ANGELO SILESIO. - Nome letterario (Angelus Silesius) assunto alla sua conversione al cattolicesimo da Johann Scheffler, poeta e controversista tedesco, n. a Breslavia da padre luterano nel dic. 1624, ivi m. il 9 luglio 1677. A 19 anni studiava medicina nel l'Università di Strasbourg, cambiava quasi subito con quella di Leida e due anni più tardi (1647) con quella di Padova, dove il 9 luglio 1648 otteneva il dottorato in filosofia e medicina. Fu medico personale del duca Silvio Nimrod von Oels fino al 1652. Tornato a Breslavia, si convertì al cattolicesimo il 12 giugno 1653 e, ricevendo subito la cresima, cambiò nome. La sua conversione non avvenne per un subitaneo entusiasmo, ma fu il risultato di lunghe meditazioni e di letture, alle quali poteva facilmente dedicarsi data la sua in-tima amicizia con Abramo von Franckenberg (m. nel 1652), discepolo di Jakob Böhme, che aveva raccolto una ricca biblioteca di mistici antichi e moderni. Lo Scheffler non si limitò a studiare i mistici, ma ap-profondì le sue conoscenze teologiche, come lo dimostra lo scritto pubblicato 14 giorni dopo la conversione, in cui espone i motivi del suo ritorno alla Chiesa cattolica. Raggiunse un'alta posizione so-ciale con la nomina a medico di corte dell'imperatore Ferdinando III; ma viveva asccitamente, dedito alla preghiera. Il 29 maggio 1661 fu ordinato prete; poco dopo ricoprì importanti uffici nella curia vescovile di Breslavia. Ma a. prefrì il silenzio del chiostro france-sano di S. Mattia in Breslavia, dove morì santamente.
La storia letteraria si è occupata di A. come con-troversista e come poeta. Dal 1663 al 1675 pubblicò 55 scritti contro i protestanti (ne raccolse poi 39 nella sua ampia Ecclesiologia, 1677), nei quali dimostra un carattere così diverso da quello rivelato dalla sua poe-sia, da indurre taluni ad attribuirli ad altro autore. La violenza di linguaggio di taluni opuscoli è com-prensibile, se si tien conto degli usi polemici del tempo, specie a Breslavia ove fierissima era la lotta. La fama di A. è legata alle sue raccolte di poesie spi-rituali, delle quali parecchie furono accolte anche nei libri di canti sacri dei protestanti con l'attribuzione a un «Giovanni Angelo» o ad autore incerto.
Il suo Cherubinischer Wandersmann (1657), somma di aforismi morali, filosofici, mistici, in distici alessandrini (forse ispiratigli dai Sexcenta Monodisticha Sapientum [ea. 1647] di Daniel Czeppo [m. nel 1660], il cui circolo «mi-stico» di Breslavia A. frequentò), insegna la via mistica per giungere all'unione con Dio; in queste concise e pro-fonde massime, dalla forma efficacissima e spesso para-dossale, alcuni hanno ravvisato tendenze panetiste e que-tiste. Ma C. Seltmann, nel suo Angelus Silesius und seine Mystik (Breslavia 1866), ha dato anche a questa parte dell'opera poetica di A. una interpretazione completa-mente ortodossa. «Al convertito di Breslavia l'ossequio al dogma cattolico non frenò certo, come si prete, né l'ar-dimento speculativo né la baldanza fantastica» (L. Vin-centi). La raccolta Heilige Seelenlust (1657) si compone di canti pastorali spirituali dell'anima amante di Gesù e vi si nota l'influenza della maniera idillica del gesuita Friedrich Spee. L'anima (Psiche), abbandonando ogni cosa terrena, segue lo Sposo Divino nella via del dolore e del trionfo. Nella Similiche Beschreibung der vier letzten Dinge (1675) descrive con vivacità e serenità i Novissimi.