ARONNE (ebr. 'Ahârôn, di etimologia incerta). - Primo sommo sacerdote e capostipite del sacerdozio d'Israele. Primogenito di Amram, figlio di Caath e di Iochabed, entrambi della tribù di Levi, fratello di Mosè e di Maria (Mirjâm), nacque in Egitto, tre anni prima di Mosè (Ex. 7, 7), al quale visse strettamente congiunto. All'inizio della sua missione con Mosè aveva 83 anni.
Nella teofania del Horeb, Jahweh lo assegnò a Mosè, che opponeva la sua difficoltà di eloquio, come interprete (« profeta ») presso il faraone (Ex. 4, 10. 16; 7, 1). Comunicò agli anziani quanto Jahweh aveva rivelato a Mosè, e con prodigi si procurò la fiducia del popolo. Accompagnò Mosè presso il faraone per ottenere il permesso agli Ebrei di uscire nel deserto (Ex. 4, 27-31); ma l'esito negativo di tale passo aggravò la condizione servile degli Ebrei, che si sdegnarono contro i due fratelli. A operò con la verga sua (o di Mosè, Ex. 4, 2) i prodigi del serpente divorante la verga degli indo-
vini, e delle tre prime piaghe: acque del Nilo mutate in sangue, invasione delle rane e delle zanzare (Ex. 7, 10-8, 19). Assiduo coadiutore di Mosè, con lui riceveva gli ordini di Jahweh (Ex. 9, 8; 12, 1, 28-3. 50). Il popolo li accomunò nella fiducia come nelle morazioni e nelle ribellioni (Ex. 16, 2). Ps. 76, 21, li considera ambedue come liberatori d'Israele.
Nel deserto di Sin A. raccolse un *gomor* di manna per conservarla nel Tabernacolo (Ex. 16, 32-34), iniziando il suo ufficio di ministro e custode delle cose sacre. In Raphidim, sostenne con Hur le braccia di Mosè in preghiera, fino alla piena sconfitta degli Amaleciti (Ex. 17, 8-16); ebbe sul Gebel Mūsā la visione grandiosa di Dio (Ex. 24, 10). Salendo sul Sinai, Mosè lasciò ad A. e a Hur l'incarico di risolvere le difficoltà che fossero sorte nel popolo (Ex. 24, 9-14). Ma, prolungando Mosè la sua assenza, si piegò alla richiesta del popolo e con i gioielli offerti fece un vitello d'oro, dinanzi al quale eresse un altare e immolò ola-causti e vittime pacifiche, dichiarando quel giorno « festa solenne di Jahweh» (Ex. 32, 1-6): grave peccato, non pare d'idolatria (non trattava dei due Apì adorato a Menfi), ma di violazione della severa proibizione di raffigurare materialmente Dio (Ex. 20, 4 sg.). Rimpoverato da Mosè, A. non poté giustificarsi; 3000 uomini (la Volgata ha 23.000) furono giustiziati dalle spade dei leviti (Ex. 32, 21-28). A. ottenne dal Signore il perdono dietro preghiera di Mosè (Deut. 9, 20), essendo destinato al sommo sacerdozio (Heb. 4, 4).
L'elezione di A. e dei suoi figli al sacerdozio è accennata già in Ex. 28-29 (cf. Num. 8 e 18). A. fu consacrato sommò sacerdote (e i suoi 4 figli sacerdoti) con l'apparato solenne enunziato in Ex. 29, nella pianura di er-Rahab, ove era avvenuta la prevaricazione. Per sette giorni Mosè offrì sacrifici, restando A. con i suoi figli segregato dal popolo. Quindi A. stesso immolò vittime, benedisse il popolo ed entrò con Mosè nel Tabernacolo: la « gloria del Signore» apparve su questo e un fuoco dal cielo consumò gli olocausti (Lev. 8-9). Ma i suoi figli maggiori Nadab e Abiu (v. furono fulminati per aver profanato l'altare. La « benedizione» in nome di Dio (Num. 6, 23-27) è riservata ad A. e ai suoi figli, quale prerogativa sacerdotale (Gen. 14, 18 sg.; Deut. 10, 8; 21, 5).
Il sacerdozio di A. suscitò opposizioni, ma Jahweh ne difese l'alta autorità. Dopo la rivolta dei tre Rubeniti Dathan, Abiron e Hon, istigati dal levita Core invidiosi per la dignità di A., e dopo che furono fulminati 250 sediziosi e incendiati gli accampamenti del popolo ribelle da un fuoco celeste che uccise molti, A. placò l'ira divina percorrendo gli accampamenti col fuoco dell'altare e con l'incensione in mano (Num. 16). Dio diede nuova testimonianza alla dignità di A., fa-cendo fiorire e fruttificare la sua verga (mandorlo) fra quelle dei capi delle 12 tribù deposte nel Tabernacolo; la verga d'A. fu per ordine divino conservata ivi in perpetuo ricordo (Num. 17, 1-11 [ebr. 16, 16 sg.]; cf. Hebr. 9, 4).
Passati 37 anni, nel deserto di Cades, A. esitò nella fiducia in Dio insieme con Mosè quando costui con la sua verga percosse due volte la rupe da cui scaturì l'acqua per dissetare il popolo che mormorava; onde Dio li punì col negare loro l'ingresso nella Terra pro-messa (Num. 20, 1-12). Quattro mesi dopo questa condanna, nel 5° mese del 40° anno dall'esodo, cessò gli Ebrei accampati ai piedi del monte Hor, Dio ordinò a Mosè di condurre il fratello sul monte, perché era giunto al termine di sua vita. Mosè spogliò quivi A. degli abiti di sommò sacerdote e ne rivestì il figlio di lui Eleazaro. A. morì in età di 123 anni e fu sepolto in una spalcona del monte.
Il popolo fece lutto per 30 giorni (Num. 20, 22-30). Num. 33, 38 e Deut. 32, 50 pon-gono la sua morte in Hor, Deut. 10, 6 in Mosè; il dissidio è solo apparente, ché Hor coincide almeno in parte con Mosè (l'odierno Gebel el-Madērah, vicino a Cades, sembra corrispondervi). Sulla vetta più alta del Gebel Nebi Hārūn (vicino a Petra), da un'antica tradizione identificato col monte Hor, un edificio (non anteriore al sec. XIII d. C.) è venerato dagli Arabi come « tomba di A.».
A. aveva sposato Elisabeth, figlia di Aminadad della tribù di Giuda (Ex. 6, 23; Num. 1, 7), da cui ebbe quattro figli: Nadab, Abiu, IOATHAM (v.). I discendenti dei due ultimi perpetuarono il sacerdozio.
A. fu « molto grande e simile a Mosè» (Eccli. 45, 7): meno zelante e energico del fratello, come lui si dedicò al suo popolo, fu paziente e pio; con Mosè fu docile e fedele (eccetto che a Haseroth, ove con la sorella denigrò Mosè a causa della di lui moglie « cuscita», Num. 12). Dalla sua discendenza nacque Giovanni Battista. Nei libri liturgici bizantini è ricor-dato al 20 luglio, mentre nei Martirologi occidentali è segnalato al primo dello stesso mese (cf. Martyr. ro-manum, p. 264).
Inaugurando il suo sacerdozio, Gesù Cristo abrogò quello di A., figura senza efficacia propria, come la legge mosaica in cui s'innestava (Hebr. 7, 11-23).
Iconografia. — Vestito da sommò sacerdote od in abito vescovile, reca la verga e — nell'età barocca — il turbiolo. Raramente rappresentato da solo, compare spesso accanto a Mosè, come, p. es., nei musaici della navata in S. Maria Maggiore a Roma, e nel *Pentateuco* d'Ashburnham (sec. VII, Parigi: *Mosè* ed *A. dinanzi*).
ARONNE - APROCARTE
quale coadiutore a S. Babila, poi quale prefetto di S. Maria presso S. Celso.
Colto e facile scrittore, attese con zelo, pur tra le occupazioni parrocchiali, alla pubblicazione di parecchie opere, utili ancora ai giorni nostri, la maggior parte di argomento biblico: Gesù Cristo, studi storici (2 voll., Milano 1878); l'Evangelo, ossia la vita di Gesù Cristo narrata dai quattro evangelisti con brevi commenti domattici e morali (ivi 1884); La dottrina dell'Evangelo nel suo triplice aspetto dominato, morale e della grazia (ivi 1889); S. Paolo e la sua lettere (ivi 1891); La mente di S. Paolo (ivi 1893); I primi giorni del Cristianesimo (ivi 1895); Le parabole dell'Evangelo (ivi 1897); I miracoli di Gesù Cristo (ivi 1899); Triplice corso di spiegazioni evangeliche domenicali secondo il rito ambrosiano (ivi 1899); secondo il rito romano (ivi 1901); Corso di istruzioni catechistiche, 3 voll., ivi 1901). Celestino Testore