ARCHIETRATICON (Ἀρχιεπρατικῶν). - Nelle Chiese di rito bizantino è il libro liturgico che contiene le funzioni religiose proprie del vescovo. Corrisponde in massima al pontificale romano. L'edizione principe in lingua greca è quella di Venezia (1714), a cura di Metrofane, metropolita di Nissa; l'ultima è uscita dalla tipografia patriarcale di Costantinopoli nel 1820. Isacco Habert, canonico della metropolitana di Parigi, ha pubblicato nel 1643 un a., con il sottotitolo di Liber Pontificalis Ecclesiae Grecae, stampato a Parigi. I testi greci sono accompagnati da una traduzione e da commentari in latino.
ARCHIMANDRITA (ἀρχιμανδρίτης), etimologicamente capo della μάνδρα «ovile»). - Titolo di superiore di monastero nella Chiesa orientale dal sec. IV. Nel VI sec. viene riservato al preposito di una federazione di monasteri e diventa sinonimo di «esarca» e «protos». Nei tempi più recenti si distingue l'a. effettivo, superiore di un monastero, per lo più, importante, e quello titolare, dignità concessa honoris causa a monaci e anche, piuttosto abusivamente, a sacerdoti secolari. L'a. del monastero basiliano di S. Maria di Grottaferrata è nello stesso tempo esarca con territorio proprio (Abbas nullius). Il Superiore generale dei Basiliani ruotati ha il titolo di Protoarchimandrita.
Dante (Paradiso, XI, 99) chiama archimandrita s. Francesco.