ARS DICTANDI. - L'arte di comporre lettere e documenti, conosciuta sin dall'antichità, fu particolarmente insegnata in trattati teorico-pratici che fiorirono numerosi nei secc. XII e XIII, esercitando un'influenza decisiva sulla formazione dello stile epistolare del tempo e sullo svolgimento dell'arte notarile.
Primo espositore dei suoi precetti, di natura retorica quanto alla forma, e giuridica quanto al contenuto, fu Alberto di Montecassino che, vissuto in quel monastero tra il 1057 e il 1086 ai tempi splendidi dell'abate Desiderio, riunì il frutto del suo insegnamento orale nelle sue opere *Breviarum de dictamine* e *Flores rethorici*. A lui seguirono, tra i principali, Ugo di Bologna con le sue *Rationes dictandi* prosaice (ca. 1124). Alberto de Morra, cancelliere pontificio e poi Papa (Gregorio VIII, nel 1187), che scrisse una *Forma dictandi* ad uso dei notai della S. Sede, il fiorentino Buoncompagno da Signa, il maggiore tra i dettatori (tra le molte opere la più importante è la *Rethorica antiqua*, del 1215), il bolognese Guido Fava con la *Summa dictaminis* e i *Dictamina* (1229) e il notaio pontificio Tommaso da Capua, poi cardinale nel 1215 (*Summa dictaminis*).
Comune a tutte le composizioni è il carattere di praticità, per cui alla trattazione teorica seguono esempi d'immediata attualità, che sostituirono del tutto gli antichi aridi formulari, non più rispondenti alle mutate condizioni culturali e giuridiche.
La nuova dottrina ebbe subito una larga diffusione nelle cancellerie e nelle scuole di ogni paese. Applicata particolarmente alla pratica notarile si disse *ars notaria*; l'opera fondamentale in questo campo fu la *Summa artis notaria* di Rolandino de' Passeggieri (1256), che dominò a lungo e fu da molti ampliata e commentata.