ARNAULD, FAMIGLIA

ARNAULD, FAMIGLIA. - Tre nomi che accen-
trano la spiritualità giansenista nei suoi aspetti teolo-
gici, ascetici e mistici appartengono a questa famiglia,
originaria di Provenza e trapiantata a Parigi nel 1547:
Antoine, Angélique, Agnès. Il loro padre Antoine,
sposato a Catherine, figlia di un avvocato generale al
Parlamento di Parigi, ebbe venti figli. Dei dieci che rag-
giunsero l'età matura, Robert, Henri (vescovo di An-
gers), Simon, Catherine, Jacqueline, Jeanne, Anne-Eu-
génie, Marie-Claire, Madeleine, Antoine, tutti, fuori che
Simon (m. soldato nel 1639), appartennero in qualche
modo a Port-Royal. Port-Royal determinò la fortuna
del giansenismo per l'attiva e infiammata opera di
mère Agnès, mère Angélique e del loro fratello An-
toine, che furono l'anima e il cervello di tutto il mo-
vimento. Già il loro padre si era reso famoso nella
lotta antigesuitica, ma chi ebbe su loro singolare in-
fluenza fu Jean Duvergier de Hauranne, abate di
Saint-Cyr, amico intimo di Giansenio e primo apo-
stolo delle idee giansenistiche in Francia.

BIBL.: J. Brucker, s. V. in DThC. I, coll. 1978-83.

1. AGNÈS (Jeanne)

N. il 31 dic. 1593, m. il 19 febbr. 1671, era la terza figlia dell'avvocato Antoine. La sua storia e la sua fortuna sono legate a quelle della grande sorella Angélique. Pensò, pregò, lavorò nella sua orbita, meno audace di lei nell'intrapren- dere, ma più tenace nel perseverare. Pia, delicata, sottile, dopo lunghe esitazioni antepose, alla direzione spirituale di s. Francesco di Sales, quella dell'abate di Saint-Cyr, più austera e rigorista, iniziando una pietà triste e severa, dove il timore dominava l'amore. Ma seppe conservare il sentimento personale di una umanità ponderata e discreta, e fu di una gravità dolce e tenacemente penetrante. Il documento più vivo della sua spiritualità sono le lettere, scritte dal 17 dic. 1626 al 10 febbr. 1671. Severa e austera, pur conservando sempre una certa indulgenza e accodi- scendenza, risalì al cristianesimo primitivo e intese riformare la vita cristiana con la meditazione diretta della S. Scrittura e dei santi, con il contatto imme- diat, senza mediazione e direzione dell'autorità ec- clesiastica, con il Cristo. Fu abbadessa nell'abbazia benedettina di Saint-Cyr, dove prese il velo il 15 giugno del 1600. Chiamata dalla sorella a Port-Royal, vi esercitò gli uffici di maestra delle novizie e coa- diutrice nel 1620, e di badessa due volte, dal 1636 al 1642 e dal 1658 al 1661. Fu pure badessa di Tard dal 1630 al 1636.

Scrisse: Le chapelet secret du Saint Sacrement (1627);
Avis donnes aux religieuses de Port-Royal, sur la conduite
qu'elles doivent garder, au cas qu'il arrivât du changement
dans le gouvernement de la maison ( giugno 1663); L'image
d'une religieuse parfaite et d'une imparfaite, avec les occupa-
tions intérieures pour la journée (Parigi 1665 e altre edizioni
nel 1666, 1693 e 1711; alla fine di quest'ultima edizione vi
è annesso un Manuel des âmes religieuses ou abrégé des
règles qu'elles doivent observer dans leur conduite).

Rimane come suo testamento spirituale la Relation de
la captivité de la Mère Catherine-Agnès de Saint-Paul Ar-
nauld, in data del 10 dic. 1664, nella quale essa, equivoca-
mente, come le altre religiose di Port-Royal, resiste con
una curiosa protesta di obbedienza all'autorità della Chiesa.

BIBL.: P. Varin, La vérité sur les A., complétée à l'aide de leur correspondance inédite, II, t. II, Parigi 1847, pp. 310-32; H. Bremond, Histoire littéraire du sentiment religieux en France,
IV; La conquête mystique. L'Ecole de Port-Royal, Parigi 1923, pp. 177-243; J. Frencken, Agnès A., Utrecht 1932; J. Curreyre, s. V. in DSP, I, coll. 876-78.

2. ANGÉLIQUE (Jacqueline)

N. l'8 sett. 1591, m. il 6 ag. 1661. È la seconda delle sei sorelle A. A sette anni (1598) fu coadiutrice, con diritto di successione, di Jeanne Boulehart, abbadessa dell'abbazia cister-

cense di Port-Royal, e prese il velo il 27 sett. 1599,
invece che nell'abbazia di Port-Royal (per avere il
Papa rifiutato le bolle a causa dell'età infantile), nel-
l'abbazia di Maubuisson, presso Pontoise. Morta
Jeanne de Boulehart il 5 luglio 1602, sei mesi più
tardi, nel giorno della sua prima comunione, prese
possesso della sua abbazia. La bolla d'istituzione fu
ottenuta con inganno (il cardinale d'Ossant fece pas-
sare Jacqueline come Angélique e le dette l'età di
17 anni) e undicenne iniziò la sua vita di comando.
Le riforme risalgono al 1608, e sono della massima
austerità: comunione assoluta dei beni, clausura
stretta, astinenza perpetua.

Ardente, energica, impaziente, inumana quasi, su-
però impavida prove, lotte, ostacoli familiari ed eccle-
siastici. Sainte-Beuve (Port-Royal, t. I, pp. 106-13)
descrive la famosa «journée du guichet», che segna
l'atto d'inaugurazione di Port-Royal e della storia della
pietà giansenista. Le sue tendenze rigide ed arroganti
furono acuite dall'influenza che sopra di lei esercitò
l'abate di Saint-Cyr, che ella aveva conosciuto nel
1623 e al quale rimase fedele anche dopo l'imprigio-
namento e la morte (1643). Autoritaria, identificò la
storia di Port-Royal col suo governo abbaziale, impo-
nendo rinunzie sovrumane, mortificazioni e una lotta
spietata contro la natura corrotta. Tutta la vita cri-
stiana per lei consiste nella resistenza e nella vittoria
contro la concupiscenza terrestre, che non è possibile
senza la grazia efficace o dilettazione celeste. Pietà
chiusa e sigillata, senza aperture di misericordia e di
confidenza, penetrata di timore e di terrore. Mère An-
gélique è irriducibile, condanna quanti sono contrari
alla ascetica giansenista e alle sue riforme eccessive.
Rinunziò a tutto, ma non all'amor proprio, e mai riu-
sci a possedere l'umiltà e la carità, elemento essen-
ziale di ogni austerità esteriore.

Estese le riforme ad altre abbazie: a Maubuisson,
presso Parigi, a Tard, presso Digione. A Port-Royal
fu badessa dal 1609 al 1630, quando si dimise (avendo
ottenuto dal re che la carica di badessa fosse elettiva
e temporanea) e nuovamente tornò in carica dal 1642
al 1654. Fondò in Parigi, d'accordo con Zamet, vescovo
di Langres, il monastero del S. mo Sacramento in rue
Coquillière, che durò solo pochi anni.

La sua dottrina spirituale è consegnata in opere o com-
poste da lei o di sua ispirazione immediata: Mémoires pour
servir à l'histoire de Port-Royal et à la vie de la Révérende
Mère Marie-Angélique de Sainte-Magdeleine Arnauld, ab-
besse et réformatrice de Port-Royal (3 voll., Utrecht 1742-
1744); Entretiens ou Conférences de la Révérende Mère An-
gélique Arnauld (3 voll., ivi 1757); Mémoires et relations
sur ce qui s'est passé à Port-Royal des Champs, depuis
le commencement de la Réforme de cette abbaye (ivi 1716);
Relations écrites par la Mère Marie-Angélique Arnauld sur
ce qui est arrivé de plus considérable dans Port-Royal, sino
al 12 genn. 1655, con la Relation de la vie et de la mort
de la Mère Angélique.

Mère Angélique fu singolarmente nemica, secondo
il costume giansenistico, di ogni insinuazione o de-
creto o bolla dell'autorità ecclesiastica, sia pure del
Sommo Pontefice. E rimane, come tante altre figure
di Port-Royal, ancora un mistero morale per la sua
vita, che non fu davvero indulgente ai vezzi del secolo
e pur contrastante con i principi della fede.

BIBL.: G. Doll, La Mère Angélique abbesse de Port-Royal d'après sa correspondance, Parigi 1893; R. Monlaur, Angélique A., Parigi 1901; R. Plus, Angélique A. et ses relations avec s. Frun- çois de Sules, in Etudes, I (1910), pp. 433-64; id., La vocation d'Angélique, ibid., 4 (1912), pp. 433-59; J. Carreyre, s. V. in
DSP, I, coll. 879-81.

3. ANTOINE

N. il 5 febbr. 1612, m. il 2 ag. 1694. È il ventesimo figlio di Antoine A., ed è detto

anche il grande Arnauld. Cresciuto all’ombra di Jean de Hauranne e da lui avviato alle idee giansenistiche, si deve considerare non solo come il rappresentante maggiore del giansenismo francese, ma anche come caposcuola del giansenismo, che forse si sarebbe fermato alle prime condanne senza il suo valido appoggio. Polemico, aggressivo, razionale e vivace, dette anima e sistema alle dottrine di Giansenio. Laureato alla Sorbona nel 1641 e ordinato sacerdote nel medesimo anno, vi fu maestro aggregato nell’anno 1643. Ebbe vita inquieta, aspre polemiche, esilio. Alla sua morte, avvenuta a Bruxelles, il suo cuore fu portato a Port-Royal des Champs e la sua memoria celebrata con numerosi epitafi, dei quali i più celebri quelli di Santeuil e di Boileau.

Occasione a manifestare le sue idee giansenistiche fu un opuscolo del gesuita P. de Semsaisons, scritto per assicurare la marchesa di Sablé, che si comunicava spesso, con grande scandalo della principessa de Guéméné, diretta dal Saint-Cyran, intitolato: *Questi non : s’il est meilleur de communier souvent ou rare-ment* ?, dove si giustificava la pratica della comunione frequente con l’uso della Chiesa primitiva e le raccomandazioni del Concilio di Trento. Antoine, istigato dal Saint-Cyran, rispose con uno scritto che può essere considerato come il programma di tutta la spiritualità giansenistica e di Port-Royal : *De la fréquence communi*, nell’ag. 1643, che ebbe ripetute edizioni e rapida diffusione.

L’idea centrale e dominante è questa: ritornare agli usi della Chiesa primitiva che è contraria alla comunione frequente; nessuno può modificare la disciplina penitenziale della Chiesa primitiva perché d’istituzione divina. Un esagerato valore si dà alla penitenzia a danno dell’assoluzione sacramentale. Per comunicarsi bisogna meritare le disposizioni necessarie. La comunione non è che la ricompensa delle virtù, e cessa di essere alimentato per le virtù. Questo libro fu oggetto di interminabili polemiche. Alessandro VIII ne ricavò tre proposizioni, prese quasi testualmente e fondamenti (la 18ª, la 22ª, la 23ª delle 31 prossritte) e le condannò il 7 dic. 1690.

Altri due libri di Antoine A. sono le *Apologies de M. Jansenius* (1643-44), dove sono sostenute le tesi del vescovo d’Ypres contro la grazia sufficiente e la riprovazione positiva. Nel 1649, contro Nicolas Cornet, sinodo della facoltà di teologia, che lavorava per far cennare cinque proposizioni estratte dall’*Augustinus* (che furono condannate poi come eretiche da Innocenzo X il 31 maggio 1653), A. scrisse prima *Considerations* su questa intrapresa e poi, nel 1651, una *Apologie pour les saints Pères de l’Eglise, défenseurs de la grâce de Jésus-Christ contre les erreurs qui leur sont imposés* (nuova apologia di Giansenio).

Nelle *Lettres à un duc et pair* (1655-56) sostiene la famosa distinzione di *dirtio* e di *fatto* (di *dirtio* : censura di una dottrina, si accetta. *Di fatto* : attribuzione di questa dottrina al libro di Giansenio, si ri- futa l’adesione sotto il pretesto che la Chiesa non è infallibile nelle questioni di fatto).

Due proposizioni tolte dalla seconda lettera, e di cui una conteneva questa distinzione, deferite alla Sorbona, furono censurate il 30 genn. 1656. L’esclusione di Antoine, per aver negato la sottoscrizione, dalla facoltà di teologia, dette occasione e soggetto alle *Lettres à un provincial* di Pascal.

Prolisse e vivaci discussioni ne seguirono, e Innocenzo X, per eliminare ogni equivoco e ogni ambiguità, il 15 febbr. 1665 accolse una nuova proposta a domanda del clero di Francia e del re e prescrisse un formulario da sottoscrivere, condannante le cinque proposizioni di Giansenio da parte di tutti gli ecclesiastici (decreto reale del 29 apr. 1665). Il monastero di Port-Royal, cittadella del giansenismo, invitato a sottoscrivere, non sottoscrisse se non con la riserva sul fatto di Giansenio. Ne seguì, dopo trattative, la pace di Clemente IX, che però interrompette poco risolse. Risale a questo tempo la grande opera di Antoine, scritta in collaborazione con Nicole, *Perpetuité de la foi de l’Eglise touchant l’Eucharistie* (1669, 1672, 1676), che ebbe approvazioni da Clemente IX e da Innocenzo XI.
Poi, per i rigori instaurati contro i giansenisti da Luigi XIV nel 1679, Antoine credette bene rifugiarsi in Olanda, dove alla macchia continuò le sue opere polemiche in favore del giansenismo, spesso anonime, perché potessero facilmente infiltrarsi anche in Francia, come *Phantôme du gansénisme* (1686); *Morale pratique des Jésuites représentés en plusieurs histoires arrivés dans toutes les parties du monde* (I, 1669; II, 1683); *De la calomnie*, che apparve nel 1695. Pubblicò, con Nicole, *La logique de Port-Royal* (1662) e, con Lancelot, *Grammaire générale et raisonnée* (1664).

L’attività di Antoine è quindi molteplice ed animata da una sola idea fissa : la lotta contro i Gesuiti. Poteva diventare un fervido apologista della fede e divenne un impenitente, ostinato apostolo di idee ereticali. Uomo in cui prevalse la ragione sul cuore, predicò un vangelo senza umiltà e senza cuore, e una teoria fredda e rigida come il vetro.

BIBL.: J. Carreyre, s. V. in DSP, I, coll. 88-88; J. Brucker, s. V. in DThC, I, coll. 1978-83; P. Quesnel, *Histoire abrégée de la vie et des ouvrages de M. A.*, ecc., Colonia 1695; A. De Meyer, *Les premières controverses gansénistes en France* (1640-49), Lovanio 1917; J. Laporte, *La doctrine de Port-Royal*, Parigi 1923; H. Bremond, *Histoire du sentiment religieux en France*, IV, Parigi 1923, pp. 281-317; IX, 1913, p. 45 sqq.; XI, 1913, p. 337 sqq.