ARIEL (EBR. 'AR'EL')

**ARIEL** (ebr. 'ar'el'). - Termine ebraico biblico che, per la sua doppia etimologia (da 'ar'el' = leone = e da 'ar'ah = ardere =), significa ora = leone di Dio = ora = focolare di Dio =, esprimendo simbolismi diversi.

1. Nome (= leone di Dio =) di persona: uno dei 10 (o 11) capi inviati a Casfia per invitare i Leviti e i Natine al servizio del Tempio (Esd. 8, 16); il settimo figlio di Gad (Num. 26, 17, secondo i Settanta e la Volgata), la cui vera forma del nome è 'Ar'eli (Gen. 46, 16).

2. In senso metaforico-iperbolico, ancor oggi in uso presso Arabi e Persiani, 'ar'el' = leone di Dio = designa un guerriero valorosissimo (cf. l'egiziano 'ar'ar', = eroe =):

Banaia = uccise i due 'ar'el' di Moab = (II Sam. 23, 20; I Par. 11, 22, testo masoretico). Ma i Settanta, seguiti da R. Kittel (Die Hl. Schrift des A. Test., di E. Kautzsch, I, 4a ed., Tubinga 1922, p. 490) e da molti moderni, leggono: 'i due figli di A. di Moab =: A. sarebbe il nome di un moabista. La Volgata traduce = percussit duos leones Moab =; ottengono lo stesso senso A. Klostermann e K. Budde, ammettendo il testo dei Settanta e separando 'ar'el' da 'el' = i due giovani leoni in Moab =.

3. L'altare degli olocausti è chiamato in Ez. 43, 15 sg. 'ar'el' = focolare di Dio =, perché vi arde il fuoco perenne che consuma le vittime (Lev. 6, 12 sg.). Già nel sec. IX a. C. il re moabita Meša (stele, lin. 12) dice d'aver preso ad Israele Atarot = asportandone l' 'ar'el' (= altare =) di Dód (David?) =. Ezechiele (loc. cit.), con solenne paronomasia chiama anche 'ar'el' (= monte di Dio =) lo stesso altare. È stato spesso accostato (specialmente da H. Gressmann) l'asiracio arallu, che designa il mondo sotterraneo.

4. Gerusalemme è chiamata simbolicamente cinque volte A. nell'oracolo minatorio = primo schema di descrizione apocalittica = di Is. 29, 1-7, nel senso più probabile di = focolare di Dio =, cui sembra alludere il vers. 6 b. La città è considerata come = l'altare di Dio =, e il vers. 2 pre-dice, nell'imminezza dell'invasione di Sennacherib, che sarà come a. 'ciò gronderà sangue come l'altare degli olocausti durante i sacrifici. = Jahweh ha il suo fuoco in Sion e la sua fornace in Gerusalemme = (Is. 31, 9; cf. 30, 33).

5. I più oggi intendono l'enigmatico 'er'ell'ani di Is. 33, 7, quale plurale di 'ar'el' nel senso di = eroe = (v. SORA, 2): 'i loro eroi (o: gli eroi) grideranno =; ciò sembra richiesto dal parallelismo con 'mal'aké falóm. Ma le antiche versioni lo traducono come verbo (da 'ar'ah, = vedere =; Volgata =, = videntes =).

6. Basandosi su questo passo, la tradizione rabbinica, che intende 'mal'akéin (= messaggeri =) nel senso di angeli (Volgata = angeli pacis =), ha fatto degli 'ar'el'ini (= i potenti =) la 5ª delle sue 10 categorie angeliche (M. Maimonide, I Fondamenti della Legge, II; D. Petavio, De Angelis, II, 1, 14). Nella posteriore credenza popolare e nella Cabbala, A. è uno spirito (generalmente cattivo) dell'acqua e dell'aria. Figura come spirito benefico nella Tempesta di Sha-kespere e nel Faust di Goethe, ove corrisponde allo ström-kalb svedese, demonizzazione del sommesso fremito musicale, in origine connesso all'acqua.

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BIBL.:** F. M. Th. Böhl, Kananäer und Hebräer, Lipsia 1911, p. 331; W. Gesenius-F. Buhl, Hebräisches und aram. Handücher-buch, 17ª ed., Lipsia 1921, pp. 62, 65 sq.; F. Feldmann, Das Buch Isaiah, I, Monaco 1925, pp. 340-52; H. Gressmann, Der Messias, Gottinga 1929, p. 102 sq.; O. Procksch, Isaiah I, Lipsia 1930, pp. 369-76; H. G. May, = Ephod = and 'Ariel', in Ämer. Journal of Semit. Lang., 56 (1939), pp. 44-

69. Antonino Romeo ARIETE

Quantunque la figura dell'a. appaia come ornamento decorativo sopra monumenti profani, esso costituisce un simbolo di cui il cristianesimo fece uso fino dalla prima età. Un episodio classico del Vecchio Testamento dà la ragione dell'attribuzione. Il sacrificio di Abramo vede profeticamente raffigurato nell'a. il Cristo. Riprodotto moltissime volte negli affreschi, sui sarcofagi, sulle lampade, sui fondi dora delle coppe di vetro, l'a. richiamava il Cristo immolato a Dio, in sostituzione provvidenziale dell'uomo colpevole. = L'a. tra le spine è Cristo Gesù coronato di spine e confitto in croce =, dice s. Agostino (Contr. Maximus: P.L 42, 810), svolgendo lo stesso concetto già espresso da Tertulliano (Adv. Iudaeos, 13; P.L 2, 673). È per qual motivo, si domanda s. Ambrogio, Cristo è figurato dall'a.? Perché egli è il capo dell'umanità, cammina avanti a tutti, precede tutto il gregge (de Abraham: P.L 16, 471). Il Cristo ci conduce con la sua dottrina al porto di salvezza e con la sua grazia verso la redenzione. Giulio Belvederi