ASVIN. - Ai «padroni dei cavalli» (*Asvin*) e cavalieri, che destati dall'Aurora, compaiono insieme nel cielo mattutino, il *Rgveda* (v. dedica 54 inni. Sono invocati a coppia, ma gemelli non sono perché «nacquero in luoghi diversi» (Rg., I, 181, 4; V, 73, 4). Sul veloce carro d'oro, a tre ruote e tre posti, tirato da cavalli che volano o anche da uccelli, fanno in un giorno solo il giro del cielo e della terra. Miele stilla dalla loro frusta, dispensiera di doni, con la quale il pio sacrificatore prega sia aspersa la sua offerta. Suryā, personificazione femminile del sole, attratta dalla giovane bellezza degli A., sale sul loro carro e li sceglie come sposi. Da allora gli A. compiono in compagnia della sposa, chiamata anche «figlia del sole», il quotidiano viaggio. Per quanto il confronto con i Dioscuri greci, anch'essi celebri cavalcatori e benefattori degli uomini, consenta di affermare che il mito è d'origine indo-europea, non è chiaro il fenomeno naturale che gli A. personificano. L'interpretazione più comune è ch'essi rappresentino il pianeta Venere nel suo doppio aspetto di Lucifero ed Espero, e che le due personificazioni siano insieme invocate all'alba perché l'adorazione serale non è accetta agli dèi. Gli A. sono anche miracolosi largitori di grazie, minutamente indicate nell'inno I, 116 del *Rgveda*. Medici divini, guariscono le malattie, rendono la vista ai ciechi, la
gioventù ai vecchi e, come i Dioscuri, salvano dal naufragio i naviganti in pericolo. Gli A. sono anche chiamati nástaya, epiteto di oscuro significato, tradizionalmente interpretato « i veritieri » (na-asatya).