ANIMA, RACCOMANDAZIONE DELL'. - Il Rituale ro-
mano, tit. V, cap. VII, contiene alcune preghiere li-
turgiche con le quali la Chiesa accompagna fino alle
soglie dell'eternità le anime dei fedeli: è l'Ordro com-
mediatario animato, cui segue il cap. VIII, intitolato
De exspiratione. In antico, la terminologia non era
uniforme e le due parti erano quasi sempre riunite
in una sola. Spesso il nome di commendato fu dato
all'insieme delle preghiere recitate non per un solo
defunto in particolare, ma per tutti i trapassati, tanto
che qualche volta si trova il nome di commendatore
animatum o defunctorum. Un autore del sec. XII enu-
merava così i riti dell'estremo passaggio: ungere,
commuticare, commendare, sepelire (Gilbert de Lim-
merick, De statu Ecclesiae: PL 159, 1002).
I più antichi testi non hanno un nome liturgico par-
ticolare per le cerimonie rituali compiute al letto del ma-
lato, ma parlano solamente d'una salmodia e delle litanie
dei santi. Si legge infatti nella vita di s. Austraberta, ba-
dessa di Pavilly (m. nel 704): «Interim cunctis qui adsta-
bant psallentibus et sanctorum nomina seriatim subnec-
tentibus, illa virtute qua valuit voces psallentium in-
terrupti», (in Acta SS. Februarii, II, Parigi 1865,
p. 423). I salmi e le litanie sono dunque fra i più antichi
elementi dell'Ordro commendatioris animae, tanto che, verso
il 1145, Bernardo, priore del Laterano, scriveva: «Cum
letaniiis morientium animas commendamus in sanctorum felici societate» (Ordo officiorum Ecclesiae lateranensis, ed. Fischer, Historiische Forschungen und Quellen, Monaco 1916, p. 67). Il loro uso risale al sec. VIII. I più antichi testi ci riportano che nei monasteri i monaci si riunivano attorno al morente, recitavano il Credo e cantavano i salmi e le litanie. I nomi di s. Giuseppe, s. Camillo de Lellis e s. Giovanni di Dio sono stati aggiunti in tempi a noi vicini. Pure dei sec. VIII è il commovente: «Proficiscere, anima christianam...» Il «Libera, Domine, animam servi...» lo troviamo per la prima volta nel Sacramentario di Reichenau pure del sec. VIII. Le altre preghiere che formano l'attuale Ordo commendationis animae risalgono più o meno all'epoca predetta e provengono da fonti diverse. Tutto ciò terminata, fin dalla più remota antichità, la preoccupazione della Chiesa di dare all'a. tutti gli aiuti per il supremo viaggio.
«ANIMA CHRISTI, SANCTIFICA ME.» - Preghiera eucaristica, nel Messale romano annossa al florilegio di preci per il ringraziamento della Messa, e da Pio IX indulgenziata (8 genn. 1854).
S. Ignazio di Loyola l'ha posta al principio dei suoi Fereci: Spiritusculi e la consiglia nei colloqui dopo le singole meditazioni, specie quelle sui misteri del Signore, concludendo i tre colloqui con l'Ave Maria (alla Madonna), con l'Anima Christi (a Gesù), e col Pater (a Dio Padre). Si può dire perciò che Ignazio, per l'uso che ne fa, pone l'A. C. allo stesso livello dell'Ave Maria e del Pater Nostre. Perciò nei libri liturgici porta ora il titolo: Aspirationes s. Ignatii ad Summ Redemptorem.
Ma la sua origine è molto anteriore. Il Sertillanges l'attribuisce a s. Tommaso d'Aquino, mentre il Wilmart, basandosi sulla tradizione dei codici, osserva che il suo vero posto è tra s. Ignazio e s. Tommaso, e precisamente nel sec. XIV. Secondo alcuni ne sarebbe autore papa Giovanni XXII (1316-34), che, come attestano i codici antichi, l'avrebbe anche riccamente indulgenziata. Nel secolo XIV fu riprodotta intorno a una porta dell'Alcazar di Siviglia; Margherita Ebner (m. nel 1350) l'ebbe molto familiare.
Fu in origine una preghiera d'Elevazione» (v.). Riportata spesso nei libri di pietà, divenne popolare, e se ne raccomandava la recita durante la Messa, tanto all'Elevazione che alla Comunione.
Le diverse recensioni contengono varianti, come accenni alla morte e tormenti del Signore, al suo sudore, alla sua sapienza. Un codice italiano del 1481, scritto a Napoli per Sisto IV (ora in possesso di S. C. Cockerell) ne dà la seguente finale in uso da tempo: Et in hora mortis meae voca me, — Et iube me venire ad te, — Et pone me iuvat te, — Ut cum Angelis tuis laudem te, — Et videam te in saecula saeculorum. Amen.
Tradotta in volgare fin dal principio, oggi si recita in tutte le lingue. Il cod. II. 11. 17 della Bibl. naz. centr. di Firenze, del sec. XIV, la dà in volgare del Trecento: «O prezioso Anima di Cristo, santifica me, ecc.» (fol. 106); altra versione italiana del Trecento è nel cod. II. 11. 68 (fol. 186) della medesima biblioteca, datato dal copista al 1391 (G. Mazzatinti, Inventari dei Manoscritti delle Bibliot. d'Italia, VIII, pp. 139-40). Il cod. 1032 della Bibl. Riccardiana di Firenze, del sec. XV, contiene una traduzione italiana almeno del '400 (Arch. Franciscarum, 3 [1910], p. 74).
Nella forma originaria latina è un vero Rhythmus, sebbene in alcuni versi appaia una certa libertà. Lo schema fondamentale è il dimetro troccato catalettico, ossia una serie di quattro accenti, divisi, i primi da una o due sillabe, e il quarto lasciato scoperto. A sette versi, regolarissimi per accenti e sillabe, ne sono frammisti alcuni preceduti da anacrisi (o avviamento) di una sillaba (Ab hóste maligno defénde me) o di due sillabe: «Aqua lateris Christi, lècva me, — Ne permittas mé separar (i) a té. — Ut cum Sánctis tuiis laudem té. — La finale rientra anch'essa nel ritmo, accentuando Amen secondo l'ebraico e il greco: In saecula saeculorum. Amen. In tutta la composizione risalta la rima: me, te.
Con molta proprietà la santità è attribuita all'anima, l'ebbrezza al sangue; all'acqua la purificazione, al patire di Gesù il conforto dei nostri dolori. L'anelito profondo di ogni aspirazione tende alla morte al mondo con Gesù Crocifisso e alla vita eterna.
In musica l'A. C. è considerata un mettetto eucaristico, un canto per la Comunione. La melodia gregoriana, di 1 modo, semplice e devota, di composizione post-classica, la divide bene in 4 strofe di 3 versi ciascuna, seguite dall'intercalare, Miserere Domine cantato dal popolo. Sugli inizi del sec. Ciconia (v.) musicò un O anima Christi a 3 voci, scegliendo il testo del codice di Cockerell. Tale composizione, pubblicata dal Wolf in Geschichte der Menschen (Nationen von 1250-1460, III, Lipsia 1904, pp. 79-82) secondo il ms. 2216 della biblioteca Universitaria di Bologna, fu nel 1921 rielaborata (a 2 voci pari) dal Gassuè (Collecion choisie des Maîtres Polyphonistes des XII-XV siècles della «Schola Cantorum» di Parigi, I Repertorio, n. 12). — La bella composizione di Ettore Pozzoli, a 1 v., è stata edita in Melodie Sacre dal Perosi (VII, p. 37).
Il fasc. 43 della Collection de la bibliothèque des Exercices de St Ignace (Enghien-Parigi 1913, pp. 1-56) è dedicato alla storia dell'A. C.: serie di studi (Vincenzo Baesten, Guido-Maria Dreves, Dott. Kehrein di Colonia, J.-K. Zenner) raccolti a cura di H. Watrigant.