ASOKA (PĀLI ASOKA)

ASOKA (pāli Asoka). - Imperatore dell’India, nipote del fondatore della dinastia Maurya, Candragupta. Salito al trono nel 272 a. C., regnò fino al 233 e condusse alla sua massima estensione l’impero dell’India con la conquista della regione dei Kalinga. Ma, profondamente angosciato dagli orrori della guerra, si convertì al buddhismo, del quale fece parte dapprima come laico e più tardi come monaco. Durante tutta la vita si prodigò, oltre che a diffondere la dottrina dell’Illuminato, ad attuare severamente i dettami in se stesso e in ognuno dei suoi sudditi. Assunse il nome di Piyadassi (sanscrito Priyadarsin, «il pietoso»), non me con cui appunto si designò nei numerosi editti sparsi per tutta l’India e dei quali oggi ben 34 ci sono noti.

Opere di pubblica utilità, quali piantagioni di alberi lungo le vie, scavi di pozzi e di canali per irrigazioni, costruzioni di ricoveri per viaggiatori e di ospedali; provvedimenti diretti a formar funzionari illuminati e atti a ben curare tutto quanto potesse tornar di giovamento a poveri, a infermi, a vecchi e a promuovere il benessere delle loro rispettive giurisdizioni e a mitigare e a differire pene per il bene spirituale dei condannati; precetti di alta moralità, come l’imposizione dell’obbedienza ai genitori, di spirito generoso verso il prossimo nelle sue diverse classi sociali; divieto di sacrificare animali con la conseguente abolicazione delle partite di caccia che egli sostituì con pubblici pellegrinaggi; illustrazione della dottrina del Buddha ed esaltazione di fatti importanti della vita di lui: tutto ciò ed altro ancora, a noi noto dagli accennati editti scolpiti in rocce, colonne, grotte, ci palesa l’opera illuminata e benefica del grande imperatore indiano.

Si deve ad A. la testimonianza del luogo di nascita del Buddha (Rumminde) per una iscrizione su una colonna ivi eretta, tuttora esistente, a ricordo di un suo pellegrinaggio in quella località.

Fra i suoi editti, degni di particolare ricordo, sono il 12°, in cui raccomanda il più largo spirito di tolleranza verso ogni forma di religione, e il 13°, nel quale egli accenna all'opera da lui svolta per la diffusione del buddhismo in tutta l'India e nei vari paesi fuori di essa (Siria, Egitto, Macedonia, Epiro, Cirene), opera affidata all'attività dei missionari.

A. costruì santuari, chiostri ed elevò stàpa (monumenti per la conservazione delle reliquie), particolarmente nei luoghi percorsi dal Buddha.

Nel 245 a. C. si sarebbe, secondo la tradizione, svolto a Pàtaliputta (sanscrito Pàtaliputra, odierna Patna) un concilio (il terzo dopo la morte del Buddha), convocato da A., nel quale i testi canonici, purgata in dottrina da ogni eresia e ricondotta all'insegnamenti degli «anziani», (pàli thera, sanscrito sthàvira), avrebbero ricevuto la definitiva codificazione.

Bibl.: V. SMITH, ADAM. *A. the Buddhist Emperor of India*, Oxford 1901. Ambrogio Ballini