ANTIOCO, vescovo di TOLEMAIDE (Fenicia). - Celebre oratore, chiamato da alcuni « Crisostomo ». Fattosi amico di Severiano di Gabala e di altri avversari di s. Giovanni Crisostomo, vescovo di Costantinopoli, fu uno dei più accaniti accusatori contro di lui nel conciliabolo ad Quercum (403). Ritornato il Crisostomo dal primo esilio, A. continuò tenacemente nell'avversarlo e fu a capo della delegazione che dall'imperatore Arcadio chiese ed ottenne il suo secondo esilio (20 giugno 404). A. tentò invano di avere l'approvazione del papa Innocenzo I. Morto il patriarca antiocheno Flaviano, A. consacrò Porfirio, noto per la sua animosità contro il Crisostomo. Morì non oltre gli inizi del 408.
Molti contemporanei hanno dato un giudizio assai severo nei riguardi di A. È stata però citata con onore qualche sua opera dal Concilio di Calcedonia (Mansi, VII, 469), da Teodoreto (Eranistes, II: PG 83, 205), da s. Cirillo di Alessandria (De recta fide ad reginas, I, 10: PG 76, 1213) e da Leonzio di Bianzio (Rerum sacrarum, II: PG 86, 2044). È tutto quello che resta delle sue opere. Gennadio (De viris illustribus, 20) registra ancora un Adversus avaritiam e un'omelia In curatione caesi, oggi scompae.