AQUILA (NELL'ARCHEOLOGIA CRISTIANA). - L'a. appare nell'arte cristiana primitiva solo a titolo ornamentale, come in un cubicolo del cimitero di Callisto a Roma, o in una pisside d'avorio, rinvenuta a Cartagine, ora nel Museo civico di Livorno, o nel sarcofago di Giunio Basso. In alcuni sarcofagi romani e della Gallia con la scena della resurrezione, l'a. ad ali spiegate tiene sospesa col rostro o con gli artigli una corona trionfale circondante il monogramma di Cristo della forma detta costantiniana. In tali casi G. B. De Rossi riconobbe un'allusione alla classica insegna delle legioni romane perchè collegata con la corona d'alloro che recinge il signum Christi eretto sul labaro di Costantino.
Più tardi si trova nei pavimenti a musicaio dei battisteri di Capua e di Valenza, forse a motivo del versetto 5 del salmo 102: «renovabitur ut aquilae iuventus tua». In Oriente è talvolta simbolo della resurrezione del defunto, come mostrano alcune stele copte nel museo del Cairo o della resurrezione di Cristo nelle pitture di Athribis e di Bawit. Nei musei funerari della Palestina si trovano riuniti l'uno e l'altro concetto. Come simbolo di resurrezione e d'apoteosi segnalano l'a. S. Ambrogio (PL 16, 420) e S. Massimo di Torino (PL 57, 369); come tale è ai piedi di Cristo nel calice d'Antiochia, V. ANIMALE; APOTROSI.