ASEITA (lat. aestas, da a se «da sé, per sé»). - Proprietà di una realtà che non deriva da altri il suo essere. Nella filosofia cristiana l'a. è perfezione esclusiva di Dio, Essere inderivato e imparteciato, a se e per se. Secondo la dottrina di alcuni tomisti, l'a. indicherebbe inoltre la natura metafisica di Dio: intendendosi per natura metafisica di Dio quella nota fondamentale della essenza divina, che, secondo il modo umano di conoscere, è la prima radice della distinzione di Dio da ogni essere creato, e il fondamento di ogni altro suo attributo. Prevale però, secondo il più genuino pensiero tomista, la dottrina che ripone l'essenza metafisica di Dio nella pura attualità dell'essere divino «per se subsistens». È questa infinità e perseità dell'essere divino che fonda e spiega, per noi, la sua a.
Opposto ad aestas è, nella terminologia scolastica, la voce abaletas (ab alio «da altro»).
Luigi Bellofiore
ASELLA, santa. - Vergine romana, m. al principio del sec. V. S. Girolamo la loda grandemente, facendone conoscere nella sua lettera a Marcella (384), la severa vita di penitenza. A. si consacrò sin dalla prima giovinezza a Dio; visse in una piccola stanza, dalla quale non uscì mai, conducendovi una vita di continuo digiuno. S. Girolamo nel 386, mentr'era già sulla nave in viaggio per Betlemme, si giustifica in una lettera ad A. delle calunnie propagate a Roma contro di lui. Viveva ancora nel 405 e nulla si sa della sua morte; la data della sua festa al 6 dic. è stata creata dai martirologisti della fine del sec. XV.
Cesario van Hulst