ANGUILLARA. - Famiglia comitale che prende il nome dall'omonima località situata sulla riva meridionale del lago di Bracciano a km. 33 da Roma. La si suppone di origine longobarda, ma solo col conte Pandolfo I (1186) incomincia la sua sicura genealogia. Dalla seconda metà del sec. XIII la si trova in costante lotta con la famiglia dei Prefetti di Vico che dominava la parte settentrionale del Patrimonio. Nel sec. XIV gli A. esercitarono uffici anche a Roma, quali rappresentanti degli Angioini, seguendo con essi la parte guelfa in opposizione coi Vico; infatti Francesco e Pandolfo furono vicari del re Roberto, ed Orso, più volte senatore, incoronò poeta in Campidoglio Francesco Petrarca, già suo ospite a Capranica, per incarico dello
stesso re. Durante il sec. XV fu *Everso* che resse ed ingrandì le fortune della sua casa, destreggiandosi come condottiero in mezzo alle rivalità delle grandi famiglie romane dei Colonna e degli Orsini, ed a quelle della Chiesa coi suoi confinanti. Il palazzo con torre che gli A. si costruirono sulla destra del Tevere, offriva larga possibilità di intromettersi nelle vicende urbane. Everso col fratello *Dolce* stette con Eugenio IV e con gli Orsini nell’ag. 1431 nella lotta coi Colonna e dei loro associati, e con gli Orsini stette pure durante le turbolenze del 1434. Ambedue stettero con Giovanni Vitelleschi all’assedio di Vetralla, che conquistarono nell’ag. 1435 prendendo poi prigioniero Giacomo di Vico, ed ebbero parte nella divisione dei suoi beni. Everso fece restituire alla Chiesa Porta Maggiore occupata momentaneamente da fazioni (23 marzo 1436) e stette negli anni seguenti al servizio del Vitelleschi, diventato cardinale, nell’impresa di recupero dei possessi della Chiesa nel Lazio meridionale. Era con lui quando fu preso a tradimento in Castel S. Angelo (19 marzo 1440) e s’imparò delle salme e delle sue esecuzioni; ma fu costretto a restituirle al nuovo inviato papale Lodovico Trevisan; e seguì anche questo nelle imprese successive. Sotto Niccolò V, dopo brevi discordie, Everso fu ammesso in grazia del Papa insieme con altri baroni. Con gli Orsini partecipò ad un’impresa nell’Umbria ed all’assedio di Cascia, ma nel giugno 1454 fu costretto a fuggire ed a ritirarsi nei suoi domini. Ma l’amicizia con gli Orsini doveva ben presto rompersi, sebbene *Deifobo*, figlio di Everso, sposasse Maria figlia di Antonio Orsini conte di Tagliacozzo. Infatti in occasione dell’elezione di Callisto III durante il corteo per la presa di possesso al Laterano (20 apr. 1455) Everso provocò un tumulto contro Napoleone Orsini sedato tosto con l’intervento del card. Orsini; il popolo prese partito contro Everso accusandolo di essere «traditore nemico della Chiesa romana, rompitore di strade e pubblico ladrone». E non erano certo accuse senza fondamento. L’anno seguente fu guerra fra Orsini ed A., nel 1457 Everso stava sotto Galeria (23 apr.), nel luglio combatté di nuovo contro i Vico; nel 1458 stava coi Colonna continuando a combattere contro gli Orsini e contro la Chiesa per Jacopo Piccinino contro il quale, sotto gli ordini del card. Camerlengo, aveva invece combattuto nel luglio 1455. Fece pace col nuovo papa Pio II, pur continuando a tener agitato il Patrimonio. Per questo il card. Nicolò di Cusa fu costretto nel 1459 a muovere contro di lui e di Deifobo suo figlio; tuttavia Everso riuscì ad impadronirsi per un momento di Viterbo e ad occupare Capranica (giugno-luglio); nell’autunno favorì l’impresa dell’angioino Giovanni duca di Calabria contro Ferdinando di Napoli e Deifobo militò per lui nel Regno. Il 12 ott. del 1560 Everso prese Anguillara ai figli di Dolce suo fratello ed altre terre vicine agli Orsini, ma la pace di Napoli del 13 sett. 1462 rese difficili le sue condizioni. Morì il 4 sett. 1464 lasciando eredi i figli Deifobo e *FrancESCO* che prestarono omaggio al nuovo papa Paolo II. Però le buone relazioni durarono poco; i due fratelli furono scomunicati il 24 giugno 1465 e rimasero soccombenti di fronte al card. Nicolò Forteguerri inviato contro di loro; Francesco fu preso prigione e morì nel 1471 in Castel S. Angelo; Deifobo fuggì a Venezia e si mise al servizio di quella Repubblica come condottiero. Egli tentò una riconquista sotto Innocenzo VIII, nell’estate 1484, ma poi si contentò di avere una pensione da lui. Il Papa conferì a Fran
cascetto Cybo la conte di Anguillara vacante per la morte di Domenico il 21 febbr. 1490; così questa famiglia sparisca dalla storia.