ASER (ebr. 'āšēr' «felice»). - 1. Ottavo figlio di Giacobbe, n. in Mesopotamia, dopo Gad, da Zelfa serva di Lia.
Gen. 30, 13, spiega il nome di lui con le parole di Lia: «Nella mia felicità, sì, mi dicono felice le donne!». Ebbe quattro figli: Janne, Jesua, Jesusi e Beria, oltre la figlia Sara (Gen. 46, 17; I Par. 7, 30). La narrazione delle vicende della famiglia di Giacobbe non nomina mai A.; la benedizione di Giacobbe (Gen. 49, 20) assegna alla sua discendenza prosperità agricola («pane ottimo e olio a profusione»).
2. Come gli altri figli di Giacobbe, A. diede il nome ad una delle dodici tribù d'Israele. Questa, che figura nei cataloghi dei diversi censimenti con un numero ora di 41.500 (Num. 1, 41), ora di 53.400 (Num. 26, 47) uomini, non esercitò mai molta influenza nella storia del popolo ebraico; perciò è raramente nominata (Ind. 5, 17; 7, 23; I Par. 12, 36; I Reg. 4, 6). Il suo territorio occupava il nord-ovest della Palestina, dal Carmelo (incluso) alla Fenicia, cioè il versante occidentale dei colli che dalle falde del Libano degradano fino alla pianura di Esdrelon; era limitato (Ios. 19, 24-31) a nord dal Nahr el-Qasimjich (confine di Tiro), ad ovest si estendeva lungo la costa del Mediterraneo fino al fiume Labanath (oggi Nahr ez-Zerqā'), ad est una linea di colli di Galilea divideva A. dalle tribù di Zabulon e di Neftali. Delle 22 città elencate da Ios., poche sono state archeologicamente identificate. Alla tribù di A. apparteneva la profetessa Anna (Lc. 2, 36).
3. Città di confine della tribù di Manasse (Ios. 17, 7), probabilmente l'odierna Teiasir «sulla via da Neapolis a Scythopolis» (S. Girolamo, L. de silu et nomin. locorum hebr.: PL 23, 871), a 15 miglia (ca. 22 km.) a nord di Nablus.