AŠŠUR

AŠŠUR. -

1. DIVINITÀ

Dio nazionale degli Assiri che dette il nome alla capitale del regno. È uno dei pochi dèi che non sia penetrato in Babilonia, malgrado la supremazia assira anche sulla regione meridionale mesopotamica, ai tempi dei Sargonidi.

Le vicende del dio sono unite alle vicende della città; quando l'Assiria divenne un grande impero, la potenza di A. si accrebbe tanto da primeggiare sulle altre divinità e da diventare la divinità imperiale. A. è essenzialmente un dio guerriero che consegna in mano al suo popolo i nemici. A lui i re vittoriosi dedicano il bottino.

Negli elenchi assiri di divinità, A. viene immediatamente dopo Anu, qualche volta anzi lo precede. Si può dire a ragione che egli nel pantheon assiro occupa il posto accordato a Marduk nel pantheon babilonese.

Qualche autore mette in rilievo la grande affinità che questo dio dimostra col dio nazionale degli Israeliti. Al qual proposito si noti, che gli elementi essenziali che si riscontrano in Jahweh: monoteismo, custodia gelosa della legge morale, non appaiono nel dio nazionale assiro, la cui caratteristica è di essere un dio guerriero.

BIBL.: G. Furlani, La religione babilonese e assira, I, Bologna 1929. Giustino Boson

2. CITTÀ

Città sul lato destro del Tigri, denominata (assir. ed ebr. 'Aššur) dal supremo dio assiro Aššur, dalla quale prese nome (come gli Amorriti da Amurru) l'intero territorio degli Assiri, detto nei documenti cuneiformi mat Aššur (« terra di A. ») e nella Bibbia « regno di A. » o semplicemente « A. ». Nel periodo paleoassiro (dalle origini al 1115 a. C.), era capitale degli Assiri, finché Salmanasar I (1290-60) stabilì la sua capitale a Kalah (oggi Nimrūd) a sud di Ninive, a 70 km. a nord di A., e poi Teglathalasar I a Ninive (ca. 1100); A. rimase però sempre la capitale religiosa: il tempio d'A. conservava l'archivio politico e militare. Su una roccia al margine della steppa, le rovine di A. sono oggi chiamate Qal'at Serqāt, di fronte al Gebel Hamrin. La sua storia si identifica in gran parte con quella degli Assiri. Mentre i suoi primi re si danno il titolo di « prefetto » e « sacerdote » di A., Šamši-Adad I (ca. 1892-1860) si proclama šar hiššatim « re del mondo », perché domina sul « paese tra il Tigri e l'Eufrate ».

A. ha origini preistoriche. Prima della metà del 3° millennio a. C. vi prevalse la lingua e cultura sumera, come attestano le statue trovate negli strati inferiori delle sue rovine. I suoi re locali più antichi (ca. 2500 a. C.) furono Ellil-Kapkapu, Ušpia (che vi costruì il tempio del dio Aššur E-hur-sag-hur-kur-ra, « montagna dei paesi »), Kikia (che costruì le mura della città). Prima del 2300 a. C. vi si afferma la razza e civiltà semitica. Da un'iscrizione del re (fakhanah « prefetto ») Zāriqum, A. risulta vassalla del re Būr-Sin di Ur (2228-2220 a. C.). Ma, mentre le dinastie di Larsa e d'Išin si contendevano il primato nella Mesopotamia, A. si emancipava e il suo re Ilu-šuma estendeva il suo dominio fino a Ur, Akkad, Nippur (ca. 2030 a. C.). Con Puzur-Asir I (2086-2072) comincia la serie ininterrotta, fino alla scomparsa dell'Assiria, dei patesi e re di A. Hammurapi restaurò A., allora presidio militare babilonese. Fu lungamente soggetta al regno di Mitannu, il cui re Tušratta (ca. 1390-1370 a. C.) la possedeva ancora (con Ninive) nel periodo di el-Amarna. La città raggiunse il fastigio con i re Aššur-Uballiṭ e Adad-Nirāri I (ca. 1350-1285

a. C.), che iniziano l'ascesa vittoriosa dell'Assiria resasi indipendente. Era città sacra, famosa per i suoi templi di Aššur, di Ištar, di Adad (cui si abbio poi il tempio di Anu), di En-ili (ricostruito da Samši-Adad I), di Samaš o « Sole » (costruito da Arik-dén-ili (ca. 1325-1311), e conservò questo primato anche quando Ninive divenne capitale, Semiramide (Sammuramat), madre di Adadnirari III (806-782 a. C.), vi si costruì un monumento. Una ribellione di A., guidata da sacerdoti, tolse il regno a Salmanasar V e lo diede a Sargon II (722 a. C.). Asarhaddon (681-669) esentò A. da tributi e prestazioni; vi restaurò il tempio di Aššur, festeggiandone la dedizione con i nobili assiri per tre giorni. Simili omaggi rese suo figlio Assurbanipal. Nel 615 a. C. il babilonese Nabopolassar tentò invano di espugnare A., ma alla fine del 614 i Medi di Ciassare la conquistarono e distrusse, e sulle sue rovine strinsero alleanza con Nabopolassar; la fine dell'Assiria seguì nel 612 a. C. I Parti vi fondarono poi una loro città (secc. II-1 a. C.), dotata di un grandioso palazzo con ornamenti ellenistici di stucco colorato. Ancora nel sec. III d. C. vi era adorato da pochi fedeli, fra le rovine, il dio Aššur.

Nella Bibbia « Assur » non designa mai la città (eccetto Gen. 2, 14 ebr.), ma sempre l'Assiria (popolo e regione); vi manca il termine « Assyria », noto ai Greci (Erodoto, I, 178-85 e 192, ove Ἀσπερίχ, equivale a Βαβολοκλή). La Volgata chiama il popolo « assyrius », ma di solito « Assyrii »; il testo ebraico, per indicare gli Assiri, usa sempre A. (Aššur); il nome è poi creditato dagli imperi succeduti a quello assiro: Babilonia (I Reg. 23, 20) e Persia (Eid. 6, 22).

Gen. 10, 11 narra che Nemrod, camita di Kuš, da Sennaar (Babilonide) venne ad A. (regione); Mi. 5, 6 chiama perciò A. « terra di Nemrod ». Infatti l'Assiria fu dapprima colonizzata da non-Semiti provenienti dalla Mesopotamia meridionale. Ma il popolo di A. è ben detto discendente da Sem (Gen. 10, 22).

Le rovine di A. (Qal'at Šerqšt) furono esplorate, dal 1902 al 1914, da W. Andrae, che vi rilevò sei strati archeologici, gigantesche fortificazioni, molti palazzi e templi, tra cui il doppio tempio di Anu e Adad con due torri a piani rientranti, vari templi di Ištar, il Bit Akhti « casa delle feste » (ove si celebrava la festa di capo d'anno) e la tomba di Sennacherib (705-681 a. C.). Importante è la relazione della cosmogonia (affine all'Enūma elif, v.) trovata negli scavi di A. (H. Gressmann, Mitorientalische Texte zum Alten Text, 2ª ed., Berlino-Lipsia 1926, pp. 131-32). Le iscrizioni trovate ad A. furono pubblicate da L. Messerschmidt e F. Delitzsch (1912), da O. Schroeder (1920-22); quelle di contenuto religioso da E. Ebeling (1915-17).

BBL.: W. Andrae, Die archaischen Ischter-Tempel in A., Lipsia 1922; id., Das wiedererstandene A. (Sondschrift der deutsch-orient. Gesellschaft), 9, Lipsia 1938 (compendio aggiornato di molte pubblicazioni anteriori di W. Andrae); E. Ebeling, B. Meissner, E. F. Weidner, Die Inschriften der altasyrischen Könige (Altorient. Bibliothek), 1, Lipsia 1926; E. Unger, Das Stadtbild von A. (Der Alte Orient. 27, III), Lipsia 1929; F. M. T. Böhl, Religienze teksten uit A. (VI-IX), in Ex Oriente Lux, 7 (1940), pp. 403-17; E. F. Weidner, Assurbanipal in A., in Archiv für Orient-Forschung, 13 (1940), pp. 204-18; W. von Bissing, Ägyptische und ägyptisierende Alabastergefässe aus den deutschen Ausgrabungen in A., in Zeitschrift für Assyriologie, 12 (1940), pp. 149-185; J. Pehuela, La data de reconstrucción del templo de Anu-Adad en Assur, in Sefarad, 4 (1944), pp. 119-46. Antonino Romeo

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“AŠŠUR.” Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), p. 150. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/assur.