ASSURBANIPAL (AŠŠUR-BĀN-APLU «ASSUR CREA UN EREDE»)

ASSURBANIPAL (Aššur-bān-aplu «Assur crea un erede»). - Re assiro dal 669 al 626 a. C., Asarhaddon (v.).

Portò a termine la campagna contro l'Egitto, vincendo nel 667 Tarhaca (Taharqu) a Karbanit nel Delta. Occupata Menfi, risalì il Nilo fino a Tebe che fu saccheggiata. In questa occasione i re indigeni, alla testa dei quali era Nechao, si ribellarono contro l'Assiria, ma finirono nelle mani di A., che li condusse prigionieri a Ninive. In seguito però Nechao riebbe la sovranità sopra Sais.

Il successore di Tarhaca, Tandamani, tentò di scuotere il giogo assiro, e sulle prime conquistò Tebe, Menfi e uccise Nechao. Ma A. nel 663 riconquistò e distrugge Tebe e costringe il faraone a rifugiarsi in Etiopia. A governare l'Egitto, nella posizione che prima aveva Nechao, viene messo il figlio di costui, Psammetico; ma que

sti verso il 656 sottrassé definitivamente l'Egitto all'Assiria. Ritornando in Assiria, A. prese Tiro e punì il re fedifrago Bal, che ottenne perdono contro consegna di ostaggi, e costrinse anche i re di Siria e di Palestina, tra cui Manasse (Minsē) re di Giuda, a fornigli aiuti.

Lunga e terribile fu la guerra, che faccò tutta la Mesopotamia, condotta da A. contro il fratello Šamaš-Šum-Ūkin, insediato da Asarhaddon re di Babilonia; egli si era ribellato stringendo alleanza con l'Elam, con Accad e con «la terra del mare», con gli Arabi (Kedar), con Gyge re di Lidia, con Psammetico d'Egitto, con gli Aramei di Bit-Armakanni e di Bit-Dakuri, con i Gutei, con i re di Siria e di Palestina. A. affrontò la potente coalizione nemica (652), assediò per due anni Babilonia che espugnò (648); Šamaš-Šum-Ūkin appiccò il fuoco al suo palazzo e perì tra le fiamme. A. riedificò Babilonia, che ripopolò con gente di Kuta e Sippar, ma evitò di proclamarsene re.

Diresse poi quattro spedizioni contro gli Elamiti che avevano preso parte alla congiura di Šamaš-Šum-Ūkin; nel 646 conquistò e distrusse la loro capitale Susa, e verso il 640 l'impero elamita fu annientato. Vinse poi gli Arabi, il cui principe Uaite I fu deportato a Ninive. Probabilmente fu A. che deportò Manasse re di Giuda a Babilonia (II Par. 33, 11). Forse perché aveva aderito all'insurrezione di Šamaš-Šum-Ūkin. Esd. 4, 10 ascrive a A. (Asenap-pa) l'invio in Samaria di coloni di molti popoli.

A. non era d'indole bellicosa, ma affidava la guerra ai suoi generali. Di alta mente, si stava inauguratore di una èra di prosperità e di salvezza. Sotto A., l'Assiria raggiunse il fastiglio della potenza e della cultura. La sua figura è stata falsata dalla tradizione greca (A. = Sardana-palo). Dedicò gli ultimi anni del suo regno a costruire templi (di Istar a Ninive), splendidi palazzi e biblioteche. Alla biblioteca di A. in Ninive, scoperta da H. Rassam nel 1852 (oggi nel British Museum), dobbiamo la maggior parte dei documenti della letteratura e cultura assiria-babilonese.

Morto A. (626), incomincia subito per l'Assiria lo sfacelo. I suoi successori non poterono arginare la pressione dei Medi, CISSA (v.), tanto più che da sud minaccia anche Nabopolassar di Babilonia: nel 612 Ninive cade ed il regno d'Assiria cessa di esistere.

BIBL.: B. Meissner, Königliche Babyloniens und Assyriens, Lipsia 1926, pp. 230-535; A. Pohl, Historia populi Israel, Roma 1933, pp. 139-42; E. F. Weidner, In Assur, in Archiv für Orient-forschung, 13 (1940), pp. 204-18.

Giustino Boson-Antonino Romeo