ASENETH (ebr. 'Asenath'; Settanta 'Aszévé' [nei manoscritti di origine egiziana spesso 'Aszévé']); nome egiziano: 'ius-n-nt' «essa appartiene a Neith» [dea di Sais]). - Moglie del patriarca Giuseppe, figlia del sacerdote egiziano Putifar (Potifera) di On (Eliopoli), madre di Manasse ed Efraim (Gen. 41, 45-51 sg.; 46, 20).
Volendo spiegare perché l'ebreo Giuseppe, in contrasto con la Legge (posteriore!), aveva contratto matrimonio con una straniera di altra religione, il Targum di Ps. Iona- than (non anteriore al sec. VII) diffuse (in Gen. 41, 45; cf. Biblia polyglotta di Walton, IV) la leggenda che A. era figlia di Dina, nata in seguito al peccato di Sichem. I Pirqé Rabbi Eliezer, cap. 38, raccontano la leggenda in forma sviluppata (cf. Midhrids 'Jalqat', § 134). Con questa spiegazione A. era diventata ebrea, e lo scandalo del matrimonio misto eliminato.
Questa haggidah era nota ai Siri cristiani (cf. Sachau, Kurzes Verzeichnis der Sachau'schen Sammlung, p. 7; G. Oppenheim, Fabula Ioseph et Asenethae e libro syriaco latine versa, Berlino 1886, p. 6 sg.).

LIBRO O PREGHIERA DI A. - Apocrifo in lingua greca, intitolato in modi diversi, intorno a Giuseppe e A. (Gen. 41, 45). Esistono traduzioni in siriaco (sec. VI), in armeno (prima del sec. XI), in etiopico, in slavo ed in latino (sec. XIII).
Il Battifol (p. 36 sg.) formula l'opinione più comune degli eruditi (E. Schürer, W. Bousset): «Une légende agadique, fixée vraisemblablement au IVe siècle et que l'on retrouve dans le Targum du Ps. Ionathan, dans le Mil-drash de R. Eliezer, dans d'autres compilations rabbiniques - cette légende devenant le thème d'un développement chrétien, dans le goût des légendes hagiographiques post-constantiniennes, vraisemblablement au Ve siècle - telle est la Prière d'A.». Si tratterebbe dunque di un apocrifo giudaico, posteriormente cristianizzato. Per P. Riesler l'operetta è stata scritta in circoli esseni. Né l'una né l'altra opinione sembra fondata. Un rapporto con la haggadah giudaica non esiste, perché nel nostro testo Giuseppe sposa l'egiziana A., quando questa abbandona la religione del suo paese con una vera conversione, mentre per la haggadah il matrimonio misto è diventato possibile in seguito al fatto che A. non era allogena, ma d'origine ebraica (figlia di Dina). Niente dunque di comune nei due tentativi di spiegare il matrimonio misto di Giuseppe con l'egiziana.
L'opera è d'origine cristiana, probabilmente dell'epoca bizantina, presuppone la conoscenza dei Settanta, degli usi liturgici della Chiesa (si prega verso l'Oriente e non, come gli Ebrei, verso Gerusalemme), di cui usa perfino il linguaggio liturgico. Si tratta di una allegoria, sviluppata probabilmente in ambiente monastico. Giuseppe è tipo di Cristo, che appare sotto le forme dell'arcangelo Michele. Vi sono evidenti accenni all'Eucaristia, come ricordi della vita e dell'ascetica verginale nella Chiesa.