ARCHIMEDE

ARCHIMEDE. - Sommo matematico, n. a Siracusa nel 287 a. C., m. nell'assedio di questa città nel 212 a. C. Gli scritti di A. nei quali ci sono state conservate le concezioni che stanno alla base del calcolo infinitesimale e della meccanica, erano già studiati ed apprezzati a Roma da Cicerone, Tito Livio, Plinio, Vitruvio, Boezio. Essi ci sono stati tramandati per opera dei Bizantini. Erano oggetto di insegnamento nelle scuole di Costantinopoli da parte di Isidoro da Mileto ed Antenio da Tralle, architetti della cattedrale di S. Sofia a Costantinopoli.

Nel 1266 i due più importanti codici, importati in Italia e conservati nella biblioteca dei romani, furono donati da Carlo d'Angiò al papa Clemente IV in Viterbo. Un domenicano fiammingo, Guglielmo da Moerbeke, li tradusse in latino a Viterbo nel 1269, per desiderio del matematico Campano da Novara, cappellano del Papa. Tutti gli altri manoscritti studiati in Europa sono copie provenienti da questi codici. Nel 1461 il papa Niccolò V ne fece fare una più accurata versione latina dal canonico Jacopo da S. Cassiano, cremonese, allievo di Vittorino da Feltre.

Nel 1906 fu pubblicato un terzo codice scritto nel sec. X, scoperto nel convento del S. Sepolcro a Gerusalemme e poi conservato nella biblioteca di Costantinopoli.

Mentre nell'antichità, dagli scrittori della Bibbia fino ad Orazio (Carm. I, 28), i granelli di arena del mare sembravano un numero tanto grande da non poter essere pensato dalla mente umana (numerique carentes arenae), A. nel suo Arenario, dedicato al re Gelone, dopo aver cercato di valutare il raggio della sfera delle stelle fisse, secondo l'ipotesi di Aristarco, dimostra che il numero dei grani di sabbia che riempirebbero una sfera così grande, quando fosse scritto con il sistema decimale, non avrebbe più di 54 cifre.

Le opere di A., circa una trentina, costituiscono il punto di partenza per gli studi dei fondatori del calcolo infinitesimale. A. riuscì a dare un significato rigoroso ai concetti di quantità infinitesime, o indivisibili, e di quantità infinitamente grandi. Il suo scritto sugli equilibri dei piani e quello sugli galleggianti dàmno un primo metodo per il calcolo a priori della stabilità di una nave.

BIBL.: Archimedes Opera omnia, 3 voll., Lipsia 1910-15; Les œuvres complètes d'A., trad. di P. Ver Ecke, Bruges 1921.

De Arenae numero, trad. II. di A. Mancini, in Il Pitagora, 5 (1899, 1); A. Favaro, A., Genova 1912; E. Rufini, Il «Metodo» di A., Roma 1926; G. Loria, A., Milano 1928; E. Fermi, S. V. ENOCH. Ital., IV, p. 48.