I di Savoia, gli affidarono la direzione della loro anima. Eletto superiore della provincia di Genova nel capitolo del 1462, nella Congregazione generale di Aquila del 1472 fu nominato vicario generale di tutti gli osservanti della famiglia cismontana, carica che tenne per lo spazio di quattro trienni, cioè tra gli anni 1472-75, 1478-81, 1484-87, 1490-93.
Zelantissimo della pura osservanza della regola di s. Francesco, spiegò grande impegno nel predicare, per ordine del papa Sisto IV, la grande crociata del 1480-1481 contro i Turchi, che avevano occupata la città di Otranto, da cui furono poi nuovamente cacciati. Rifiutò diverse dignità e prelature ecclesiastiche. Scrisse la nota Summa, dal suo nome chiamata angelica; opera utilissima per i confessori e i moralisti, che superò tutte le altre nella stima generale. Ciò gli valse l'odio di Lutero, il quale volle che l'opera fosse bruciata nel 1520 in pubblica piazza insieme con la bolla di Leone X e col Corpo di diritto canonico.
Da Innocenzo VIII, A venne nominato nunzio e commissario apostolico contro gli eretici valdesi, i quali diffondevano le loro dottrine e pratiche nella Savoia e nel Piemonte. Due anni consacrò a questa grande impresa; con la sua prudenza e vigilanza, con le prediche, congressi e dispute ottenne non solo la conversione e la pubblica abiura di molti eretici, ma anche rafforzò nella loro fede i cattolici di quelle regioni.
Mirabile anche il lavoro compiuto in favore dei poveri oppressi, propagando con la parole e con gli scritti i Monti di Pietà: le sue fondazioni principali sono quelle di Genova e di Savoia, già dominio incontrastato degli usurai. Nell'Alta Italia venne chiamato «difensore della fede, estirpatore delle eresie, protettore dei poveri» Mori l'11 apr. 1495, nel convento di Cuneo, dove ricevette presto culto religioso, confermato nel 1753 da Benedetto XIV. Se ne celebra la festa il 12 apr.
La sua Summa casuum conscientiae fu pubblicata la prima volta nel 1486 a Chivasso stesso; la 2a ed., più conosciuta, è quella di Venezia del 1487, alla quale seguirono altre in quasi tutti gli anni dello stesso secc. XV. Scrisse pure un Tractatus de restitutionibus, Alcalá 1562; una dichiarazione Super bullis Sixti IV e altre opere minori.