ANIMA CHRISTI, SANCTIFICA ME

« ANIMA CHRISTI, SANCTIFICA ME ». - Preghiera eucaristica, nel Messale romano annessa al florilegio di preci per il ringraziamento della Messa, e da Pio IX indulgenziata (8 genn. 1854).

S. Ignazio di Loyola l'ha posta al principio dei suoi Esercizi Spirituali e la consiglia nei colloqui dopo le singole meditazioni, specie quelle sui misteri del Signore, concludendo i tre colloqui con l'Ave Maria (alla Madonna), con l'Anima Christi (a Gesù), e col Pater (a Dio Padre). Si può dire perciò che Ignazio, per l'uso che ne fa, pone l'A. C. allo stesso livello dell'Ave Maria e del Pater Noster. Perciò nei libri liturgici porta ora il titolo: Aspirationes s. Ignati ad Sumum Redemptorem.

Ma la sua origine è molto anteriore. Il Sertillanges l'attribuisce a s. Tommaso d'Aquino, mentre il Wilmart, basandosi sulla tradizione dei codici, osserva che il suo vero posto è tra s. Ignazio e s. Tommaso, e precisamente nel sec. XIV. Secondo alcuni tre sarebbe autore papa Giovanni XXII (1316-34), che, come attestano i codici antichi, l'avrebbe anche riccamente indulgenziata. Nel secolo XIV fu riprodotta intorno a una porta dell'Acclzar di Siviglia; Margherita Ebner (m. nel 1350) l'ebbe molto familiare.

Fu in origine una preghiera d'« Elevazione » (v.). Riportata spesso nei libri di pietà, divenne popolare, e se ne raccomandava la recita durante la Messa, tanto all'Elevazione che alla Comunione.

Le diverse recensioni contengono varianti, come accenni alla morte e tormenti del Signore, al suo sudore, alla sua sapienza. Un codice italiano del 1481, scritto a Napoli per Sisto IV (ora in possesso di S. C. Cockerell) ne dà la seguente finale in uso da tempo: Et in hora mortis meae voca me, - Et inbe me venire ad te, - Et pone me iuxta te, - Ut cum Angelis tuis laudem te, - Et videam te in saecula saeculorum. Amen.

Tradotta in volgare fin dal principio, oggi si recita in tutte le lingue. Il cod. II. II. 17 della Bibl. naz. centr. di Firenze, del sec. XIV, la dà in volgare del Trecento: « O prezioso Animo di Cristo, santifica me, ecc. » (fol. 106); altra versione italiana del Trecento è nel cod. II. II. 68 (fol. 186) della medesima biblioteca, datato dal copista al 1391 (G. Mazzarini, Inventori dei Manoscritti delle Bibliot. d'Italia, VIII, pp. 139-40). Il cod. 1052 della bibl. Riccardiana di Firenze, del sec. XV, contiene una traduzione italiana almeno del 400 (Arch. Franciscanum, 5 [1910], p. 744).

Nella forma originaria latina è un vero Rhythmus, sebbene in alcuni versi appaia una certa libertà. Lo schema fondamentale è il dimetro trocaico catalettico, ossia una serie di quattro accenti, divisi, i primi da una o due sillabe, e il quarto lasciato scoperto. A sette versi, regolarissimi per accenti e sillabe, ne sono formimisti alcuni preceduti da anacrisi (o avviamento) di una sillaba (Ab hōste maligno defēude me) o di due sillabe: Aqua lāteris Christi,

lāvo me. - Ne permittas me separati (i) a tē. - Ut cum Sāuctis tuis laudem tē. - La finale rientra anch'essa nel ritmo, accentuando Amen secondo l'ebraico e il greco: In saecula saeculorum. Amēn. In tutta la composizione risalta la rima: me, te.

Con molta proprietà la santità è attribuita all'anima, l'ebbrezza al sangue; all'acqua la purificazione, al patire di Gesù il conforto dei nostri dolori. L'anelito profondo di ogni aspirazione tende alla morte al mondo con Gesù Crocifisso e alla vita eterna.

In musica l'A. C. è considerata un mottetto eucaristico, un canto per la Comunione. La melodia gregoriana, di I modo, semplice e devota, di composizione post-classica, la divide bene in 3 strofe di 3 versi ciascuna, seguite dall'intercalare, Miserere Domine cantato dal popolo. Sugli inizi del sec. Ciconia (v.) musich un O anima Christi a 3 voci, scegliendo il testo del codice di Cockerell. Tale composizione, pubblicata dal Wolf in Geschichte der Mensural-Notation von 1250-1460 (III, Lipsia 1904, pp. 79-82) secondo il ms. 2216 della biblioteca Universitaria di Bologna, fu nel 1921 rielaborata (a 2 voci pari) dal Gastoué (Collection choisie des Maîtres Polyphonistes des XII-XVe siècles della » Schola Cantorum » di Parigi, I Repertorio, n. 12). - La bella composizione di Ettore Pozzoli, a 1 v., è stata edita in Melodie Sacre dal Perosi (VII, p. 37).

BIBL.: H. A. Daniel, Thesaurus Hymnologicus, 1, Halle 1841, p. 345; J. Julian, A Dictionary of Hymnology, Londra 1915, p. 70; H. Thurston, The Anima Christi, in The Mouth, 125 (1915, 1), pp. 493-505; id., s. V. in DSP, I, coll. 670-72; R. Paste, Quis est auctus invocationis » An. Chr. 1, in Epham. Liturgicae, 41 (1927), pp. 306-13, p. 518 se.; M. Viller, Aux origines de la prière » Anima Christi », in Revue d'Ascétique et de Mystique, 11 (1930), pp. 208-209; E. Dumoutet, Aux origines des saluts du Saint Sacrement, in Revue Apologétique, 52 (1931, 1), pp. 418-421; A. Wilmart, Auteurs spirituels et Textes décort du Moyen Age latin, Parigi 1932, pp. 21 se., 367 se., 514; P. Scheppens, Pour l'histoire de la prière » Anima Christi », in Nouvelle Revue Théologique, 62 (1935), pp. 699-710.

Il fasc. 43 della Collection de la bibliothèque des Exercices de St Ignace (Enghien-Parigi 1913, pp. 1-56) è dedicato alla storia dell'A. C.: serie di studi (Vincenzo Baesten, Guido-Maria Dreves, Dott. Kéthen di Colonia, J.-K. Zenner) raccolti a cura di H. Warrisant. Igino Cecchetti

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“ANIMA CHRISTI, SANCTIFICA ME.” Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), p. 817. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/anima-christi-sanctifica-me.