ASTARTE

ASTARTE. - È il nome greco della dea principale dei Caldei. Nel testo ebraico del Vecchio Testamento vien chiamata 'Aštoreth invece di 'Aštereth con pronuncia tendenziosa secondo la parola bōšeth «vergogna», per esprimere il disprezzo verso di essa. Il plurale è 'Aštāroth. La Volgata usa il nome in I Reg. 11, 5, 33. Il plurale si trova in Iudc. 2, 13; 3, 7, ecc., e viene spiegato analogamente al plurale di Baal. Il nome A. è un'altra forma del nome della dea babilonese Ištar, della dea aramaica 'Attar (Atargatis) e del dio arabo 'Attar.

A. venne venerata specialmente dai Fenici, così che nel Vecchio Testamento vien chiamata la dea dei Sidoni (I Reg. 11, 5, 33; II Reg. 23, 13). Nella Fenicia furono trovate molte figure di essa, che ivi aveva templi; anche nei nomi propri apparisce il nome di A., come ad es. Abdastart, Bodastart, Amastart, e i re dei Fenici si chiamavano sacerdoti di A. Dalla patria il culto venne diffuso nelle colonie, come mostrano molte iscrizioni trovate nell'isola di Cipro a Larnaka, a Malta, nella Sicilia, nella Sardegna ed a Carragine. Anche i Filistei resero culto alla dea, come dimostra il tempio di A. a Betan, nel quale furono collocate le armi di Saul ucciso nella battaglia di Gelboe (I Sam. 31, 10). Ebbe culto anche presso i Moabiti, come si rileva dalla colonna del re Mesa, nella quale (rigo 17) occorre il nome 'Aštart-Kemof. Altre tracce del culto di A. si trovano nella Siria, cioè a Ieropoli, a Eliopoli, ed anche nel Harran.

Gli Israeliti, appena entrati nella Palestina, cominciarono a render a Baal e ad A. (Iudc. 2, 13; 10, 6; I Sam. 12, 10) un culto che durò fino agli ultimi tempi dei due regni israelitici; perfino il re Salomone eresse negli ultimi suoi anni un tempio ad A. (I Reg., 11, 5, 33). Estirpato dal terzo successore di Salomone, il re Asa (I Reg. 15, 12-13), il culto di A. si sviluppò nel regno settentrionale d'Israele, poiché il re Acab sposò Jezabel, figlia di Etbaal, re dei Sidoni, la quale introdusse nella sua nuova patria il culto di Baal e di A. (I Reg. 16, 31-33; 18, 19). La figlia di Jezabel, Atalia, andata sposa a Joram, re di Giuda, introdusse di nuovo in Gerusalemme il culto della dea (II Reg. 8, 18; II Par. 24, 7, 18), dove rimase poi fino ai tempi di Geremia, cioè fino allo sfacelo del regno di Giuda; ed anche allora le donne ebree offrivano ad A. focacce e libagioni (Ier. 7, 18; 44, 17-19, 25).

Come mostrano molti dei passi citati del Vecchio Testamento, A. venne venerata unitamente a Baal anche insieme con l'esercito celeste (II Reg. 23, 4) cioè con le stelle, e i cultori di essa la chiamavano «regina del cielo» (Ier., loc. cit.). Essa, come l'Ištar dei Babilonesi, venne identificata col pianeta Venere ed aveva dunque carattere astrale. Come Baal, essa rappresenta la forza della natura ed è il principio femminile, passivo, produttivo, materno. Ad essa era sacra la colomba e il cippo; era la dea della fecondità, ma anche della guerra, della distruzione. Perciò il culto di essa era osceno ed anche crudele, e vi erano annessi i sacrifici umani e la prostituzione.

In molti passi citati del Vecchio Testamento nel testo ebraico viene nominata l''Ašterah, parola che i Settanta traducono ἄλσος e la Volgata: nemus o lucus, (boschetto), così Iudc., 6, 25, 30; II Reg., 21, 3; 23, 4; II Par., 33, 3. Questa traduzione però non può esser giustificata, giacché in quasi tutti i passi la parola 'Ašterah si trova insieme con altre parole che significano divinità o loro simulacri; si legge poi spesso che non si deve fare un''Ašterah, porla, fabbri-

carla, e che questa deve essere rimossa e bruciata, ecc.; frasi che non convengono ad un boschetto, ma piuttosto a un simulacro. Poi in molti passi vien nominata l' Ašerāh insieme a Baal (Iudc. 3, 7; I Reg. 18, 19; II Reg. 23, 4), ciò che dimostra che si tratta di una divinità. Comunemente l' Ašerāh vien identificata con A., e a ragione perché i nomi vengono usati promiscuamente nella Bibbia; così (Iudc. 2, 13; 10, 6; I Sam. 7, 4; 12, 10) vien nominato il dio Baal insieme con A. (Iudc. 3, 7) insieme con Ašerāh. Le antiche versioni non di rado mettono Ašerāh in luogo di A. Il simulacro di Ašerāh era un cippo di legno, che i Cananei posero accanto agli altari di Baal (Ex. 34, 13; Deut. 7, 5; Iudc. 6, 25, ecc.). Come A., Ašerāh era il principio femminile, concipito, la madre della vita e la dea dell'amore, come l'Afrodite dei Greci e la Venere dei Romani.

BIBL.: M. J. Lagrange, Etudes sur les Relations sémiques, Parigi 1903, pp. 119-39; F. X. Kortleitner, De Polytheismo universo, Innsbruck 1908, pp. 237-55; J. Plessis, Etudes sur les textes concernant Istar-A, Parigi 1921. - Per le immagini di A. vedi H. Gressmann, Altorientalische Bilder zum Alten Testament, 2ᵃ ed., Berlino-Lipsia 1927, nn. 223, 278, 285, 290, 358, 359, 522. Arduino Kleinhans
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“ASTARTE.” Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), p. 152. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/astarte.