ARETA, santo. - Arabo di Nağrān, il cui nome al-Ḥāriṭ fu nel Sinassario etiopico alterato in Hirut (G. Sapceto, Viaggio e missione cattolica fra i Mensā, i Bogos ecc., Roma 1857, p. 414). Dū Nuwās, re dei Himjariti, che, secondo tradizioni e documenti arabi, siriaci ed abissini, si convertì al giudaismo, suscitò nel 523 una feroce persecuzione contro i cristiani dopo un'altra che era terminata nel 519. Per occupare Nağrān, promise agli abitanti cristiani che li avrebbe risparmiati. Ma, entrato in città nel 523, fece massacrare chi non apostavava. A., che era della tribù di Ka'b e il primo dei magnati di Nağrān, dopo aver esortati i concittadini a mantenersi saldi nella fede, subì il martirio con tanti altri.
Dū Nuwās scrisse ad al-Mundir esponendogli i fatti ed incitandolo ad imitarlo. Alla lettura di questa lettera erano presenti nell'accampamento di al-Mundir in guerra, Simeone, vescovo di Bēt Aršām, e Sergio o, secondo altri codici, Giorgio, vescovo di Rušafah, i quali attinsero pure da testimoni oculari altre informazioni. Simeone scrisse una lettera e Sergio, o Giorgio, il Martyrium Arethae. Ambedue descrivono la persecuzione col martirio di A. e compagni.
Della lettera di Simeone l'originale siriaco con versione italiana fu pubblicato integralmente da I. Guidi giusta il mss. di Londra, add. 14, 650, negli Atti dell'Accademia dei Lincei, 3a serie, 8 (1881), e ripubblicato dall'Istituto per l'Oriente (I. Guidi, Raccolta di scritti, I, Roma 1944); I. Guidi, Th. Nöldeke (Geschichte der Perser und Araber, Leida 1878, p. 185 sgg.) i bollandisti (Acta SS. Octobris, X, Parigi 1869, p. 718 sgg.) ne ammettono l'autenticità, e C. A. Nallino (Raccolta di scritti editi ed ined., III, Roma 1941, p. 95) la storicità dei fatti, mentre J. Halévy (Persécution des Chrétiens de Nedjran, in Rev. des études juives, 18 [1889], pp. 16-42 e 161-78), seguito da alcuni altri, che in tutto o in parte accettano le sue opinioni, non la ammette. J. H. Mordtmann, Die himjarischthiopischen Kriege noch einmal, in Zeitschr. d. Deutsch. Morgenl. Gesellschaft, 35 (1881), pp. 698 sgg., 718 sgg., vi presta fede solo quanto alla cronologia. Il Mart. Arethae fu scritto in siriaco (I. Guidi, Raccolta di scritti, I, Roma 1915, p. 2, e Atti, ibid., p. 472, nota 2) e tradotto in greco ed armeno. Il testo greco fu pubblicato da J. F. Boissonade, in Anced. Graeca (V, 1 sgg.) e ripubblicato, in Acta SS. Octobris, X, Parigi 1869, p. 721 sgg. Cf. anche A. Moberg, The book of the Hinyarites, Lund 1924; Metafraste (PG 115, 1249-90) scrisse la vita di A. (v. anche Surius, De probatis Sanctorum vitis, 24 ott), il cui nome poi fu inserito in tutti i martirologi orientali, mentre in Occidente si ha soltanto il Fragmentum interpretationis latinae actorum s. A. (Acta SS., ibid., p. 761) fatta da Atanasio iuniore, vescovo di Napoli, nel calendario marmoreo (sec. IX). In questa città, il 24 ott., si festeggiano s. A. e i suoi compagni.