ARCONTICI (dal greco ἄργων «arconte, dominante»). - Setta gnostica dei secc. III e IV, che trae il suo nome dalla strana dottrina che i suoi seguaci professavano intorno agli ἄργοντες o principi dei sette cieli inferiori a quello più eccelso fra tutti, presieduto dalla «madre luminosa» (μέτρης ἡ φωτεινά), che è in lotta permanente con Sabaoth, dominatore del settimo cielo, Dio degli Ebrei e padre del diavolo.
Le anime umane discese dall'ultimo cielo sono trattenute dagli arconti, che ne ricavano l'alimento indispensabile alla loro vita. Per risalire in seno alla madre celeste, l'uomo deve arrivare alla gnosi, evitare il Battesimo e sottrarsi alla malefica influenza di Sabaoth. Gli a. ripudiavano inoltre tutti i sacramenti della Chiesa, perché conferiti nel nome del Dio degli Ebrei; negavano la risurrezione dei corpi e ammettevano numerose altre presunte rivelazioni, attinte a diverse fonti apocrife, tra le quali meritano d'essere ricordate la piccola e la grande Sinfonia, l'Assunzione d'Isaia, i Libri di Seth e dei suoi sette figli, designati col nome di Ἀλλογενεῖς («alienigenae»). Alcuni usavano infondere olio e acqua sul capo dei morti al fine di renderli
invisibili alle potenze del male e facilitare così il loro ritorno in seno alla «madre luminosa».
Sebbene non fossero del tutto esenti da pratiche gravemente immorali, pure ostentavano una vita austera e penitente. Affinità con essi ebbero gli ofiti, i sethiani, i doceti, i marcioniti.
La setta degli a., descritta per la prima volta da s. Epifanio e ricordata solo brevemente da s. Agostino, da Teodoreto e da s. Giovanni Damasceno, ebbe un'importanza storica molto relativa e la sua diffusione si limitò quasi esclusivamente all'Armenia e alla Palestina. Fu propagata in quest'ultima regione da un falso monaco di nome Pietro, il quale,
simulando una vita devota di raccoglimento e di digiuno, riuscì a guadagnare molti proseliti, soprattutto fra la gente semplice e ignorante. Prima della morte di Costantino il Grande (337) egli reclutò fra i suoi seguaci un certo Eutatto, il quale a sua volta introdusse la setta in Armenia.