ANTESTÉRIE (*Ἀνθες-τήρι*). - Feste comuni a tutte le stirpi ioniche; su quelle attiche siamo, com'è naturale, meglio informati. Duravano tre giorni ed avevano luogo l'11, 12 e 13 del mese anteriore, (fine di febbraio-primi di marzo).
Il primo giorno si chiama πῦθος γάλα, e celebrava l'apertura dei «dolli» di terracotta semisepolti nella terra, nei quali il vino aveva compiuto la sua fermentazione. All'allegra festa della spallatura del vino partecipavano, con danze e canti, tutti, anche gli schiavi ed i ragazzi; né mancava un lato pratico, costituito dalla vendita del nuovo prodotto. Questa parte della festa era essenzialmente pri
vata, ed indubbiamente risale al tempo in cui Atene era un centro puramente agricolo.
Il secondo giorno era detto χόες, ossia «brocche», ed era festa pubblica. L'atto cultuale più importante era sostituito dalle nozze sacre della basilissa, ossia della moglie dell'arconte-re (in origine, s'intende, della vera regina) con Dioniso. Quattordici donne, scelte fra le più nobili e dette χεραιχές, le venerande, accompagnavano la basilissa al Βουκόλενδον, originariamente la dimora del re, e le la racchiudevano per una notte insieme all'antico simulacro ligneo del dio. Era questa la sopravvivenza di un vetusto rito magico, inteso ad assicurare la fertilità del suolo, nella imminente rinascita della natura. La processione partiva dall'antico tempio di Dioniso nella bassura (*ἀλόγυρος ἐγ λύκνι*), dove le χεραιχές e la basilissa avevano compiuto varie cerimonie ai «quattordici altari» del santuario. Essa rivestiva - per opera della folla che accompagnava l'idolo
Antestér

Anrestérte - La basilissa procede alle nozze con Dioniso, che hanno luogo nel secondo giorno delle A. - Pittura vascolare (sec. V a. C.).
ië - La basilissa procede alle nozze con Dioniso, che hanno luogo nel secondo giorno delle A. - Pittura vascolare (sec. v a. C.).
e la basilissa come si accompagnano gli sposi alla loro dimora - tutti i caratteri di una carnevalata. Tale la facevano la presenza di gente ritualmente travestita, l'uso di lazzi e scherzi fra la gente che seguiva la processione su carri e quella che la seguiva a piedi, e infine il particolare - rivelatosi da pitture vascolari - di trasportare il simulacro del dio su una nave, collocata su un carro.
Ma anche nella cerchia privata il giorno delle χόες, aveva grande importanza. I bambini che avessero raggiunto il terzo anno di età ricevevano piccoli regali: molti vasi minuscoli e li rappresentano mentre si baloccano con i doni ricevuti. All'uso rituale del dio delle χόες, che ognuno bevesse nella sua brocca, con divieto di farne gustare ad altri, e al fatto che in tal giorno tutti i templi erano chiusi, associavano gli antichi un mito: Oreste, macchiato ancora della colpa del matricidio, era capitato ad Atene proprio nel giorno delle χόες, e per evitare che l'impianto rituale dell'ospite inatteso impedisse la prosecuzione della festa, si era ricorso all'istituzione di questi due usi. Ma la ragione vera è di ricercarsi nel duplice carattere delle a., che erano sacre, oltre che alle forze della natura, agli spiriti dei trapassati. Nel di delle χόες si diceva infatti che gli spiriti dei morti andassero vagando fra i vivi.
Esclusivamente funerario era il terzo, detto χό-πολι, ossia «pentole», dai recipienti nei quali si offrivano ad Emete dell'oltretomba (Hermes Chthonios), semi di ogni specie di legumi, i quali non dovevano essere toccati da alcuno, evidentemente perché destinati ai morti. Al termine delle a. i morti, che erano stati ormai soddisfatti, erano pregati di andarsene con la formola: «Andate via, o Spiriti, le a. son finite!».
Da tutti i particolari della festa appare evidente