ANSCARIO, santo. - Arcivescovo di Amburgo e Brema, apostolo della Scandinavia, n. nell'801 nella Francia settentrionale, m. a Brema il 3 febbr. 865. Fu educato nel monastero di Corbie in Piccardia, ove prese l'abito monacale. I superiori lo chiamarono ad insegnare prima nel monastero, dove iniziò la vita religiosa, poi a Nuova Corbie nella Sassonia, dove era stato fondato un altro monastero. Dietro invito del re Wala parti per la Danimarca, insieme con Autberto, ma dovette lasciarla nell'827, senza aver potuto erigere una sola chiesa. Nell'829 il re svedese Björn pregò l'imperatore Ludovico il Pio di mandargli dei missionari, ed A. vi andò insieme col confratello Wittmaro. Nella primavera dell'anno seguente sbarcarono a Birka (Björkö), piccola isola nel lago Mälar, allora centro politico e commerciale della Svezia. Presto però (831) dovettero lasciare la missione. Ludovico il Pio, cercando di creare un appoggio per l'apostolato fra i popoli nordici, eretta la diocesi di Amburgo, indipendente da qualunque metropolita, scelse A. come primo vescovo. Gregorio IV lo nominò arcivescovo e suo legato per tutta la Scandinavia. Lasciato Gauberto nella Svezia, si riservò, oltre la cura della diocesi, l'apostolato in Danimarca, ma dovette limitarsi al reclutamento e all'educazione di giovani danesi, destinati per l'apostolato in patria. Essi venivano istruiti o ad Amburgo o nel monastero di Thourout (Fiandra), il cui reddito era stato dall'imperatore nell'831 destinato al mantenimento della povera diocesi di A.
Col trattato di Verdun (843), Thourout cadde sotto il dominio di Carlo il Calvo e A. perdette, insieme alle risorse del monastero, anche i collaboratori. Il saccheggio di Amburgo da parte dei Normanni nell'843 distrusse le missioni ed egli fu costretto ad abbandonare il paese. Divenne vescovo di Brema, a cui venne unita la diocesi di Amburgo. Avendo poi ottenuto libertà di predicazione, A. eresse chiese a Schleswig ed a Ribe. Nell'853 od 854 giunse a Sigtuna per riprendere le missioni nella Svezia, dove il re Olaf concesse la libertà di culto. Gli succedette nella missione il suo discepolo Rimberto, che gli segui anche sulla sede vescovile dopo la morte (3 febbr. 865) e ne scrisse la vita. Le circostanze politiche e le stragrandi difficoltà inerenti all'impresa fecero sì che il successo dell'apostolato di A. riuscisse assai modesto. Rimane però il fatto che egli mise su solide basi la cristianità di Birka, Schleswig e Ribe e lasciò definitivamente la legazione
per le missioni nordiche alla diocesi di Amburgo-Brema. Disgraziatamente, il lavoro di A. non ebbe continuatori immediati.