ARTE. — Già durante il medioevo, oltre che nelle chiese, i morti ebbero sepoltura entro sacri recinti quali i quadriportici antistanti gli edifici sacri, i chiostri dei monasteri o comunque in determinate zone di terreno destinate a tale uso. Di tali luoghi, molti dei quali, specie all'estero, ancora in uso, o in particolare onore, il più noto è il camposanto di Pisa cominciato nel 1278 da Giovanni di Simone e la cui costruzione e decorazione venne proseguita fino oltre la metà del XV sec. Il camposanto pisano è costituito da un quadriportico ad arceggiature che limita un'area rettangolare ove fu deposta una gran quantità di terra che i marinai pisani avevano raccolta sul Golgota. Insigne per le tombe degli uomini più illustri della città, molte delle quali for
mate da antichi sarcofagi ad opera di illustri maestri di scalpello, il camposanto pisano trae la sua fama maggiore dai cicli pittorici del XIV e XV sec. che ne adornano le pareti e che la recente guerra ha in parte gravemente danneggiato. Tuttavia durante il XVIII sec. l'usanza di seppellire nelle chiese o comunque entro l'abitato venne gradualmente abbandonata fin quando provvedimenti legislativi intervennero a vietarla come dannosa, soprattutto all'igiene.
Cominciarono a sorgere così i primi nuclei monumentali e in molti casi, specie nei grandi nuclei urbani, alla metà del sec. XIX, l'architettura fu direttamente impegnata per il miglior decoro delle costruzioni.
Così a Milano nel c., aperto nel 1866, dopo la soppressione dei cinque piccoli c. esistenti, si costruì un notevole Famedio (Maciachini) destinato a raccogliere le ceneri degli uomini illustri. In esso, che è uno dei più nobili esempi di tali complessi monumentali, la decorazione fuse elementi lombardi e tardo-bizantini in un insieme grandioso ed armonico. A Brescia un elegante faro (Rodolfo Vantini) si elevò nel mezzo dell'area, e specie fuori d'Italia si provvide a sistemazioni a parchi che offrivano maggior senso di serenità e di riposo spirituale.
Nell'ambito delle grandi costruzioni perimetrali sorsero più tardi le piccole costruzioni destinate ad accogliere le tombe di una famiglia o di singoli, fino alle modeste nicchie o cellette per i meno abbienti.
Un esempio tipico è dato dal c. del Verano presso S. Lorenzo fuori le mura a Roma (Vespignani). La prima fondazione, che risaliva al 1834, fu ampliata più tardi e determinata dal grande quadriportico con la cappella nel centro, la grande statua del Cristo risorto e l'enorme distesa di giardini e siepi al di là della cinta centrale. A Napoli il c., costruito in pendio sulla collina di Poggio-reale, ha un ingresso monumentale neoclassico che per un largo viale fiancheggiato da belle tombe e cappelle conduce al cosiddetto «Quadrato degli uomini illustri» cui fa sfondo la chiesa Madre, per le cerimonie funebri nei giorni della commemorazione dei defunti. Il c. di Genova (C. Barabino e G. B. Resasco), situato nella località periferica di Staglieno, a ridosso di una collina, si sviluppa in un grande rettangolo cinto da una serie di arcate che si collegano al centro con il grande Famedio dell'imponente gradinata. L'abbandanza della vegetazione e dei marmi vi crea poi un'atmosfera assai suggestiva. Sono degni di ricordo anche i c. di Torino, di Napoli, di Messina (Savoia e Fiore), di Chiaravalle Milanese, e fuori d'Italia, quelli di Cincinnati e di Filadelfia, sistemati a parco, il Père Lachaire di Parigi e quello di Barcellona. — Vedi Tav. CVI.
ARTE
Bibl.: G. Bendinelli-R. Fabbrichesi, s. V. ENOCH. Ital., X (1931), pp. 251-55; N. Tarchiani, L'archetettura dell'Ottocento, Firenze s. d., passim. Per le prescrizioni canoniche e per suggerimenti pratici e artistici sul c., cfr. R. B. Witte, Das Katholische Gotteshaus, Magonza 1939, pp. 390-404. Giovanni Candente