ANGIULI, ANDREA

ANGIULI, ANDREA. - Pedagogista n. a Castellana (Bari) nel 1837, m. a Roma nel 1890, è un noto rappresentante del positivismo pedagogico italiano. Recatosi nel 1862 in Germania a perfezionarsi negli studi filosofici, vi si trattenne per oltre un triennio; indi, visitò Parigi e Londra. Rientrato in patria, insegnò prima nel liceo Vittorio Emanuele di Napoli, poi pedagogia nell'Università di Bologna. Nel 1876 si trasferì a Napoli, dove assunse l'insegnamento della pedagogia in quella università.

L'A. fonda il problema pedagogico nella scienza e lo identifica col problema del progresso sociale. Per lui la scienza deve detronizzare ogni religione, ogni dogma, ogni metafisica. La costituzione della società non può venire che dalla scienza che è la nuova provvidenza, potenza e previsione sociale. Questo è il programma della moderna democrazia, anzi la moderna democrazia nasce da questo programma. La scienza è per l'A. la filosofia positiva, la quale rappresenta la totalità delle scienze e come tutte le scienze deve attenersi all'esperienza. Non ci sono per l'A. conoscenze a priori, e nella sua opera La filosofia e la scienza positiva (1868) può affermare che lo spirito che è l'assoluto metafisico, non è un risultato della critica e della ricerca scientifica, ma un'ipotesi, una produzione fantastica. L'investigazione scientifica è ricercata positiva e storica, e anche la filosofia è ricerca e non dogma, è sperimentale e non metafisica, a posteriori e non a priori. Così la filosofia si riattacca alla nostra tradizione civile, di cui cattolici e teologi, quali Rosmini e Globerti, hanno spezzato il corso; quindi per rientrare nella grande corrente della cultura occorre rifare la coscienza nazionale «con una libera scuola e con una libera filosofia». Ma non si ricostituisce l'organismo sociale senza ricostituire i singoli individui che lo compongono. Ora alla ricostituzione degli individui deve provvedere l'educazione la quale è fisica e intellettuale insieme, morale ed estetica, civile e religiosa. Questa educazione però non è il risultato di un momento dello spirito umano, ma è il frutto di una progressiva evoluzione. Religione ed esperienza, mondo pagano e mondo cristiano, scienza positiva ed astrattismo sono indirizzi opposti che, coesistendo nell'ambito dell'educazione, si urtano e si contraddicono arrestando così ogni possibilità di slancio e di sviluppo. Bisogna perciò ridare unità alla mente e indirizzare verso mente determinate la vita degli individui; il che non può fare se non la scienza che prende, nella concezione dell'A., come l'aspetto di una nuova religione. E poiché lo Stato moderno non resta indifferente o estraneo di fronte alla formazione dei cittadini, esso ha il compito di attuare questa scientifica unità degli spiriti.

Affermato il principio della scienza come unificatrice e regolatrice degli spiriti, l'A., nell'esigenza di proclamare la laicità della scuola, nega a questa, in nome di verità che chiama obbiettivo, solo perché nate dalla scienza, l'insegnamento religioso, il quale, non che mancare nella scuola, vi resterebbe come fondo primitivo ed originario, disvelato in una forma più pura, vi resterebbe infatti la legge sovrana dell'ordine cosmico senza capricci e senza perdoni, e il sentimento della nostra dipendenza s'innalzerebbe «ad una maggiore altezza mentale». Dove non è possibile non avvertire la freddezza di una religione, non più sentimento, movenza dell'interiore coscienza, e perciò slancio e anelito, ma fredda e passiva natura. Fermo ormai nel principio che la scienza e la cultura, nel loro noto progressivo, sono, si può dire, la nuova religione, l'A. vuole che i fanciulli siano educati a contatto con i fatti concreti e sensibili, perciò la matematica, la fisica, la chimica, la biologia, la meccanica sono le discipline che essi debbono abbracciare, chiudendo lo sguardo a tutto quel mondo mitico e fantastico, in cui, in fondo, solo sa vivere e può vivere la fanciullezza. Il nuovo mito, la scienza, non è dominio soltanto della scuola; ma deve penetrare anche nelle famiglie, perché soltanto in questo modo il popolo può sgombrare da sè i pregiudizi che lo attenebrano e farsi libero. L'A. cadeva così in quell'astratismo da cui voleva uscire, e irrigidiva la scuola in un dogmatismo sterile, privo di quello spirito e di quella visione religiosa, che non si possono manomettere senza compromettere il fondamento stesso di tutta l'educazione.

BIBL.: Opere. - La filosofia e la ricerca positiva, 1868; La pedagogia e la filosofia positiva, 1868; La pedagogia, lo Stato e la famiglia, 1876; Questioni di filosofia contemporanea, 1877.

La filosofia e la scuola, 1888. Articoli e note dell'A. si trovano
sparsi in: Rivista critica di scienze, lettere e arti, e in: Rassegna
critica di opere filosofiche, scientifiche e letterarie.

Studi. - F. Alterocca, Sulla vita e sulle opere di A. A. Milano
lano 1890; F. Orestano, Angiulli, Roma 1907; G. Allievo:
Opuscoli pedagogici, Terni 1909; G. Taurc, La vita e il pensiero di A. A. Roma 1914; G. Giuffrida, Il fallimento della
pedagogia scientifica, Città di Castello 1920; G. Gentile, Le
origini della filosofia contemporanea in Italia, II: I positivi,
Messina 1921; S. Caramella, Studi sul positivismo pedagogico,
Firenze 1921; G. Colozza, s. V. in A. Martinazzoli e L. Cre-
daro, Dizionario illustrato di pedagogia, Milano, s. d., pp. 1-55;
G. Calò, L'antisognano del positivismo pedagogico: A. A. in
Dottrine e Opere, Lanciano 1932.