ATENA ('ΑΘΉΝΗ)

ATENA ('Αθήνη). - Dea della Grecia. Il nome, probabilmente preellenico, deve forse esser messo in rapporto con quello della città greca che maggiormente la venerava, Atene: per alcuni la dea avrebbe preso il nome dalla città, per altri il nome della città sarebbe formato su quello della dea. È incerto l'aspetto originario di A. o divinità dei fenomeni celesti, o dea lunare: apparterrebbe al patrimonio comune delle tribù greche e il suo culto sarebbe dappertutto ugualmente originario. Per altri è divinità meteorica con tratti presi alla dea Istar dell'Asia Minore, o divinità orientale importata. Recentemente se ne è fatta la dea domestica minoica, divenuta poi la protettrice dei palazzi principeschi ed armata per la necessità dell'età micenea. Sarebbe raffigurata su una lastra di Mi-

Article illustration
Atena - Copia romana da un originale greco, detta A. Giustiniani. Musei Vaticani, Braccio Nuovo.
cene, dove, fra due adoranti, è uno scudo con braccia, gambe e testa femminili. Secondo altri proverrebbe dalla fusione di una dea vergine e guerriera esistente presso i Greci - Παλλάς, Pallade, « la vergine » - con la dea cretese dei palazzi di cui avrebbe preso il nome. Nessuna di queste ipotesi soddisfa. Sicuro è che la natura primitiva di A. e la sua origine ci sfuggono. L'origine minoica non è certa perché la dea dei palazzi principeschi è solo un'ipotesi e il culto di A. in Grecia è poco diffuso e tardo. In Omero A. ha già le caratteristiche delle età seguenti: balzata fuori dalla testa di Zeus, è interprete delle volontà del padre che le ha concesso un suo attributo, l'egida: è protettrice degli eroi, maestra di ogni arte, dea della guerra e delle battaglie, colei che insegna le migliori arti per conseguire la vittoria. È la dea poliade, protettrice della città e pegno della sua sorte: è strano però trovarla protettrice di Ilio e non delle città greche.

In seguito la natura guerriera di A. rimase solo in alcuni epiteti (A. Prômachos). Fu invece la dea della città nella sua più ampia espressione: il tempio era spesso sull'acropoli, frequentemente fu chiamata dal luogo dove era venerata: A. Alalcomena a Alalcomene in Beozia, A. Itona a Itonia in Tessaglia, A. Alea ad Alea e in altre località dell'Arcadia,

ecc., ma molte volte è semplicemente A. Poliade (Atene, Pergamo, Trezene, Sparta, ecc.). La protezione è incarnata nel Palladio, pegno dell'esistenza della città. Anfesa, Argo, Alalcomene ed altre città pretendevano di possedere il palladio originario portato da Troia. È dea delle arti e mestieri, specialmente dell'attività femminile, protegge i ceramisti e la metallurgia, avrebbe insegnato all'Attica la cultura dell'olivo. Veglia sulla salute pubblica, sul buon governo e sulle leggi.

A. ebbe culto diffusissimo in tutta la Grecia, ma il centro principale fu Atene. La più antica sede del culto era l'Eretteo, al limite nord dell'acropoli, dove era onorata con Posidone e Eretteo. Là eran le prove delle dispute con Posidone per il possesso dell'Attica, cioè la fonte salata sgorgata dalla roccia per il colpo del tridente del dio e l'olivo, dono di A. Nel 447 fu iniziato il Partenone, decorato dal genio di Fidia. Numerose erano le feste, le principali erano le Panatenaiche, con processione dal Ceramico all'Acropoli per l'offerta del peplo alla dea. Rivale di Atene nel culto di A. fu Pergamo: a partire del sec. III a.C. A. vi fu l'unica e potente protettrice della città, festeggiata nelle Panatenaiche e nelle Niceforie. A Corinto A. aveva feste e corse di fiaccole, forse di carattere lustrale; a Tegea A. Alea era venerata con Asclepio e Igea; sacerdotessa era una fanciulla, ma le iscrizioni ricordano anche un sacerdote, il tempio aveva diritto di asilo. Pure a Tegea, nel tempio di A. Poliàtis erano i capelli della Gorgone, che davano alla città la sicurezza di non essere conquistata. Ad Argo, la principale sede del culto peloponnesiaco, era dono votivo nel santuario sull'acropoli, un antico simulacro di Zeus con tre occhi già appartenuto a Priamo; la festa principale della dea consisteva in un bagno preparato da fanciulle con l'acqua dell'Inaco, bagno a cui gli uomini non potevano assistere. Nell'Elide A. è detta Μέγερ « madre »: le donne che la pregavano avevano subito figli: su questo si basano coloro che vedono in A. una dea madre. Antichi sembrano i culti della Beozia e della Tessaglia; in quello di A. Lindia a Rodi nel sacrificio non si usava il fuoco.

Numerosi sono i miti a cui A. è collegata, i più conosciuti sono la nascita e la lotta con Posidone per l'Attica. Nell'arte è presente nella Gigantomachia e nelle imprese degli eroi, Teseo, Eracle, Odisseo. In questa protezione si è veduto, a torto, un avanzo di antico matriarcato. In Etruria ed a Roma A. fu identificata con Minerva.

Nell'arte greca le statue arcaiche di A. si riconducono a due tipi; i palladia, cioè A. in piedi, minacciosa, con lo scudo imbracciato e la lancia, in atto di attaccare, e A. seduta con pólos e egida. Quest'ultimo tipo sembra essere più antico del primo. In seguito A. seduta sparisce: A. è rappresentata in piedi, armata, sempre tranquilla e dignitosa.

BIBL.: L. R. Farnell, The Cults of the Greek States, II, Oxford 1896, pp. 258-423; D. Le Lasseur, Les déesses armées, Parigi 1919, pp. 1-157; 303-38; 355-62; U. V. Wilamowitz, Der Glaube der Hellenen, I, Lipsia-Berlino 1932, pp. 234-37; II, ivi 1932, pp. 162-68; L. Deubner, Attische Feste, Berlino-Lipsia 1932; M. Nilsson, Geschichte der griechischen Religion, I, Monaco 1941, pp. 322-23; 405-16. Per Pergamo: E. Ohlemutz, Die Kulte und Heiligtümer der Götter in Pergamon, 1940, pp. 16-59. Per la Sicilia: E. Ciaceri, Culti e miti nella storia dell'antica Sicilia, Catania 1911, pp. 153-57. Luisa Banti
Cite this article

“ATENA ('ΑΘΉΝΗ).” Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), p. 190. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/atena-athene.