ASTROLOGIA

ASTROLOGIA. - È l'arte di conoscere il futuro osservando l'aspetto, la posizione e le influenze dei pianeti e delle costellazioni.

1. STORIA

Una tale arte fu patrimonio, in grado diverso, di tutti i popoli, civili e primitivi, e fu, fin dalle

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(da M. Manilus, Astronomica, ed. Parigi 1679, p. 252) ASTROLOGIA - Quadratura dei dodici luoghi o 'case celesti per determinare l'influsso dei pianeti e delle costellazioni.
origini, strettamente connessa con l'astronomia, tanto che, nel mondo mediterraneo, una distinzione si cominciò a fare appena dal 1 sec. d. C. e soltanto nel sec. XIV si differenziò nettamente l'a. giudiziaria, volta a formulare giudizi sui caratteri delle persone, a predeterminare la sorte d'un'impresa o d'un essere umano, ad interpretare il significato arcano di fatti naturali o straordinari, da quella che aveva per oggetto semplicemente lo studio della volta celeste.

Presso i primitivi l'a. riveste particolare importanza, pur senza assurgere al grado di conoscenza superiore, per mancanza delle cognizioni necessarie alla pseudo-scientifica cartografia dell'a. giudiziaria. Infatti il corso degli astri è spesso in stretta connessione con le pratiche agricole e con le grandi battute di caccia o di pesca, importantissime per la vita della tribù. Così, mentre la volta celeste diviene oggetto di costante osservazione, si tende a trarre dal cielo pronostici e auspici e vengono attribuiti peculiari poteri nel controllare gli eventi umani a quelle nature celesti che son ritenute fornite di poteri simili a quelli degli uomini. I Malaya, ad es., hanno addirittura un elaborato sistema nel quale l'anno è diviso in periodi propizi e sfavorevoli, dipendenti dalla rotazione dei giorni, ciascuno connesso con divinità, pianeti e colori; e tutti i selvaggi, in generale, sono inclini a credere che un fanciullo nato sotto il segno del Leone sia in possesso di qualità leonine. Anche tra i primitivi d'America era senza dubbio in voga un sistema di a.: nei codici messicanti è compreso il Tonalamanti, libro dei giorni fortunati e sfortunati, e chiare testimonianze si hanno dell'esistenza d'una classe sacerdotale che si dedicava alla divinazione con l'osservazione delle stelle nel Messico, nel Guatemala e nel Perù.

Tuttavia è nel mondo mediterraneo che l'a., unita all'astronomia e alla religione, ha avuto il suo nascimento: e precisamente, secondo l'affermazione di Diodoro Siculo, nella vallata intermedia del Tigri e dell'Eufrate, là dove «un'ineguagliabile purezza atmosferica permette di vedere le stelle più vicine e più chiare di quanto non sia possibile altrove». La no-

tizia di Diodoro Siculo ebbe, nella seconda metà del secolo scorso, singolare conferma, che una serie di scavi sul suolo dell'antica Ninive mise in luce la biblioteca del re Assurbanipal (668-626 a. C. ca.), composta di ca. 4000 tavolette scritte in caratteri cuneiformi, contenenti testi originali, predizioni astrologiche e iscrizioni esegetiche. La parte dottrinale di tale biblioteca rimanda ad un'opera generale, intitolata, dalle parole iniziali del suo primo periodo, «Come Anu, Enlil...», e il cui autore, certo risalente oltre il VII sec., ci è rimasto sconosciuto. Siamo invece informati, dalle predizioni astrologiche conservate, delle conoscenze astronomiche dei Babilonesi-Assiri, e degli oggetti verso i quali si dirigeva la loro indagine. Oltre ai 7 pianeti erano note 270 fra stelle e costellazioni (esiste un solo vocabolo, nei testi, ad indicare le une e le altre), i simboli dello Zodisco (v.), (dall'Epopea di Gilgamef fino all'epoca dei Seleucidi e degli Arsacidi in numero di 11, in quanto le Bilance erano considerate le branchie dello Scorpione) e le comete. Un così vasto e preciso patrimonio di conoscenze astronomiche dette un grande impulso all'arte di predire il futuro dal corso degli astri, dall'osservazione dei fenomeni celesti e atmosferici. E le osservazioni vennero ridotte a sistema dai sacerdoti babilonesi, che formavano una classe ereditaria il cui capostipite era Eumedmanki, il settimo dei re anteriori al diluvio secondo il catalogo di Beroso, che, a sua volta, sarebbe stato iniziato all'arte divinatoria dagli dèi Šamaš e Adad. Questi sacerdoti, che avevano il preciso incarico di sorvegliare il cielo dagli osservatori di Ninive e di Borsippa, ritenevano personificate nei pianeti le loro divinità, e seguivano il verificarsi delle eclissi solari e lunari. Le predizioni avevano dunque un carattere ufficiale (riguardavano per lo più il re e il destino del paese) ed erano in stretto rapporto con la religione. Il metodo dell'indagine astrologica comprendeva l'osservazione dell'intensità e del colore della luce della stella o del pianeta all'alba e al tramonto, della connessione con altri pianeti, ecc. Mentre questi dati interessavano la luna, il sole e Marte, per i rimanenti si considerava più che altro l'unione con altri pianeti; pure le comete, le meteore, i venti e le tempeste erano posti in dipendenza dei pianeti e delle stelle. La straordinaria semplicità della lingua in cui si esprimono le predizioni astrologiche ha fatto pensare a taluno che in questi casi il babilonese sia la traduzione di analoghe predizioni in lingua sumerica (dunque di una popolazione non semitica) il che rimanderebbe l'origine dell'a. addirittura alla soglia del III millennio a. C.

A partire dai secc. VI e V a. C. l'a. cominciò a diffondersi da Babilonia: prima in Persia (da frequenti allusioni nella letteratura sassanide si ricava che gli astrologi facevano calcoli riguardanti la propizia o sfavorevole congiunzione delle stelle) poi in India (donde passò in tutta l'Asia, soprattutto dopo che i rapporti fra India e Grecia, divenuta ormai matura in questa scienza, diedero un carattere più scientifico alle conoscenze), infine in Grecia.

Anteriormente all'età ellenistica non sembra che la cultura greca si sia occupata volentieri dell'a. Nell'età cretese-micenea, non appaiono di frequente, almeno dai risultati delle ricerche archeologiche, i simboli del sole, della luna e delle stelle. Nell'epica solo Venere sembra essere nota dalle frequenti citazioni di Omero. Con l'inizio della speculazione ionica cominciano a dar frutto gli insegnamenti, diretti o indiretti, dell'Oriente: Talete e i suoi successori conoscevano

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ASTROLOGIA - Figurazioni dei pianeti: Marte, Sole, Mercurio, Venere, Manoscritto del sec. XV - Tubinga, Biblioteca Universitaria.
(da A. Hauber, Pianetendinderbilder u. Sternbilder, Strasburgo 1920)
il sistema per predeterminare, sembra, un'eclissi solare, il numero dei pianeti, il nome e la collocazione delle principali costellazioni, la divisione della giornata in 12 ore, ecc. Ma si trattava di conoscenze allo stato primitivo, e del tutto scevre, come sarà per l'intero periodo classico, di ogni attribuzione di significato religioso agli astri. (Solo in seguito, probabilmente dai pitagorici, ciascun pianeta fu consacrato a una determinata divinità). In questo tempo, comunque, comincia ad apparire il nome dell'a. La scuola di Pitagora, e lo stesso maestro, sono sotto l'influenza del fatalismo orientale: qui per la prima volta appare l'idea dell'armonia del cosmo, quindi la possibilità di considerare benevolmente l'idea d'un influsso del cielo sulla terra. Questa non è ancora a. nel senso stretto del termine, ma è l'inizio dell'epoca nella quale giungeranno in Grecia sempre più distinte le religioni orientali e le credenze astrologiche. È nell'età dell'ellenismo che questi insegnamenti conquistano i Greci. Poco tempo prima si era ancora in una situazione tale che Eudosso, amico di Platone, negava ai « Caldei », gli astronomi dell'Eufra-te, ogni conoscenza, benché a lui stesso fosse nota la meteorologia e l'a. dei Babilonesi. In Teofrasto, invece, discepolo di Aristotele, scopriamo una profonda ammirazione per la scienza dei Caldei. L'a. venne conosciuta a poco a poco dalle Storie babilonesi di Beroso, il sacerdote di Bèl a Babilonia. Egli, fondata a Cos una scuola di a. alla quale accorsero discepoli famosi, scrisse un'opera che dedicò ad Antioco I di Siria, nella quale per la prima volta presentava esaurientemente ai Greci la storia degli dèi e della creazione babilonese, assieme alla loro « filosofia » cioè l'astronomia e l'a., che egli indicava come la « sapienza di Bèl ». Qualche simile apparizione seguì questo pri-

mo insegnamento, e la traduzione di piccoli testi babilonesi aiutò l'opera di Beroso. « Il seme cadeva in un terreno fertile: l'a., immobilizzata per lunghi secoli in una tradizione ieratica, comincia a sottomettersi alla discussione, travagliata e trasformata dal genio inventivo degli Elleni, e a quest'epoca, inizio del III sec., da religione orientale diviene scienza ». Scienza che trova il suo sostegno nella dottrina filosofica dell'unità cosmica, per la quale l'universo, formato di quattro o cinque elementi (acqua, terra, aria, fuoco, etere) è sottoposto ad un continuo scambio di azioni e di reazioni tra i medesimi. In questo sistema l'a. si trova unita ad altre pseudo-scienze, alchimia, medicina astrologica, magia ecc., cioè a quelle scienze occulte (v. occultismo) che poi terranno il campo fino a tutto il Rinascimento. Anche l'uomo, paragonato a un piccolo mondo (μικρός κόσμος), è teatro di questo processo di scambi, e in alcuni testi ogni parte del corpo umano è sotto l'influsso d'un elemento o d'un pianeta o d'un corpo celeste. Si crea in questo modo una mitologia ancor più fantastica di quella della tradizione. Le leggi naturali, sottoposte a tali influssi, non sono più intelligibili con la ragione, ma richiedono una particolare scienza occulta del tutto, non scevra di colorazione religiosa. Non più distinzione, allora, tra scienza e religione, là dove l'unità del tutto è, non un ordine di formole o un sistema di leggi, ma una unità di cose concrete.

Non mancarono per l'a. polemiche violente: Carneade mise a cimento tutte le sue arti dialettiche per confutarne la possibilità; Panezio, invece, si staccò dal maestro su questo punto e accordò il suo favore alla nuova scienza; e ancor più Posidonio d'Apamea. E le dispute poterono dirsi chiuse quando, alla metà circa del II sec. d. C., apparve il Tetrabiblio o Quadripartito, famosa opera di Tolomeo, un prodotto del progresso dell'a. e della matematica nella scuola di Alessandria.

A Roma l'a. compare al tempo delle guerre puniche. Viene portata da schiavi orientali, nella massima parte greci. Il Senato romano, geloso custode delle tradizioni cittadine, si oppose all'a., come a tutti i culti stranieri che, a cominciare da quest'epoca, iniziano la loro infiltrazione in Italia. Avversari dell'a. furono in special modo gli aruspici, e numerosi sono gli editti che interdicono l'esercizio dell'arte caldea. Tuttavia l'a. si fa strada: e alla fine dell'età ellenistica le legioni di Cesare portano in ogni luogo il simbolo del Toro, segno zodiacale di Venere, la progenitrice della « gens Iulia »; mentre Augusto lascia pubblicare il suo oroscopo e coniare monete con l'astro della sua nascita, il Capricorno. Il trionfo dell'a. può dirsi completo quando i culti orientali, soprattutto il mitraismo, trionfano della antica religione romana. Marco Manilio, nell'età di Augusto e Tiberio, scrisse il poema Astronomicon; astrologi troviamo accanto agli imperatori in qualità di consulenti, famoso fra tutti Babilo, l'astrologo di Nerone, che tentò di accordare a. e aruspicina. Cicerone, Tacito, Plinio il Vecchio si schierarono contro l'a., che trovò invece il favore di Seneca.

Il cristianesimo si oppose strenuamente all'arte caldea, che combatté per ragioni morali, come arte diabolica.

Del resto è ovvio che l'a. degenera in una forma di superstizione quando dalla posizione e dal movimento degli astri si vuol dedurre con certezza il verificarsi o il corso di eventi che sono il prodotto delle volontà libere degli uomini; cessa invece di essere tale quando ci si limita a formulare delle congetture

tenuto conto dell'influsso innegabile che gli astri hanno sulla terra, sugli organismi viventi e quindi, di riflesso, sull'anima umana (v. OROSCOPO; ZODIACO).

Un buon terreno su cui vegetare, l'a. trovò nell'islamismo: Maometto per primo insegnava la assoluta dipendenza da Dio e la completa schiavitù dell'uomo, dando origine quindi a un illimitato determinismo; non solo, ma il culto stellare dell'antico paganesimo arabo, faceva sentire le sue conseguenze. L'abbondanza di scritti astrologici in arabo è prodigiosa. Teofilo di Edessa, astrologo alla corte del califfo al-Mahdi, afferma che l'a. è la regina delle scienze, mentre Avicenna si scaglia contro la sua futilità. La tendenza positiva e illuministica della filosofia araba, che si annoda a Averroè, era favorevolmente disposta, invece, verso essa. In Italia troviamo lo Studio padovano con Pietro d'Abano e Cecco d'Ascoli tutto impregnato di dottrine astrologiche, e alla corte di Federico II Michele Scoto professa un astrologismo mitigato secondo il quale gli astri sono i segni degli avvenimenti. Intanto, sempre nel sec. XIII, è celebre Guido Bonatti che, al servizio di Guido da Montefeltro, sale a Forlì sulla torre di S. Mercuriale, prima d'ogni azione di guerra, ad interrogare le stelle.

L'Umanesimo e il Rinascimento tennero in gran pregio l'a. «Nessuna meraviglia quando si pensi che l'a. trovava il suo posto nell'ideale, allora professato, di una natura umana che vive in pieno consenso e in attivo scambio di influssi con la rimanente natura; dovunque nel mondo si riconoscono energie analoghe a quelle dell'uomo. Lo spirito umano opera con mirabile efficacia e finalità sul proprio corpo; così agisce sugli altri, e questi, a loro volta animati, tra loro, e l'anima del mondo su tutti. I cieli, pertanto, agiscono sulla terra. E questo motivo filosofico si snoda in un momento di passività e di eteronomia che trova la sua espressione appunto nell'a. che fa la vita umana determinata dagli astri, schiava di congiungimenti e di opposizioni che son fuori del suo potere». Da questo momento l'a. si sdoppia in naturale (astronomia) e giudiziaria. Tutte le università hanno un professore d'a. Tuttavia non mancarono gli oppositori: Pico della Mirandola, p. es. con le sue Disputaciones in astrologiam, che, attingendo in parte all'autorità dei Padri della Chiesa, in parte all'esperienza, si scaglia contro l'a. che «corrompe la filosofia, adultera la medicina, infirma la religione, produce e diffonde la superstizione, favorisce l'idolatria, rende gli uomini miseri, ansiosi, fatalisti, e di liberi li fa servi e infelici in tutte le loro azioni». Ed altri avversari l'a. trova in Girolamo Savonarola (Adversus astrologos) e in Geminiano Montanari (L'A. convinta di falso). Ciò nonostante papa Giulio II incarica gli astrologi di scegliere il giorno per la sua incoronazione, Paolo III di determinare le ore migliori per ogni concistoro, e Leone X colloca addirittura un professore di a. alla Sapienza.

Ma erano gli ultimi bagliori. Con lo sviluppo del metodo sperimentale l'a. cominciò a perdere terreno, ed ai primi del '700 fu completamente negletta. Una ripresa venne tentata dagli occultisti alla fine del sec. XVIII, ma proprio in quest'epoca la scoperta di due nuovi pianeti, Urano e Nettuno, sconvolse tutti i postulati astrologici, segnandone la fine.

Le principali forme di a. coltivate dai Greci nel 1 sec., le stesse poi, non senza qualche mutamento, fiorenti fino al tardo Rinascimento, furono, secondo il Nallino, il «sistema delle interrogazioni», per soddisfare le esigenze della vita quotidiana; il «sistema

delle elezioni», per determinare il momento propizio all'inizio d'un'azione; e il «sistema della natività», diretto a conoscere i futuri eventi di persone, popoli, città, ecc., studiando l'influenza della costellazione e del pianeta che in un particolare momento si trovava all'orizzonte orientale, secondo le indicazioni dell'astro-labio. Una simile operazione si diceva «ascendente» o, grecamente, «oroscopo» (v.). Nel tirare l'oroscopo si doveva ben zodiaco (v.) apparivano i pianeti, variando il loro influsso da segno a segno, e quali costellazioni e pianeti dominavano allora il cielo.

BIBL.: A. Bouché-Leclercq, L'A. grecque, Parigi 1899; Catalogus codicum astrologorum graecorum, ed. da F. Cumont, F. Boll, W. Kroll, ecc. Bruxelles 1899 segg.; F. Boll, Sphaera, Lipsia 1903; F. X. Kugler, Sternkunde und Sterndienst in Babel, Münster 1907 segg.; F. Cumont, A. and Religion among the Greeks and the Romans, Nuova York 1912; F. Saxl, Beiträge zu einer Geschichte der Planetendarstellungen im Orient, in Der Islam, 3 (1912) pp. 151-74; L. Thorndike, A history of magic and experimental science, Nuova York 1923; F. Boll, C. Bezold, W. Gundel, Sternglaube und Sterndestung, 4ª ed., Lipsia 1931; F. Boll e W. Gundel, Sternbilder, Sternglaube und Sternsymbolik bei Griechen und Römern, in Roscher, Lexikon der Mythologie, VI, Nachtr. A-Z, coll. 867-1071; A. J. Festugière, La Révélation d'Hermès Trismégiste, Parigi 1944, passim. Mario Camozzini

2. L'A. E LA CHIESA. - A portare un retto giudizio sull'a. e comprendere le ragioni dell'intervento della Chiesa e delle condanne da essa emanate, bisogna distinguere due specie di a., la naturale e la giudiziaria. Ambedue hanno per oggetto la previsione e predizione di eventi futuri; ma, mentre l'a. naturale si fonda sulla ricerca e la conquista logica e scientifica delle leggi fisiche dell'universo, l'a. giudiziaria pretende di determinare gli influssi dei corpi celesti sugli esseri terrestri e specialmente sull'uomo, formulando, per mezzo di certe regole, delle conclusioni sulle varie sorti degli individui e dei popoli considerando e calcolando semplicemente la configurazione e la posi-

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ASTROLOGIA - Sole e costellazioni zodiacali e i loro influssi sugli uomini - Manoscritto del sec. XV - Erfurt, museo Civico.
(da A. Hauker, Planetenkinderbilder u. Sternbilder, Strasburgo 1928)
zione dei pianeti in certe determinate ore della loro vita (ad es., nascita, matrimonio, commerci, guerre, ecc.). Essa entra così nel campo della morale e della religione, in quanto insegna che quest'influsso è elemento determinante e decisivo sulla storia, sulla vita, sulle azioni e perciò anche sulla medesima economia della salvezza eterna degli uomini. « Gli astrologi, attesta s. Agostino, pretendono che vi sia nel cielo la causa inevitabile del peccato : son Venere o Saturno o Marte, che ci han fatto compiere questa o quell'azione, volendo così che sia senza colpa l'uomo, che è carne e sangue e verminosa superbia, e la colpa ricada sopra colui che ha creato e regge il cielo e le stelle » (Confess., IV, cap. 3).

Ora la Chiesa, mentre non ha mai avuto né mai avrà nulla da dire contro l'a. naturale, perché la vera scienza non troverà mai nulla, nelle sue ricerche, che sia contro la religione, non poteva non intervenire, ed anche energicamente, contro l'a. giudiziaria, perché questa finiva col negare da una parte il libero arbitrio dell'uomo e dall'altra la provvidenza e la volontà salvifica di Dio, gettando le anime in balia di una disperata fatalità.

Gli stessi pagani, i quali allo stato delle cognizioni scientifiche di allora difficilmente sapevano e potevano in questo campo segnare i limiti tra la vera scienza e l'impostura superstiziosa e chiamavano perciò gli astrologi indifferentemente con i vari nomi, considerati equivalenti, di astronomi, astrologi, matematici, planetari, genetliaci, caldei, babilonii, avevano parole di sdegno e di disprezzo per i culti dell'a. giudiziaria. « Mathematici genus hominum potentibus infidum, sperantibus fallax » (Tacito, Hist., I, 22). E Cicerone: « Contemnamus Babylonios et eos qui ex Caucaso, coeli signa servantes, numeris et motibus stellarum cursus persequuntur ; condemnemus hos aut stultitiae, aut vanitatis, aut imprudentiae » (De divin., I, 19). Nello stesso senso, ma per motivi superiori, la S. Scrittura: « Non vi rivolgete agli stregoni, né consultate gli indovini, per non restare contaminati dal loro contatto : sono io il Signore, il vostro Dio » (Lev. 19, 31). « Non abbiate timore dei segni del cielo, che i gentili temono, perché i riti dei popoli sono vani » (Jer. 10, 2; cf. anche Is. 47, 13).

Comparso il cristianesimo e perdurando tenaci le pratiche dell'a. giudiziaria, la tradizione ecclesiastica ci mostra i Padri e i concili ostili sempre a queste specie di superstizione. Basta citare s. Agostino: « Nei fatti miei, nei miei peccati, io non accuso la fortuna, non dico : ' questo me lo fece il destino ', non dico : ' adultero mi fece Venere, ladro mi fece Marte, avaro mi fece Saturno ' » (Enarrat. in psalmos, 40, 6). « Questi [l'astrologo convertito], sedotto dal nemico mentre era credente, fu a lungo tempo astrologo, sedotto e seduttore, ingannato e ingannatore. Adescò, ingannò, molte menzogne proferì contro Dio, il quale avrebbe dato agli uomini il potere di fare il bene e non di fare il male. L'adulterio non lo commette la volontà mia personale, ma Venere; l'omicidio non lo compie la volontà personale, bensì Marte; il giusto non lo fa Dio, ma Giove; e molti altri sacrileghi spropositi. A quanti cristiani egli portò via i denari! Quanti comprarono da lui menzogne! » (ibid., 61, 23). Si possono aggiungere gli anatemi lanciati dal Concilio di Toledo nel 447 (Denz-U, n. 35) e dal Concilio di Braga del 561 (ibid., n. 239); la condanna di Sisto V con la bolla Caeli et terrae Creator del 5 genn. 1566, ripresa e ampliata dalla bolla di Urbano VIII Inscrutabilis iudiciorum del 31 marzo 1621.

Le condanne non mutarono lo stato delle cose; le dispute all'Università di Parigi, la quale nel 1210 e nel 1215 proibiva la Metafisica di Aristotele che veniva interpretata a favore dell'a. (H. Denifle, op. cit. in bibl., pp. 70-79) e la condanna posteriore, del 1277, di parecchie preposizioni favorevoli alla stessa dottrina (ibid., p. 543 sgg.) nonché spegnerla, tennero vieppiù accesa la controversia; e il campo dei professori continuò ad essere diviso in due schiere opposte. Bisogna però notare che alcuni di essi, pur favorevoli all'a., rimanevano tuttavia al di qua della linea, che li divideva dalla superstizione.

S. Tommaso seppe seguire una via di mezzo più moderata e quasi divinatrice, che sarà poi anche seguita da Dante. La sua dottrina, esposta nella Sum. Theol. (1ᵃ, q. 65, a. 4; q. 70, aa. 1, 3; q. 115, aa. 3, 4, 6; 1ᵃ-2ᵃᵉ, q. 9, a. 5), nella Summa contra gentes (III, qq. 84-85), nel De sortibus e nel De iudiciis astrorum, si può raccogliere in questi punti: 1) l'influsso dei corpi celesti si esercita sulla intelligenza e la volontà solo indirettamente e mediatamente, per la varia partecipazione che a quell'influsso offrono le potenze inferiori (sensibilità), che sono legate all'organismo corporeo; 2) però l'intelligenza subisce il contraccolpo di ogni specie di turbamento, che si produce nell'immaginazione, nell'istinto, nella memoria sensibile, mentre la volontà conserva sempre il potere di resistere ed opporsi alle passioni; 3) l'uomo saggio sa dominare anche gli astri; 4) le inclinazioni, avendo la loro sede nell'organismo, possono sotto l'influsso degli astri, influire a loro volta sul carattere dei singoli e fare sì che uno sia più portato, ad es., all'ira o alla concupiscenza; 5) l'influsso degli astri varia col variare delle disposizioni del soggetto, che lo subisce; 6) potrebbe darsi che quando gli astrologi indovinano il futuro, ciò non avvenga per puro caso, ma perché essi hanno obbedito a una specie di istinto subcosciente, « instinctu quodam occultissimo, quem nescientes humanae mentes patiuntur » (Sum. Theol., 1ᵃ-2ᵃᵉ, q. 9, a. 5, ad 3); 7) in tutti i casi, sempre si deve ritenere che la volontà rimane libera di seguire o no l'influsso degli astri nelle sue azioni. L'uomo perciò mantiene intera la sua responsabilità.

Questa è dottrina filosofica e teologica da ritenere per non cadere nell'eresia che nega la libertà e la Provvidenza. Quanto invece alla parte teorica, cioè alla realtà dell'influsso delle sfere celesti, si deve dire che, così com'è, non è più ammessa dalla scienza. Resta però sempre vero che esiste una relazione fra la parte materiale del nostro essere e l'ambiente in cui viviamo e che gli astri esercitano sopra di noi, per mezzo della loro massa, della loro temperatura o delle loro irradiazioni, una certa azione più o meno definita o definibile. Con questo siamo ben lontani dal corpo di dottrina pretensiosa degli astrologi, che vogliono stabilire relazioni precise fra i fenomeni celesti e tutte le azioni della nostra vita.

Nei riguardi della medicina, invece, la Chiesa fu molto più larga di concessione permettendo l'esercizio dell'a. nei riguardi della medicina così come della navigazione. Ciò possiamo rilevare dalla Summa caietona (uno di quei compendi che serviva per la pratica del confessionale, Venezia 1572, ma più volte ristampata) : « ... de astrorum autem iudiciis circa corporales effectus (puta sanitatis vel infirmitatis, fertilitatis vel sterilitatis, pluviae vel siccitatis) nulla est quaestio, quia haec abque peccato hunt; quoniam effectus quaeruntur et reducuntur in suaa causa naturales » (p. 25).

S'è voluto vedere da alcuni nel viaggio dei Magi, provocato da una stella, una conferma dell'a. Ma ciò non può essere; sia perché in a. ad una stella

particolare non si dà mai un significato speciale riguardo al destino umano, ma si considerano determinati astri e costellazioni nelle loro reciproche posizioni, e sia soprattutto perché la stella dei Magi si moveva con essi, scomparve e riapparve, si fermò sulla dimora di Gesù.

BIBL.: F.L. Ferraris, Prompta bibliotheca canonica, juridica ecc. I, Parigi 1852, coll. 885-96; H. Denille, Chortularium Universitatis Persidentis, I, ivi 1887; A. Graf, Miti, leggende e superstizioni nel medioevo, Torino 1892, pp. 271-300; H. O. Voigt, Die Geschichte Jesu und die A., Lipsia 1911; T. Pègues, Commentaire français littéral de la Somme Thiol. de s. Thomas d'A., V, Parigi 1925, pp. 569-85; P. Choismard, S. Thomas d'A. et l'influence des astres, ivi 1926; G. Plank, A. als Tatsachenforschung, in Hochland, 25 (1927-28, II), pp. 406-18; R. Pasteris, A. e libertà nella Divina Commedia, in Scuola Cattolica, 6ª serie, 14 (1929, II), pp. 348-58; 25 (1930, I), pp. 37 sgg., 119 sgg., 397 sgg., 438 sgg., 16 (1930, II), pp. 93-118; R. von der Eest, s. V. Occultisme, in DFC, III, coll. 1130-32; M.-M. Gorce, s. V. in DHG., IV, coll. 1234-51, con ampia bibliografia.

Celestino Testore

3. A. NELL'ARTE SACRA. - Pure avversa, come già veduto, a ogni genere di superstizione, e in particolare al fatalismo inerente alla dottrina astrologica, la Chiesa non impedì che gli elementi del mondo astrale completassero lo specchio della vita umana, ed apparissero nelle decorazioni di edifici sacri. Già le miniature del Cronografo del 354 avevano presentato allegorie astrologiche d'ispirazione classica, sempre di nuovo riprodotte, con lievi varianti, nei secoli successivi. L'arte del medioevo arrivò poi sia a rappresentare l'a. personificata, in forma di donna riccamente vestita, con in mano strumenti astronomici (astrolabio, compasso), lo sguardo fisso in alto, sola o nel gruppo delle Arti liberali, sia a comporre complessi di figurazioni simboliche, come l'anno, circondato dai mesi, ai quali corrispondono i segni dello zodiaco, e dai giorni, ai quali corrispondono i pianeti. Documenti celebri di queste composizioni sono il pavimento a musaico del duomo di Aosta, gli affreschi del battistero di Parma e della cattedrale di Lucca, quelli della chiesa degli Eremitani a Padova, della cappella del Sacramento nel tempio malatestiano di Rimini, della Sala del Cambio nel Palazzo Pubblico di Perugia, ecc.

Inoltre, dopo che l'ingresso nell'arte sacra delle immagini dei pianeti, cioè delle personificazioni stesse di divinità pagane che determinano il destino dei mortali, venne facilitato dalla posizione assunta da s. Tommaso d'Aquino nei riguardi dell'a. Lo spirito enciclopedico medievale seppe addirittura coordinare, nei rilievi al campanile di Giotto a Firenze, i sette pianeti non solo con le sette arti liberali e meccaniche, ma anche con le sette virtù ed i sette Sacramenti; non molto diversamente fece l'autore dell'affresco che rappresenta il Trionfo di s. Tommaso nella Cappella degli Spagnoli a Firenze. L'apice dello sviluppo di questo tema iconografico viene toccato dai musaici nella cupola della cappella Chigi in S. Maria del Popolo a Roma, raffiguranti, su disegni di Raffaello, Dio creatore del firmamento, in mezzo ai simboli dei pianeti, ciascuno dei quali guidato dall'angelo del suo ordine motore.

BIBL.: E. Mâle, L'art religieux en France de la fin du moyen dec., Parigi 1908, p. 318 sgg.; K. Künste, Die Ikonographie der christlichen Kunst, Friburgo in Br. 1928, vol. I, p. 138 sgg.

4. L'A. NELLA MEDICINA PASTORALE. - Dopo che rapporti fra medicina e a. si erano stabiliti fin dai tempi di Galeno, che volle formulare leggi regolanti i misteriosi rapporti tra rivoluzioni d'un astro e determinate malattie, questa scienza entrò francamente nel campo astrologico nel medioevo, dopo che l'influsso arabo improntò di sé il pensiero occidentale. Alle varie parti del corpo si riconobbero corrispondenti e patroni i segni zodiacali; ai pianeti, caratteri umorali e qualità benigne o maligne, che vennero attribuite anche alle

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ASTRONOMIA - Figurazione del Centauro, Cod. Vat. Lat. 3110, fol. 75e (sec. XIV-XV) - Biblioteca Vaticana.
(progr. Degenhart)
varie posizioni reciproche assunte da quelli; la luna ebbe l'ufficio di trasportare gli influssi astrali dal cielo alla terra. Con questi elementi, complicati con molti altri secondari, si credette lecito formulare diagnosi e prognosi, prescrivere cure, sulla sola base dell'ora in cui la malattia era insorta, onde conoscere di quell'istante lo stato del cielo e trarne l'oroscopo, come per le nascite e gli altri avvenimenti. L'a. medica, senza dubbio, riuscì dannosa al progresso della medicina, pur dovendo riconoscere in essa un'oscura intuizione degli effetti che le onde e gli influssi cosmici e forse anche astrali hanno sulla salute umana; fino al Seicento essa ebbe florida vita e un'effimera reviviscenza con il mesmerismo. - Vedi Tav. XXII.

BIBL.: K. Sudhoff, Istromathematiker vornehmlich in 15. und 16. Jahrhundert, Breslavia 1902; A. Bigourand, L'astronomie: évolution des idées et des méthodes, Parigi 1917; A. Pazzini, De medicorum astrologia Hippocratis, in Boll. Ist. Stor. II. Arte Sanitaria, 1 (1932), pp. 1-42; F. Cumont, L'Égypte des astrologues, Bruxelles 1937; J. Contenau, La médecine en Assyrie et en Babylone, Parigi 1938; A. Pazzini, Medicina primitiva, Roma 1941. Adalberto Pazzini
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“ASTROLOGIA.” Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), p. 162. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/astrologia.