SMITH, Adam. - Filosofo ed economista, n. a Kirkaldy (Scozia) il 5 giugno 1723, m. a Edimburgo il 17 luglio 1790. Entrò quattordicenne alla Scuola superiore di Glasgow dove fu allievo di Hutcheson al corso di filosofia morale; dai principi generali del maestro sviluppo in seguito il suo pensiero filosofico ed economico, per avviarsi, secondo i desideri della famiglia, alla carriera ecclesiastica anglicana; però abbandonò la teologia per seguire i corsi di scienze naturali e di filosofia, laureandosi nel 1746.
Tenne corsi liberi all'Università di Edimburgo, dove conobbe l'Hume, di cui rimase amico; nel 1751 fu nominato professore di logica all'Università di Glasgow e l'anno successivo di filosofia morale, cattedra che tenne fino al 1763. Il suo corso, sulle tracce di quello dell'Hutcheson, che l'aveva preceduto, era diviso in quattro parti: teologia naturale, etica, diritto civile e politico, economia politica. Di queste solo la seconda e la quarta, elaborate e ampliate, furono pubblicate dallo S., l'una nel 1759 (Theory of moral sentiments, Londra 1759), l'altra nel 1776 (An inquiry into the nature and causes of wealth of nations, 1776). Alla fine del 1763 lasciò l'insegnamento per accompagnare il duca di Buccleugh in un viaggio in Europa; con lui soggiornò a lungo in Francia dove conobbe i più eminenti uomini del tempo. Discutendo con Turgot e Quesnay, fondatori della scuola fisico-cratica francese, S. approfondì e allargò le sue conoscenze economiche, tanto da essere in seguito accusato di aver preso dai fisicisti tutti i primis, i fondamentali della Ricchezza e la nazione (Lectures on justice, politics, revenue and armies, delivered in the University of Glasgow by A. S., reported by a student in 1763 and edited with introduction and notes by E. Cannon, Oxford 1896). Di ritorno in Inghilterra nel 1766 si ritirò per alcuni anni a Kirkaldy, elaborando il suo opera di economia politica, che, pubblicata nel 1776, ebbe un rapido successo. Nel 1778, in riconoscimento dei suoi meriti, lo S. fu nominato commissario dei dazi e delle dogane in Scozia, carica che tenne fino alla morte. Postume, furono pubblicate alcune sue piccole monografie di carattere filosofico ed economico, di importanza minore (A. S., Essays, Dublino 1795).
Con la Teoria dei sentimenti morali lo S. non si stacca dall'empirismo e dal moralismo dell'Hutcheson e dell'Hume: l'uomo è un essere morale guidato dal sentimento della simpatia di cui la natura si serve per individuare le sorti dell'umanità verso la felicità voluta dalla Provvidenza. L'equilibrio fra gli impulsi egoistici e quelli altruistici, attuato dalla simpatia, conduce all'armonia fra il bene proprio e quello della società. L'analisi del sentimento della simpatia forma la parte essenziale dell'opera, ma l'errore iniziale di voler dedurre una legge morale dall'immediatezza del sentimento dà al ragionamento dello S. un carattere di fragilità e di insufficienza.
La fama e l'importanza dello S. come economista legata alle Ricerche sulla natura e sulle cause della ricchezza delle Nazioni, dove, demoliti i sofismi del mercantilismo, l'economia passa dalla trattazione frammentaria ed empirica a quella sistematica e scientifica, così che il suo autore può essere considerato il fondatore della scienza economica. L'opera ha avuto più di una traduzione italiana di cui la più recente nel 1945 (A. S., Ricerche sopra la natura e le cause della ricchezza delle nazioni, introd. di A. Graziani, Torino 1945, con bibl.). Caratteristiche fondamentali dell'intera opera dello S. sono: 1. l'utilizzazione: l'individuo è spinto da innati sentimenti ad agire economicamente per massimizzare la ricchezza materiale; l'individualismo: la società è la somma degli individui, e la realizzazione degli interessi individuali è insieme quella dell'interesse sociale; il liberismo: lo Stato non deve intervenire nelle azioni economiche degli individui perché ne turberebbe la naturale armonia. Punti deboli sono: l'identificazione del principio economico con l'egoismo, che costituisce nei classici successivi la premessa per la schematizzazione dell'uomo economico e per la separazione dell'economia dall'etica; l'insufficiente visione dei fini della società e dello Stato; la restrizione dell'oggetto dell'economia alla sfera dei beni materiali; la visione unilaterale del problema del valore. Merito dello S. rimane quello di essere riuscito, con rigoroso metodo scientifico, a fondere in un corpo organico e coerente le osservazioni frammentarie dei precursori e a dedurre da poche premesse un sistema di leggi economiche, tali da avere generale validità. Inoltre l'attenta osservazione dell'esperienza industriale e commerciale inglese impedisce all'opera dello S. di cadere nell'apriorismo e nello schematismo, imprimendole un carattere di concretezza che mancherà poi nei suoi successori.