SOLIDARIETÀ

SOLIDARIETÀ. - Termine derivante dal diritto romano, dove l'obbligazione solidale, o in solidum, indicava quella obbligazione con pluralità di soggetti (creditori o debitori) e oggetto identico e unico, per la quale ciascuno dei vari debitori è tenuto all'intera prestazione, ovvero ciascuno dei vari creditori ha diritto all'intera prestazione; ma, d'altra parte, uno solo dei debitori paga o risponde per tutti, e viceversa uno solo dei creditori esige o si fa ragione per tutti (P. Bonfante, Istituzioni di diritto romano, 5ª ed., Milano 1912, p. 362).

Questo significato perdura nei codici civili moderni (cf. Cod. civ. ital., art. 1184 sgg.) e nella teologia morale (v. OBBLIGAZIONE; RESTAUBAZIONE). Nel diritto criminale primitivo s. era presa nel senso di responsabilità collettiva, per cui i componenti di un gruppo erano passibili della vendetta per il delitto commesso da uno solo (cf. G. Glotz, op. cit. in bibl.). Questo significato giuridico della s. è stato nel sec. XIX allargato ad indicare la s. naturale, fondata su leggi fisiche e biologiche (cf. Cl. Bernard, Introduction à l'étude de la médecine expérimentale, II, Parigi 1865, p. 3), e di conseguenza, secondo il determinismo positivistico, la s. sociale. Per A.

Comte la s. indica o l'intrinseca e totale dipendenza di ogni uomo dalle precedenti generazioni (Système de polit. posit., Disc. Prélim., I, Parigi 1851, p. 364) o dalla presente situazione sociale (ibid., pp. 364-65; III, 1, p. 71). Con E. Durkheim il concetto di s. sociale diventa fondamentale per la scuola sociologica francese. Egli nella sua Division du travail social (1893) distingue una doppia s. sociale: meccanica e organica. La prima si fonda sulle similitudini e sull'uniformità dei sentimenti, delle idee, dei costumi, delle credenze, senza alcuna manifestazione di originalità individuale, e dà luogo a un diritto repressivo; con l'introduzione e il progresso della divisione del lavoro la s. diventa sempre più organica, cioè coordinazione e subordinazione di elementi differenziati e gerarchizzati, come tra gli organi di un corpo vivente, dando luogo a un diritto cooperativo a base non più repressiva, ma restitutiva (cf. ibid., I, 2-4). Il suo pensiero è stato sviluppato specialmente da C. Bouglé (Le solidarisme, Parigi 1924).

L'umanitarismo ha tentato di fare della s. la virtù fondamentale della vita morale, sostituendola alla giustizia e alla carità (P. Leroux, De l'Humanité, de son principe et de son avenir, ivi 1840). Il solidarismo morale ha il suo massimo rappresentante in L. Bourgeois (La solidarité, ivi 1879): il fatto della s. sociale mostra che tutto quello che una persona ha o è sopace di comprendere o fare è frutto del lavoro della società tutta, presente e passata; è un debito, questo, che la persona deve pagare, dedicandosi completamente a porre la sua attività a beneficio della società, accettando tutti i sacrifici che ne possano derivare. Il bene morale si identifica quindi con le esigenze della s.; ed i doveri morali ci impongono di aver sempre davanti agli occhi la ripercussione dei nostri atti nella vita collettiva. Per spiegare il passaggio dalla s. come fatto alla s. come dovere il Bourgeois ricorre all'istinto psicologico del bisogno di giustizia che esiste in ogni coscienza.

L'esistenza di una s. naturale fra tutti gli esseri e di una s. sociale fra tutti gli uomini è un fatto indubitato: tuttavia essa non è la causa del vivere sociale, ma un semplice condizionamento dell'attività personale. La s. morale deve distinguersi come «fatto» e come «dovere». Come fatto, giustamente mette in rilievo le conseguenze buone e cattive, per la società, derivanti dall'attività buona o cattiva di ogni singola persona, per cui dal valore morale di ogni singolo dipende il valore della comunità. Come dovere, esso non è altro che un termine ambiguo per esprimere il dovere di giustizia e di amicizia, che è alla base di tutti i doveri sociali della persona e che trova il suo fondamento ultimo nell'eterna legge divina (v. OBBLIGAZIONE). Ogni persona ha da Dio la vocazione naturale di cooperare al bene dei suoi fratelli secondo le varie forme di socialità e secondo il suo particolare compito in ciascuno di essa (v. STATO, OBBLIGHI DEL PROPRIO): la società è collaborazione di persone per realizzare insieme i beni umani particolari in vista del conseguimento eterno del bene supremo. Dato il carattere storico inerente al concetto di società, l'attività di ogni persona viene ad avere un valore di intima collaborazione al bene umano non solo sul piano orizzontale della società esistente, ma anche in quello verticale della società storica.

Il termine s. è oggi usato anche nella teologia dogmatica riguardo a particolari questioni: s. in Adamo, in Gesù Cristo, tra gli uomini; v.: COMUNIONE DEI SANTI; PECCATO ORIGINALE; REDENZIONE; per lo stesso concetto sviluppato nella teologia morale, v.: COOPERAZIONE; GIUSTIZIA; RESTITUZIONE.

BIBL.: P. Leroux, De l'Humanité, de son principe et de son avenir, 2 voll., Parigi 1840; A. Comte, Système de politique positive, ivi 1851; C. Marion, De la solidarité morale, 2ª ed., ivi 1880; E. Renan, L'avenir de la science, ivi 1890; L. Bourgeois, La solidarité, ivi 1879, 3ª ed. 1902; E. Durkheim, La division du travail social, ivi 1893; E. A. Ross, Social Control, Nuova York 1901, pp. 14 sgg., 296 sgg.; G. Glotz, La solidarité de la famille dans le droit criminel en Grèce, Parigi 1904; B. Jacob, Devoir, ivi 1907, cap. 9, p. 211 sgg.; C. Bouglé, Le solidarisme, ivi 1924; A. Gundlach, Solidarismus, in Gregorianum, 17 (1936), pp. 271-95; J. Leclercq, Les grandes lignes de la philos. morale, Lovanio 1947, p. 118 sgg. Tullio Piacentini
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“SOLIDARIETÀ.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 563. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/solidarieta.