APOSTOLICI

APOSTOLICI. - 1. Seguici di un movimento

ereticale, che voleva ristabilire una rigorosa vita ascetica sull'esempio degli apostoli. La prima notizia è fornita da s. Epifanio, che ne tracciò un breve profilo nel suo Panarion; sulle sue tracce scrissero s. Agostino, s. Isidoro di Siviglia, s. Giovanni Damasceno e Rabano Mauro.

La loro origine, per quanto oscura e incerta, sembra possa ricollegarsi agli encripti, coi quali gli a. avevano parecchie dottrine in comune. Professavano un'assoluta povertà e condannavano il matrimonio come impuro; si astenevano dalle carni e dal vino fino a non volerne usare nella Messa, e non ammettevano alla comunione ecclesiastica coloro che, anche una sola volta, erano caduti in qualcuno dei tre peccati canonici. Erano diffusi specialmente nella Frigia, nella Cilicia e nella Pamfilia. A sostegno delle loro teorie, oltre ai Vangeli canonici, usavano specialmente gli Atti apocrifi di Andrea e di Tommaso.

BIBL.: Epifanio, Panarion, 61: PG 41, 1940; Agostino, De haeresibus, 40: PL 42, 32; Isidoro, Etymologiarum, VIII, 5: PL 82, 299; Giovanni Damasceno, De haeresibus, 61: PG 94, 713; Rabano Mauro, De clericarum institutione, II, 58: PL 107, 373; M. Bodet, s. V. in DHG, III, col. 1037.

2. Una seconda setta portò questo nome nel sec. XII. I suoi aderenti non sono da confondersi coi seguici di Gerardo Segarelli e di fra' Dolcino, coi quali ebbero in comune soltanto l'aspirazione di restaurare la vita degli apostoli, vivendo in povertà assoluta e in perfetta continenza. Le condizioni in cui si era venuta a trovare la Chiesa in Occidente alla fine del sec. XI, per lo stato deplorevole del clero ricco e rilassato e per le conseguenze della lotta contro le investiture, favorirono il movimento e lo sviluppo di una vita apostolica povera, modellata su quella degli apostoli, secondo le norme del Vangelo.

Sorsero così due movimenti indipendenti: uno cattolico, sotto la vigilanza e l'ubbidienza della Chiesa, per opera di predicatori ambulanti, quali Roberto d'Arbrissel, Bernardo di Tiron, Norberto di Xanten ed altri, che fu di vero aiuto alla riforma della vita cristiana; l'altro eurasco, anzi contrario alla legittima autorità della Chiesa ed eretico.

Le origini di questo secondo movimento sono abbastanza oscure. Promanano probabilmente da un movimento ereticale che, verso il Mille, dall'Oriente giunse in Italia e da questa in Francia, e che i contemporanei designano col nome di neomanicheismo. Durante il sec. XI, un cui movimento si diffuse in vari centri della Francia meridionale e settentrionale, specialmente nella regione di Châlons-sur-Marne, e di là passò nelle Flandre e nella Renania, particolarmente a Colonia e Bonn, dove agli inizi del sec. XII appare con idee spiccate di vita a. e povertà evangelica.

Le caratteristiche comuni a tutti questi eretici, oltre alla vantata vita a., si possono così riassumere: vita austera in preghiera e in digiuno; lavoro per procacciarsi il vitto, senza accettare elemosine; vagabondaggio di città in città a piedi scalzi, barba incolta, conducendo seco donne con le quali affermavano di vivere come fratelli, e predicando con ostentata semplicità e umiltà. Erano nemici della Chiesa e della gerarchia, che attaccavano dipingendola come decaduta dalla missione a., perché corrotta e immersa in affari mondani.

Dai documenti superstiti si possono distinguere cinque sette, indipendenti l'una dall'altra, unite solo dalla comune dottrina. La prima è ricordata in un discorso di Rodolfo Ardente, vescovo di Agen, che verso il 1090 avvertiva i suoi diocesani di guardarsi dai nuovi eretici, che si professavano uomini a., mentre erano dei manichei redivivi: è il primo documento nel quale questi eretici sono tacciati di manicheismo. Circa venti anni dopo, nel 1114, nella diocesi di Soissons, ne fu scoperta un'altra, i cui capi, certo Clemenzio e suo fratello Eberardo, condotti al tribunale del vescovo, furono riconosciuti ortodossi nella dottrina. Trattenuti tuttavia in carcere, perché avevano tenuto riunioni segrete e asserivano di menar vita apostolica, vennero poi, du-

rante un'assenza del vescovo, trascinati fuori della città e bruciati dal popolo, che li odiava. Pochi anni appresso, nella città di Périgueux in Aquitania, apparve una terza setta, abbastanza numerosa ed attiva, che attirò molti seguaci anche tra i nobili e perfino alcuni elementi del clero. Una quarta setta comparve verso il 1145 nella Bretagna, particolarmente nella città di Nantes; e finalmente una quinta, affine ai catari, e forse loro ramificazione, apparve nella Renania. Parecchi suoi seguaci furono catturati a Colonia e Bonn. Alcuni ritrattarono l'errore e vennero liberati; i pertinaci invece furono bruciati. Poco dopo ne furono catturati altri, ed Evervino di Steinfeld scrisse a s. Bernardo, affinché ne confusesse gli errori. Questi rispose con i sermoni LXV e LXVI sul Cantico dei Cantici. Di questa setta ultima parla nei suoi sermoni anche Egberto di Schönau, il quale, chiamato dal vescovo, aveva disputato pubblicamente contro uno dei capi.

BIBLI: Baldrico, Vita Roberti de Arbriello: PL 162, 1043-1078; Goffredo Grosso, Vita Bernardi Tironensis: PL 172, 1363-1446; Vita s. Norberti Xantensis, in MGH, Xeropares, XII, pp. 663-703; Rodolfo Ardento, Homilia XIX: PL 155, 2011; Guiberto di Nogent, De vita sua, III, 17: PL 156, 951; Eriberto, Epistola de harcticis Petrogoricis: PL 181, 1721; Ugo di Rouen Contra harcticus sui temporis: PL 192, 1255-98; Evervino di Steinfeld, Epistola ad s. Bernardum: PL 182, 676-80; s. Bernardo, Sermones LXV et LXVI in Canticum Canticorum: PL 183, 1088-1102; Egberto di Schönau, Sermones adversus Catharas: PL 195, 11-08. - Chr. Hann, Geschichte der Ketzer im Mittelalter, Stoccarda 1845-47; C. Schmidt, Histoire et doctrine de la secte des Cathares au Albigens, Parigi 1849; F. Tocco, L'erosia nel medioevo, Firenze 1884; I. Dollinger, Beiträge zur Sehtengeschichte des Mittelalters, Monaco 1890; H. Theloe, Die Ketzerverfolgungen im 11. und 12. Jahrhundert, Berlino-Lipsia 1913; H. Grundmann, Religiöse Bewegungen im Mittelalter, Berlino 1935.

Agostino Amore

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“APOSTOLICI.” Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), p. 1002. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/apostolici.