ASSEMBANI

ASSEMBANI. - Nome di quattro celebri orienta-
listi cattolici, appartenenti ad un illustre famiglia
maronita del Libano. Il nome in arabo è as-Sim’ani,
non as-Sam’ani.

1. GIUSEPPE SIMONE O SIMONIO

N. a Tripoli (I. i- bano) da una famiglia del villaggio di Hasrūn il 27 luglio 1687; m. a Roma il 3 genn. 1768. Studiò nel Colle- gio maronita di Roma e si apprestava a tornare al Li- bano, quando il padre Eva (Havva), confondatore del- l’Ordine antoniano maronita, denunziò l’esistenza di manoscritti nei monasteri egiziani e, autorizzato dal Papa, incaricò di comprarli Elia Assemani, che ne man- dò a Roma 40. Giuseppe Simone, allora ventenne, fu da Clemente XI chiamato a recensirli e indicarne il contenuto, e il 10 marzo 1710 fu nominato scrit- tore della Biblioteca Vaticana. Nel 1715 fu mandato in Oriente per acquistare manoscritti e, aiutato valida- mente dal patriarca maronita, parecchi ne acquistò in Egitto e in Siria (A., Bibl. Orient., I, pp. vii e ix).

L’A. fu canonico vaticano, viceprefetto e prefetto
della Biblioteca Vaticana, e finalmente, nel 1766, arci-
vescovo titolare di Tiro. Nel 1735 Clemente XII lo
mandò allegato per convocare il famoso Sinodo dei Ma-
roniti del 1736, confermato da Benedetto XIV con la
bolla Singularis. La sua redazione in arabo e in latino è
dovuta alla penna di A., che indirizzò poi alla S. Congre-
gazione di Propaganda la Relazione sull’abnegazione apo-
stolica alla nazione dei Maroniti..., stampata in Roma
senza data. Il diario (jaumijjah), scritto in quella
circostanza da A., fu pubblicato da L. Boleibel (in al-
Mašriq, 25 (1927), nn. 6, 7 e 8). Nel 1739 Carlo IV, re di
Napoli, nominò l’A. storiografo del regno e gli con-
cesse la cittadinanza onoraria.

Oltre i suddetti manoscritti, la Biblioteca Vaticana si
era arricchita dei codici offerti dal patriarca caldeo Giu-
seppe I (Amidenses), da Pietro della Valle, dalla biblio-
teca dell’Istituto delle Scienze di Bologna, da quella di
S. Pietro in Montorio, da quella del Collegio maronita
di Roma, Abramo Ecchellense (v.) e Fausto
Naironio (Ecchellenses), da Gabriele Eva aleppino (Bereneses),
e da Abramo Massad (A., Bibl. Orient., I, praef., pp. viii,
ix, x; A. Mai, Script. Vet. nova collectio, IV, praef., p. viii).
Questa preziosa collezione gli diede occasione di met-
tere mano alla Biblioteca Orientalis, che doveva compren-
dere 12 voll., ma di cui ne uscirono solo 4 (Roma 1719-
1728): I. De Scriptoribus Syris orthodoxis; II. De Scrip-
toribus Syris monophysitis; III, I, De Scriptoribus Syris
nestorianis, e III, II, De Syris nestorianis. Quest’opera fu
universalmente riconosciuta come basilare per la letteratura
sirica e colmata di encomi. Un incendio, scoppiato nella

biblioteca privata di A. il 30 ag. 1768, distrusse, oltre tanti
manoscritti e stampati, la maggior parte degli esemplari
di questi volumi e il manoscritto degli 8 rimanenti (Mai,
ibid., p. 166).

Altre opere sono: Menologium Graecorum (Urbino
1727), di cui la 1a e 2a parte furono tradotte da Clemente
XI prima del presbiterato, e la 3a, che è la metà dell’opera,
fu tradotta dall’A.; Chronicon Orientale di Ibn ar-Rāhib,
ed. da Abramo Ecchellense e ristampata da A. con nuova
traduzione latina (1731); S. Ephraem Syri opera omnia,
6 voll. in-fol., di cui solo i primi tre furono da A. tradotti in
latino dal greco (Roma 1732-46); Kalendaria Ecclesiae Uni-
versae, 6 voll. in 4° (ivi 1750-55), che hanno per sottotitolo
Kalendaria Ecclesiae Slavicae, sive Graeco-Moschae (anche
quest’opera non è completa e doveva constare di 12 voll.);
e Bibl. Juris Orient. canon. et civil., in 5 voll. (ivi 1762-66).

Il card. Mai (op. cit., voll. IV e V), pubblicò vari scritti
inediti di A., specialmente la nota dissertazione sulla vali-
dità del sacramento dell’Ordine presso i copti (V, 11,
pp. 171-237). La sua Series chronologica Patriarcharum An-
tiochiae fu pubblicata da Giovanni Notani nel 1581. Final-
mente, i voti inediti da lui scritti per il S. Uffizio e la Pro-
paganda formerebbero 100 volumi preziosi (cf. Mai, op.
cit., IV, p. 168). Il prezioso Evangelizio glagolitico del
sec. XI avò acquistato a Gerusalemme nel 1736 è stato ri-
prodotto fotograficamente da J. Vajs e J. Kurz (Praga 1920).

Della sua vita fu scritto un suono con l’elenco delle
opere, che è conservato nell’archivio della basilica di
S. Pietro (277, 22), passato ora alla Biblioteca Vaticana.

BIBL.: G. Notani, Series chronologica Patriarcharum Anti- chiae, Roma 1881, pp. 1-11; G. Debs, Ta’rib, Šūrijjā, VIII, Beirut 1905, pp. 1075-77; G. Khattar Gānim, Barnāmāg aḥāvajāt al-qāddīs Mārūn, II, ivi 1903, pp. 105-13; G. Levi della Vida, Ritore che sulla formazione del più antico fondo dei mss. orientali della Biblioteca Vaticana (Studi e Testi, 92), Città del Vaticano 1930.

2. STEFANO EVODIO

Pronipote di Giacomo e nipote di Simone ‘Awwād, ambedue patriarchi ma- roniti, italianizzò il suo cognome in Evodio e vi ag- giunse quello dello zio materno Giuseppe Simone A. sotto cui è più noto. N. in Hašrūn (Libano), o nella vicina Tripoli da una famiglia di Hašrūn, nel 1709 o, secondo altri, nel 1707, mentre E. Tisserant, basandosi sul Ristretto della vita di mons. S. E. A. (Archivio bibl. Vat., 12, f. 100), confermato dal registro parrocchiale della Basilica Vaticana per i decessi, ritiene sia nato nel 1711 (in Oriens Cilr., 1932, pp. 267- 269). Studiò nel Collegio maronita di Roma e, ter- minati gli studi sotto gli auspici del predetto zio ma- terno, fu, nel 1730, nominato scrittore della Biblioteca Vaticana. Il patriarca Giuseppe Khazen lo consacrò arcivescovo titolare il 6 ott. 1736, nominandolo suo procuratore in Roma. Nel 1768 successe allo zio Giuseppe Simone come primo custode della Biblio- teca Vaticana e morì il 24 nov. 1782.

Compilò il catalogo dei mss. orientali della Biblioteca
medicea nel 1742; nel 1746 diede alla luce il suo Catalogo
della Bibl. Chigiana e pubblicò, nel 1748, il testo siriaco
con la versione latina degli Acta SS. Martyrum Orient.,
in 2 voll., con gran copia di note e dettagliati indici. Portò
a termine la traduzione del 3° vol. siriaco di s. Efrem, in-
terrotto per la morte del padre Benedetti. Inoltre, in colla-
borazione con suo zio Giuseppe Simone, scrisse: Biblio-
theca Apost. Vaticanae codicum mss. catalogus, che doveva
uscire in 20 tomi, divisi in 3 parti, ma di cui uscirono solo
i primi 3 tomi della parte prima, rispettivamente nel 1756,
1758 e 1759. Un esemplare si trova nella Biblioteca Vati-
cana, mentre gli altri perirono nell’incendio che il 30 ag.
1768 distrusse la biblioteca privata di S. E. e G.
Simone Assemani. Il mss. di S. E. però, fu poi stampato
dal Mai (Script. vet., IV, p. 64, nota). P. Efrem Dirani, in
al-Muhāmat, pubblicato nel 1899, reca (pp. 103-182) la tra-
duzione araba di una dissertazione italiana scritta in difesa
di s. Giovanni Marone da A., e stampata in Roma nel 1769
dall’editore Giunchi, senza il nome dell’autore. Pietro Sfair

3. GIUSEPPE LUIGI

Figlio di un fratello di Giuseppe Simone, n. a Tripoli (Libano) nel 1710, m. a Roma il 9 febbr. 1782. Studiò nel Collegio maronita di Roma; fu professore di siriaco e di liturgia alla Sapienza e di siriaco nel collegio di Propaganda Fide, nonché membro dell'Accademia pontificia per le ricerche storiche e beneficato lateranense.

L'opera sua principale è il Codex Liturgicus Ecclesiae universae in XV libros distributus in quo continentur libri Rituales, Missales, Pontificales, Officia, Diptica, ecc. Ecclesiae Occidentis et Orientis... latina versione, praefatio-nibus commentariis et variationibus illustratus. Dei 15 libri però sono usciti soltanto i primi quattro e l'ottavo, tra il 1749 e 1766. L'opera ebbe fortuna e fu ricercata tanto che si dovette ristampare nel 1902 in fac-simile. A pubblico pure altre opere e tradusse in latino la collezione dei canoni fatta da Ebedesius ('Abdīsō') e il Nomecanone di Bar Ebreo, che furono pubblicati ambedue da Angelo Mai in Script. veterum; X. Roma 1838, parte 1ª, pp. 1-360 (sir. e lat.), e parte 2ª, pp. 1-268. Pietro Sfair

4. SIMONE

Figlio di un fratello di Giuseppe Luigi, n. in Tripoli (Libano) nel 1752. Compì gli studi nel Collegio maronita di Roma, e ritornato in patria, entrò nell'Ordine antoniano aleppino. Dopo 12 anni, si trasferì a Padova, ove fu nominato professore di lingue orientali nel seminario e più tardi nell'Università. Fu anche membro dell'Accademia di Padova, ove morì nel 1821. Spiegò una bella attività come provano i numerosi suoi scritti, tra cui il Saggio sull'origine, culto, letteratura e costumi degli Arabi avanti il pseudo profeta Maometto (Padova 1787). Ma la sua opera migliorò è il Catalogo dei Codici mss. orientali della Biblioteca Naniana... Vi si aggiunge l'illustrazione delle monete cufiche del museo Naniano, 2 voll. (ivi 1787-92).
BIBL.: J. Parisot, in DThC, I. coll. 2119-23; A. Boon. in DHg., IV. coll. 1095-98; G. Oussani, s. V. in The Catholic Encycl., I. pp. 794-95. Pietro Sfair