ASŬUR. -
I. DIVINITÀ
Dio nazionale degli Assiri che dette il nome alla capitale del regno. È uno dei pochi dèi che non sia penetrato in Babilonia, malgrado la supremazia assira anche sulla regione meridionale mesopotamica, ai tempi dei Sargonidi.Le vicende del dio sono unite alle vicende della città; quando l'Assiria divenne un grande impero, la potenza di A. si accrebbe tanto da primeggiare sulle altre divinità e da diventare la divinità imperiale. A. è essenzialmente un dio guerriero che consegna in mano al suo popolo i nemici. A lui i viitoriosi dedicano il bottino.
Negli elenchi assiri di divinità, A. viene immediatamente dopo Anu, qualche volta anzi lo precede. Si può dire a ragione che egli nel pantheon assiro occupa il posto accordato a Marduk nel pantheon babilonese.
Qualche autore mette in rilievo la grande affinità che questo dio dimostra col dio nazionale degli Israeliti. Al quale proposito si noti, che gli elementi essenziali che si riscontrano in Jahweh: monoteismo, custodia gelosa della legge morale, non appaiono nel dio nazionale assiro, la cui caratteristica è di essere un dio guerriero.
2. CITTÀ
Città sul lato destro del Tigri, denominata (assir. ed ebr. 'Aššūr) dal supremo dio assiro Aššūr, dalla quale prese nome (come gli Amoriti da Amurru) l'intero territorio degli Assiri, detto nei documenti cuneiformi mat Aššūr («terra di A.») e nella Bibbia «regno di A.» o semplicemente «A.». Nel periodo paleoassiro (dalle origini al 1115 a. C.), era capitale degli Assiri, finché Salmanasar I (1290-60) stabilì la sua capitale a Kalah (oggi Nimrūd) a sud di Ninive, a 70 km. a nord di A., e poi Teglathpalasar I a Ninive (ca. 1100); A. rimase però sempre la capitale religiosa: il tempio d'A. conservava l'archivio politico e militare. Su una roccia al margine della steppa, le rovine di A. sono oggi chiamate Qal'at Šerqāt, di fronte al Ġebel Ħamrin. La sua storia si identifica in gran parte con quella degli Assiri. Mentre i suoi primi re si danno il titolo di «prefetto» e «sacerdote» di A., Samši-Adad I (ca. 1802-1860) si proclama Šar hiššatūn «re del mondo», perché domina sul «paese tra il Tigri e l'Eufrate».A. ha origini preistoriche. Prima della metà del 3° millennio a. C. vi prevalse la lingua e cultura sumera, come attestano le statue trovate negli strati inferiori delle sue rovine. I suoi re locali più antichi (ca. 2500 a. C.) furono Ellil-Kapkapu, Ušpia (che vi costruì il tempio del dio Aššūr Šur-šur-šur-kur-ka, «montagna dei paesi»), Kikia (che costruì le mura della città). Prima del 2300 a. C. vi si afferma la razza e civiltà semitica. Da un'iscrizione del re (šakkanak «prefetto») Zāriqum, A. risulta vassala del re Būr-Sin di Ur (2228-2220 a. C.). Ma, mentre le dinastie di Larsa e d'Isin si contendevano il primato nella Mesopotamia, A. si emancipava e il suo re Ilu-šuma estendeva il suo dominio fino a Ur, Akkad, Nippur (ca. 2030 a. C.). Con Puzur-Asir I (2086-2072) comincia la serie ininterrotta, fino alla scomparsa dell'Assiria, dei patesi e re di A. Hammurapi restaurò A., allora presidio militare babilonese. Fu lungamente soggetta al regno di Mitannu, il cui re Tušrat-ta (ca. 1390-1370 a. C.) la possedeva ancora (con Ninive) nel periodo di el-Amarna. La città raggiunse il fastiglio con i re Aššur-Uballit e Adad-Nirāri I (ca. 1350-1285).
a. C.), che iniziano l'ascesa vittoriosa dell'Assiria resasi indipendente. Era città sacra, famosa per i suoi templi di Asbur, di Istar, di Adad (cui si abbinò poi il tempio di Anu), di En-ill (ricostruito da Samši-Adad I), di Samas o Sole (costruito da Arik-dēn-ilu (ca. 1325-1311), e conservò questo primato anche quando Ninive divenne capitale. Semiramide (Sammuramat), madre di Adadnari III (806-782 a. C.), vi si costruì un monumento. Una ribellione di A., guidata da sacerdoti, tolse il regno a Salmanasar V e lo diede a Sargon II (722 a. C.). Asarhaddon (681-669) esentò A. da tributi e prestazioni; vi restaurò il tempio di Asbur, festeggiandone la dedicazione con i nobili assiri per tre giorni. Simili omaggi rese suo figlio Assurbanipal. Nel 615 a. C. il babiloneese Nabopolassar tentò invano di espugnare A., ma alla fine del 614 i Medi di Ciassare la conquistarono e distrussero, e sulle sue rovine strinsero alleanza con Nabopolassar; la fine dell'Assiria seguì nel 612 a. C. I Parti vi fondarono poi una loro città (secc. II-1 a. C.), dotata di un grandioso palazzo con ornamenti ellenistici di stucco colorato. Ancora nel sec. III d. C. vi era adorato da pochi fedeli, fra le rovine, il dio Asbur.
Nella Bibbia «Assur» non designa mai la città (eccetto Gen. 2, 14 ebr.), ma sempre l'Assiria (popolo e regione); vi manca il termine «Assyria», noto ai Greci (Erodoto, I, 178-85 e 192, ove 'Aššuq'it cquivale a Baššu'kawit). La Volgata chiama il popolo «assyrius», ma di solito «Assyrii»; il testo ebraico, per indicare gli Assiri, usa sempre A. ('Aššu'it); il nome è poi ereditato dagli imperi succeduti a quello assiro: Babilonia (II Reg. 23, 29) e Persia (Esd. 6, 22).
Gen. 10, 11 narra che Nemrod, camita di Kuš, da Sennar (Babilonide) venne ad A. (regione); Mi. 5, 6 chiama perciò A. «terra di Nemrod». Infatti l'Assiria fu dapprima colonizzata da non-Semiti provenienti dalla Mesopotamia meridionale. Ma il popolo di A. è ben detto discendente da Sem (Gen. 10, 22).
Le rovine di A. (Qal'at Serqat) furono esplorate, dal 1902 al 1914, da W. Andrae, che vi rilevò sei strati archeologici, gigantesche fortificazioni, molti palazzi e templi, tra cui il doppio tempio di Anu e Adad con due torri a piani rientranti, vari templi di Istar, il Bit Akiti «casa delle feste» (ove si celebrava la festa di capo d'anno) e la tomba di Sennacherib (705-681 a. C.). Importante è la relazione della cosmogonia (affine all'Enūma elīš, v.) trovata negli scavi di A. (H. Gressmann, Altorientalische Texte zum Alten Test., 2a ed., Berlino-Lipsia 1926, pp. 131-132). Le iscrizioni trovate ad A. furono pubblicate da L. Messerschmidt e F. Delitzsch (1912), da O. Schroeder (1920-22); quelle di contenuto religioso da E. Ebeling (1915-17).