ASTRALI, DIVINITÀ

ASTRALI, DIVINITÀ. - La naturale tendenza ad animare le cose ha popolato anche il cielo, nelle sue manifestazioni planetarie ed astrali, di esseri di- vini, e intessuto intorno ai medesimi una vastissima rete di miti. I principali corpi celesti, che sono stati ognora oggetto di adorazione e tema di miti, sono il Sole, la Luna e i cinque pianeti Marte, Mercurio, Giove, Venere e Saturno, il cui elenco settenario, proveniente dall'antica Babilonia, patria dell'astrolo- gia, è passato e si mantiene tuttora nella denomina- zione dei giorni della settimana della civiltà occiden- tale, escluso tuttavia l'uso liturgico della Chiesa, che li nomina, a cominciare dalla domenica, secondo il loro ordine progressivo (feria II, ecc.), fino al sabato, che mantiene il suo nome ebraico, mentre la feria I è la domenica, giorno, per eccellenza, del Signore.

Il posto eminente, che gli astri hanno preso nel pan- theon di tutti i popoli, si spiega considerando la loro nobile e luminosa apparenza, il loro periodico apparire e sparire, giornaliero, mensile, annuale, il loro improvviso oscurarsi (eclissi), il loro presentarsi in congiunzione periodica con il sole (zodiaco). Sebbene la luna sia il pianeta che, in con- siderazione della mensile periodicità delle sue fasi - origine prima del calendario -, ha dato occasione alla più antica e più varia fioritura di miti, è il sole che, nelle grandi civiltà dell'Oriente antico, Babilonia ed Egitto, sotto i nomi ri- spettivamente di Marduk e di Rie (Ra, Rè) ha preso ben presto il primo luogo, collocandosi al centro di quei si- stemi teologici.

Dalla Babilonia il culto delle d. a. si irradiò nell'Oc- cidente durante l'età ellenistica, riconquistando spiritual- mente, a beneficio dell'antica capitale caldea, quanto essa aveva politicamente perduto con la conquista di Alessandro. Lo studio scientifico dei pianeti comincia a Babilonia nel sec. VII a. C. e subito vi si attua l'identificazione di essi con altrettante divinità del pantheon caldeo: la luna con Sin, Marte con Nergal, Mercurio con Nabu, Marduk con Giove, Istar con Venere, Ninib con Saturno, Samas con il Sole. La filosofia e il pensiero religioso ellenistico da Talete attraverso Pitagora fino ad Aristotele e poi al neo- pitagorismo e neoplatonismo si orientarono sempre più de- cissamente nel considerare astrale la natura della divinità e nel considerare le stelle come la dimora beata delle anime dopo il pellegrinaggio terreno (v. CATASTERISMO).

E poiché gli astri hanno una traiettoria fissa e immuta- bile, se ne trasse la conseguenza che l'influsso da essi esercitato sulla natura e sugli uomini si può conoscere e prevedere grazie ai principi di una particolare scienza (v. ASTROLOGIA), ma non si può evitare, donde una visione fatalistica della vita (v. MANILIO), a cui lo stoico si rassegna ma a cui il popolo cerca di sottrarsi, ricorrendo alle arti della magia.

Sintesi di questa filosofia religiosa astrale fu, durante l'epoca imperiale romana, la cosiddetta teologia solare, che è appunto il culto della scienza astronomica dei Caldei, giunto in Occidente attraverso il filtro del pensiero stoico, e che consiste nel considerare tutte le divinità come altret- tanti particolari aspetti del sole e nel considerare il sole stesso come la manifestazione più alta dell'Essere supremo ineffabile. Essa dunque, per la sua tendenza ad unificare il mondo divino, finì per costituire la sintesi religiosa del paganesimo di fronte al pensiero cristiano.

BIBL.: F. X. Kugler, Sternkunde und Sterndienst in Babel, Münster 1907-24; F. Cumont, La théologie solaire du paganis- me romain, in Mem. Acad. Inscrip., Parigi 1912; E. Maas, Die Tagesgüter in Rom und den Provinzen, Berlino 1912; L. Thorndike, A history of magic and experimental science, Nuova York 1923; C. Bezold, Fr. Boll, W. Gundel, Sternglaube und Sterndienst, 4a ed., Lipsia 1931; Fr. Boll, W. Gundel, Stern- bilder, Sternglaube und Sternsymbolli bei Griechen und Römern, in Roscher, Lexikon der Mythologie, VI, Nachtr. A-Z, coll. 867-1071. Nicola Turchi