«ANGELUS DOMINI». - Con questa frase si suole indicare la pia devozione per la quale, al suono
della campana del mattino, del mezzogiorno e del tramonto, i fedeli sono invitati a recitare tre Ave Maria, intermezzate da tre versetti evangelici a commemorazione dell'Incarnazione di Gesù ed in lode della Vergine Madre. Dal primo di quei versetti: A. D. ecc., prese nome appunto la pia pratica.
Come la formula odierna dell'Ave Maria si formò e si diffuse attraverso il medioevo, sino a che si giunse alla forma diventata ora universale nella Chiesa, altrettanto si deve dire della devozione dell'A. D. Comune infatti sino dal sec. XIII era l'invito alla preghiera col Pater e l'Ave al suono della campana nel momento della completa e del coprifuoco. S. Bonaventura esortava i suoi frati ad inculcare ai fedeli tale pia pratica e Giovanni XXII concesse per Roma una speciale indulgenza in proposito nel 1327. Col principio del sec. XIV ci è attestato per molti luoghi l'uso di analoga preghiera quando si suonava la campana al mattino: uso che entrò nelle consuetudini in quel secolo e nel seguente. Il suono della campana a mezzogiorno per la preghiera era limitato in alcune diocesi soltanto al venerdì; si estese a tutti i giorni quando Callisto III nel 1456 invitò alla preghiera per la vittoria contro i Turchi. Con queste usanze si formò dal sec. XVI in poi l'usanza ancora oggi vigente e che i papi Benedetto XIV e Leone XIII dotarono di particolari indulgenze.
Bru: T. Esser, Il suono dell'Ave Maria, Firenze 1902; W. Henry, S. V. in DACL, I, col. 2069 sqq.; F. Beringer, Les Indulgences, I, Parigi 1925, pp. 221-24; M. Inguanez, Un documento cassinese del sec. XIII per il suono dell'A., in Misselli. Cass., XI, Monticassino 1932; E. Campana, Maria nel culto cattolico, I, Torino 1933, pp. 563-88.