ASVAGHOSA. - Poeta indiano, lirico, epico, drammatico nonché filosofo e, secondo il suo biografo ti-betano, musico, compositore musicale e direttore ambulante di compagnie di cantanti, vissuto nel sec. I d. C., contemporaneo del re buddhista Caniska. Nato da famiglia brahamanica a Saketa (cioè Ayodhya, oggi Oude) si volse al buddhismo, all'esaltazione del quale - particolarmente della *buddhabhaktî*, «la grazia salvatrice della fede nel Buddha» - dopo aver appartenuto alla scuola buddhistica dei Sarvástivádin, gli «assertori del tutto», cioè realisti, dedicò tutta la sua mirabile operosità. Egli va considerato come uno dei maggiori precursori della grande corrente buddhistica *Mahāyāna* (v. BUDDHISMO). L'opera sua principale è il *Buddhacarita* «la vita [leggendaria] del Buddha», poema di grande pregio artistico, che, nelle traduzioni cinese (compiutasi tra il 414 e il 421) e tibetana, constava di 28 canti e giungeva sino al nirvāṇa dell'Illuminato. Il testo sanscrito di esso, nella forma in cui ci è pervenuto, consta di 17 canti, dei quali soltanto 13 vanno considerati autentici, essendo gli altri opera di uno scrivano, tale Amrtāṇanda, che li compose nel sec. XIX, giacché nessun manoscritto completo esisteva al tempo suo. Il testo autentico giunge sino alla vittoria dell'Illuminato su Māra (v.).
Già al tempo del pellegrino cinese I-tsing, che percorse l'India tra il 671 e il 695, le opere di A. erano largamente diffuse e tenute in grandissimo onore. Il *Buddhacarita*, per i suoi pregi di lingua e di stile e per ricchezza di contenuto (molte antiche leggende sono in esso fedelmente e insieme assai artisticamente riprodotte), va difatti considerato tra le più mirabili manifestazioni del genio poetico indiano.
Poema pur di notevole importanza che tratta anch'esso i particolari episodi della vita del Buddha, a tendenza del tutto mahāyāna, è il *Saundarāṇanda-kāya*, da alcuni ritenuto anteriore al *Buddhacarita*, nel quale è particolarmente narrata la vita di Nanda, fratellastro del Buddha, che, innamoratissimo della moglie Sundari, fu indotto dal Buddha, contro sua voglia e attraverso le più dure prove, ad abbandonarla e a farsi monaco.