AQUINO-SORA-PONTECORVO, DIOCESI di. - Nella provincia di Frosinone, immediatamente soggetta alla S. Sede. Ha 191.000 ab., ripartiti in 88 parrocchie. I sacerdoti diocesani sono 159. Residenza del vescovo: Sora. Patroni: di A., s. Costanzo; di S., s. Restituta (da identificarsi, secondo Lanzoni, con la martire africana); di P., s. Giovanni Battista.
A., colonia degli Ernici, poi municipio romano, fu patriadi Giovanale; s. Tommaso nacque (1226) nel vicino castello di Rocca
(prop. A. P. Fruta)
casecca. L'erezione del vescovato è sicura dal sec. V. A. fu varie volte distrutta da pestilenze e da eventi bellici; l'ultima volta nel 1250, per opera di Corrado IV. sacca. L'eruzione del vescovato è sicura dal sec. V. A. fu varie volte distrutta da pestilenze e da eventi bellici; l'ultima volta nel 1250, per opera di Corrado IV.
S., antica città volsca, fu colonia e municipio romano, patria di Attilio Regolo. Dal dominio bizantino passò a quello dei Longobardi di Benevento e poi (787) a quello dei Papi, dei duchi di Spoleto e dei Normanni. Fu distrutta da Federico II. Si fa risalire l'eruzione della diocesi al sec. III, ma la serie vescovile si inizia nel 1221.
P., sorta alla fine del sec. IX, passò, agli inizi del XIII, ai Benedettini di Montecassino e costituì poi una dipendenza del territorio di Benevento. Nel 1725 Benedetto XIII elevò a cattedrale la collegiata di P., ove già risiedevano il vescovo e il seminario, e l'unità, aequo principaliter, ad A., ormai deserta. Nel 1818, quando furono riordinare le diocesi del regno di Napoli, Pio VII vi unì ad ugual titolo il vescovato di S. Il vescovo porta i tre titoli riuniti.
L'abbazia benedettina di S. Domenico di S. fu fondata da S. Domenico da Foligno, che vi morì nel 1031 e che vi è sepolto.
Le origini del cristianesimo in A. sono oscure; tenendo conto anche delle tradizioni locali non è possibile rimontare molto al di là del sec. IV. Le prime Chiese, di cui si ha notizia, sono Bordeaux, Eauze e Gabales, i cui rappresentanti erano presenti al Sinodo di Arles del 314. Durante il sec. VI, favorito ormai dallo Stato, il Vangelo progredisce in queste regioni, ostacolato però dalle abitudini pagane degli indigeni. Sotto Costanzo e Giuliano (353-63) la crisi ariana ebbe le sue ripercussioni in A., dove alcuni vescovi furono vittime della loro buona fede, mentre altri presero una posizione netta; così Paterno di Périgueux, che si mise al servizio dell'arianesimo; invece Ilario di Poitiers e Febadio di Agen l'avversarono.
Più grave fu la crisi del pricillianismo (v.), che sollevava problemi di vita pratica accessibili a tutti, specie alle donne. La chiesa di Bordeaux si difese, ma nella Novempopulana il pricillianismo ottenne dei successi, i cui effetti persisteranno ancora nel sec. V. Il fermento si spense con le invasioni barbariche iniziata nel 407. Negli anni seguenti i Goti strappavano due province aquitane all'amministrazione imperiale; resistette Bourges, caduta nel 475 sotto i Visigoti. I primi anni dopo le annessioni furono duri per la Chiesa, e solo sotto il regno di Alarico II (484-507) si ebbe un regime più tollerante. Grandi mutamenti furono apportati dalla vittoria di Clodoveo (508), che pose fine al regno visigoto. Divisa in tre province ecclesiastiche, con parecchi vescovi e un primate a Bourges, l'A. formava allora unità a sé, divisa dal resto della Francia, spezzata in seguito dai successori di Clodoveo e dai re merovingi. Nel sec. VII è palese l'aspirazione all'indipendenza, di cui sono espressione
mediove e del barocco. Nell'ottagono della Cattedrale è da notare il lampadario di bronzo, in forma di enorme corona, dono di Federico Barbarossa, e nel coro il celebre pulpito, dono di Enrico II il Santo, con avori di provenienza alessandrina. Celeberrima la cosiddetta Aachenfahrt, vale a dire il pellegrinaggio per A., onde venerarvi le molte reliquie che si erano accumulate, durante il medioevo, nel tesoro imperiale. Dalla metà del sec. XIV questo pellegrinaggio fu celebrato soltanto ogni sette anni, dal 10 al 24 luglio (cioè sette giorni avanti e dopo l'anniversario della dedicazione del Ma-riensitf, il 17 luglio). Tale pellegrinaggio era considerato uno tra i maggiori della cristianità, con ricchissime indulgenze, e richiamò centinaia di migliaia di fedeli ad A. L'ultimo pellegrinaggio fu quello del 1925.
Bibl.: St. Beissel, Die Aachenfahrt, Frilburgo in Br. 1902; H. Disselnkötter, Aachen grosse Heiligtümer und ihre geschichtliche Beglaubigung, Bonn 1909; F. M. Bucher, Forschungen zur karolingischen Kunstgeschichte, in Zeitschrift des Aach. Geschichtesvereins, 41 (1918), pp. 1-142; K. Faymonville, Die Kunstdenkmäler der Stadt Aachen, 3 voll., Düsseldorf 1916-24; W. Hermanns, Kaiser Karls Stadt, Aquisgrana 1928; G. Grimme, Aachener Goldschmiedekunst, in Die christliche Kunst, 25 (1928-29), pp. 97-109; H. Gemünd-J. Buchkremer, Der Dom zu Aachen, 1935; vedi inoltre il periodico Aachener Kunstblätter pubblicato dal Museo civico di A. e diretto da F. Knuetgens. Giuseppele Löw