ANSELMO, vescovo di Lucca, santo. - Nipote del famoso Anselmo di Baggio, poi papa Alessandro II. N. nel 1036, m. a Mantova il 10 marzo 1086. Fu canonico della cattedrale di Milano e collaborò attivamente con lo zio all'opera di riforma della Chiesa milanese, appoggiando l'azione del partito patrario. E dallo zio, elevato al pontificato, ebbe (8 ott. 1073) l'episcopato di Lucca. Recatosi in Germania, ricevette da Enrico IV l'investitura «per anulum et baculum» contrariamente a quelli che erano i principi accanitamente difesi, contro lo stesso Enrico IV, da Alessandro II. Per questo, tornato a Roma, fu apertamente biasimato dal nuovo pontefice Gregorio VII, il quale, ciò nonostante, lo consacrò vescovo il 2 ott. 1074. Legato in Germania per la questione delle investigatione, partecipò (1080) al Concilio di Roma che condannò l'antipapa Guiberto. Tentò quindi di introdurre i principi della riforma nella sua diocesi, ma invano, ché anzi i partigiani di Enrico IV lo cacciarono da Lucca. Trovò rifugio presso la contessa Matilde, che ne fece il proprio confessore e consigliere. Nominato vicario apostolico in Lombardia, svolse una azione politica notevolissima.
Fu canonizzato da Vittore III solo un anno dopo la sua morte; festa il 18 marzo.
Tra i suoi scritti ricordiamo due libri Contra Guilbertum antipapam pro Gregorio VII (PL 140, 416-473); Collectanea ex variis auctoribus Ecclesiae facultates non esse in potestate regis aut caesaris (Bibliotheca patrum, 18, Lione); quattro opuscoli di meditazione sulle preghiere, forse apocrifi; lettere. Ma l'opera a cui la sua fama più si raccomanda è quella che s'intitola Collectionis canonum libri XIII, non ancora interamente pubblicata, nonostante i tentativi già fatti da vari secoli. L'iniziativa più recente è quella dell'Accademia di Berlino, per opera di M. F. Thamer (Innsbruck 1906 sgg.).
Certa mente composta nella seconda metà del sec. XI, questa celebre collezione contiene documenti anche posteri, che possono benissimo spiegarsi con aggiornamenti di altra mano. Non per questo è criticamente provato che A. ne sia il semplice titolare e non il vero autore. È divisa in 13 libri e riporta circa 1200 canoni dal diritto romano, dagli atti dei Papi, dai concili, ecc., relativi non solo al diritto, ma anche alla teologia. È importante per lo studio delle fonti del diritto canonico, della teologia, della apologia e della storia della riforma gregoriana.