ATENA (ΑΘΗΝΉ)

ATENA (Αθηνή). - Dea della Grecia. Il nome, probabilmente preellenico, deve forse esser messo in rapporto con quello della città greca che maggiormente la venerava, Atene: per alcuni la dea avrebbe preso il nome dalla città, per altri il nome della città sarebbe formato su quello della dea. È incerto l'aspetto originario di A. o divinità dei fenomeni celesti, o dea lunare: apparterrebbe al patrimonio comune delle tribù greche e il suo culto sarebbe dappertutto ugualmente originario. Per altri è divinità meteorica con tratti presi alla dea Ištar dall'Asia Minore, o divinità orientale importata. Recentemente se ne è fatta la dea domestica minoica, divenuta poi la protettrice dei palazzi principeschi ed armata per la necessità dell'età micenea. Sarebbe raffigurata su una lastra di Mi-

ATENA - ATENAGORA

Acc, ma molte volte è semplicemente A. Poliade (Atene, Pergamo, Trezene, Sparta, ecc.). La protezione è incarnata nel Palladio, pegno dell'esistenza della città. Anfissa, Argo, Alcalomene ed altre città pretendevano di possedere il palladio originario portato da Troia. È da delle arti e mestieri, specialmente dell'attività femminile, protegge i ceramisti e la metallurgia, avrebbe insegnato all'Attica la cultura dell'olivo. Veglia sulla salute pubblica, sul buon governo e sulle leggi.

A. ebbe culto diffusissimo in tutta la Grecia, ma il centro principale fu Atene. La più antica sede del culto era l'Eretteo, al limite nord dell'acropoli, dove era onorata con Posidone e Eretteo. Là eran le prove delle dispute con Posidone per il possesso dell'Attica, cioè la fonte salata sgorgata dalla roccia per il colpo del tridente del dio e l'olivo, dono di A. Nel 447 fu iniziato il Partenone, decorato dal genio di Fidia. Numerose erano le feste, le principali erano le Panatenaiche, con processione dal Ceramico all'Acropoli per l'offerta del pelpo alla dea. Rivale di Atene nel culto di A. fu Pergamo: a partire del sec. III a.C. A. vi fu l'unica e potente protettrice della città, festeggiata nelle Panatenaiche e nelle Niceforie. A Corinto A. aveva feste e corse di faccole, forse di carattere lustrale; a Tegea A. Alea era venerata con Asclepio e Igea; sacerdotessa era una fanciulla, ma le iscrizioni ricordano anche un sacerdote, il tempio aveva diritto di asilo. Pure a Tegea, nel tempio di A. Poliátis erano i capelli della Gorgone, che davano alla città la sicurezza di non essere conquistata. Ad Argo, la principale sede del culto peloponnesiaco, era dono votivo nel santuario sull'acropoli, un antico simulacro di Zeus con tre occhi già appartenuto a Priamo; la festa principale della dea consisteva in un bagno preparato da fanciulle con l'acqua dell'Inaco, bagno a cui gli uomini non potevano assistere. Nell'Elide A. è detta Μήτηρ, ma d'oro: le donne che la pregavano avevano subito figli: su questo si basano coloro che vedono in A. una dea madre. Antichi sembrano i culti della Beozia e della Tessaglia; in quello di A. Lindia a Rodi nel sacrificio non si usava il fuoco. Numerosi sono i miti a cui A. è collegata, i più conosciuti sono la nascita e la lotta con Posidone per l'Attica. Nell'arte è presente nella Gigantomachia e nelle imprese degli eroi, Teseo, Eracle, Odisseo. In questa protezione si è veduto, a torto, un avanzo di antico matriarcato. In Etruria ed a Roma A. fu identificata con Minerva.

Nell'arte greca le statue arcaiche di A. si riconducono a due tipi; i palladia, cioè A. in piedi, minacciosa, con lo scudo imbracciato e la lancia, in atto di attaccare, e A. seduta con pólos e egida. Quest'ultimo tipo sembra essere più antico del primo. In seguito A. seduta sparisce: A. è rappresentata in piedi, armata, sempre tranquilla e dignitosa.

BIBL.: L. R. Farnell, The Cults of the Greek States, II, Oxford 1896, pp. 285-423; D. Le Lasserre, Les diesses armées, Parigi 1910, pp. 1-157; 303-38; 355-62; U. V. Wilamowitz, Der Glaube der Hellenen, I, Lipsia-Berlino 1932, pp. 234-37; II, ivi 1932, pp. 162-68; L. Deubner, Attische Feste, Berlino-Lipsia 1932; M. Nilsson, Geschichte der griechischen Religion, I, Monaco 1941, pp. 322-3; 405-16. Per Pergamo: E. Ohlemutz, Die Kulte und Heiligtümer der Götter in Pergamon, 1940, pp. 16-59. Per la Sicilia: E. Ciaceri, Culti e miti nella storia dell'antica Sicilia, Catania 1911, pp. 153-57.