ANSELMO di LAON (Anselmus Laudunensis). - Teologo, n. a Laon (?) ca. il 1500, m. iv il 15 luglio 1117.
A. fu probabilmente discepolo di Anselmo di Aosta (o di Canterbury), quando questi dirigeva la scuola di Bec (Normandia); forse insegnò per qualche tempo a Parigi, e poi in compagnia di suo fratello Rodolfo diresse per vari decenni la scuola cattedrale di Laon, alla quale, come riferiscono fonti contemporanee, affluivano studenti da tutti i paesi di Europa, fra essi un Guglielmo di Champcaux e un Gilberto Porretano. Verso la fine della sua vita gli furono offerti vari episcopati, fra cui quello di Laon, che egli costantemente rifiutò, conservando la sua cattedrale fino alla morte. La scuola di A. rappresenta insieme con la scuola cattedrale di Parigi, diretta dal suo discepolo Guglielmo di Champcaux, l'inizio della scolastica vera e propria. Di queste due scuole ci è conservato un grande numero di scritti, dei quali non è sempre possibile l'attribuzione distinta all'una o all'altra. Fino ad oggi sono noti e in gran parte pubblicati ca. 600 pezzi (tra opere complete e frammenti). Di particolare importanza fra essi sono due tipi di «sentenze»: quelle cosiddette non-sistematiche, che in forma di domande senza un nesso sistematico, trattano gli argomenti più vari e preludono al genere letterario delle «questioni» della scolastica; e le sentenze sistematiche, in cui certi temi teologici sono trattati in una sintesi sistematica: in queste si deve vedere il primo inizio delle «somme» scolastiche. Per le sentenze non-sistematiche sono fonte principale due codici: il Liber Pancriis (id est totus aureus), oggi Troyes ms. 425, e il ms. Avranches 19, che servì probabilmente di modello e di fonte per il Liber Pancriis. Ambedue presentano una collezione di sentenze, prese in parte dalla letteratura patristica e in parte da autori «moderni», fra i quali vanno menzionati specialmente A. e suo fratello Rodolfo, Guglielmo di Champcaux e Ivo di Chartres. Ad A. sono attribuiti espressamente ca. 85 pezzi (ed. Lefèvre, V. BIBLICA.). Più difficile è stabilire l'autore delle somme di sentenze sistematiche, di cui le principali sono: Principium et causa omnium (detta anche Sententiae Anselmi, ed. Bliemetzrieder, V. BIBLICA.); Prima rerum origo; Sententiae divinae paginae (ed. Bliemetzrieder). È quasi escluso che queste siano state composte da A. stesso, come non è probabile che si tratti di cosiddette repertationes, cioè appunti presi nelle sue lezioni; sono piuttosto trattati compilati nella scuola di A. sulla base di scritti particolari e di insegnamenti orali del maestro e forse anche di scolari. Le Sententiae Anselmi (Principium et causa omnium) furono composte certo dopo la morte di A., forse da suo fratello Rodolfo, m. solo nel 1134 o 1136 (Lottin, V. BIBLICA.).
La posizione sistematica che viene presa in queste somme si basa al completo sull'autorità della Chiesa e dei Padri, ed è aliena da ogni razionalismo. Si comprende come Pietro Abelardo già dopo pochi giorni abbandonò la scuola di A. dichiarando che la perdeva il suo tempo. La cerchia dei temi teologici trattati è ancora relativamente limitata: creazione, caduta degli angeli e dell'uomo, peccato originale, necessità dell'Incarnazione; dalla dottrina dei Sacramenti: Battesimo, Eucaristia, Matrimonio, e i problemi speciali della scomunica e della simonia. I temi più difficili della Trinità, dell'unione ipostatica, della transustanziazione, mancano ancora. La scuola di A. dà i primi lineamenti di una teologia, che i secoli seguenti dovevano sviluppare e completare. Gli inizi della teologia scolastica non si trovano, come per lungo tempo si credette, in Ugo di S. Vittore e Abelardo, ma nelle scuole di A. di Laon e di Guglielmo di Champcaux. Di grande importanza furono anche le opere di ese-gesi biblica di A. Un'antica tradizione designava A. come l'autore della Glossa interlinearis, mentre le corrispondenti glosse marginali, note con il nome di Glossa ordinaria, venivano attribuite a Valafrido Strabone. In realtà la Glossa interlinearis e la Glossa ordinaria non vanno separate; per il medioevo esse formano insieme «la Glossa», e una parte di questa glossa complessiva, cioè il commento a s. Paolo, ai Salmi, e forse anche al Vangelo di s. Giovanni, è opera di A. Inoltre gli vengono attribuiti un commento (inedito) al Vangelo di s. Matteo, Enarrationes in Cancrica canticorum ed in Apocalypsim (PL 162), mentre le Enarrationes in Matthaeum (PL 162) non gli appartengono. Un elenco degli scritti della scuola d'A. sinora conosciuti, con indicazioni delle edizioni, si trova 'n Lottin (v. BIBLICA).