ZODIACO - La ruota zodiacale. Disegno con figure in rosso ed
cod. Vat. lat. 643, f. 98f (sec. XII) contenente il De natura rerum
e l'Astronomica complura del Venerabile Beda. Uno z. del sec. VI
d. C. è riprodotto alla V. SINAGOGA, vol. XI, col. 635 - Biblioteca
Vaticana.
quando il vescovo cominciò a restaurare la fatiscente abba-
bazia e la trasformò in eremo camaldolese. I monaci vi
dimorarono fino al 1782, anno in cui furono soppressi
da Giuseppe II. Il terzo periodo si iniziò nel 1936, quando
il vescovo di Nitra, K. KMETKO, KAROL (v.), riedificò il monastero
e lo consegnò per il noviziato ai Missionari del Verbo
Divino, i quali vi aggiunsero la casa per esercizi. Nel 1956
la vita religiosa sul Z. fu di nuovo stroncata, con l'im-
prigionamento dei religiosi da parte del governo comunista.
ZODIACO. - Il nome deriva dal greco (ζωδίαχος
χόλλος), con il qual termine gli astronomi ed astro-
logi greci designavano quella zona della sfera celeste
nella quale pare si svolga il corso del sole, della luna
e dei pianeti principali.
Essa è divisa in dodici segni, chiamati dai Greci
ζόδια, ciascuno con 30° e ciascuno dei quali il sole per-
corre in un mese; ai segni corrispondono più o meno
esattamente dodici gruppi di stelle o costellazioni che
sono l'Ariete, il Toro, i Gemelli, il Cancro, il Leone,
la Vergine, la Bilancia, lo Scorpione, il Sagittario, il
Capricorno, l'Acquario, e i Pesci; sulla sfera celeste i
zona delimitata da due cerchi paralleli all'eclettica, che
distano da questa di 90°, l'uno a nord e l'altro a sud, ha
180° di larghezza; la fascia zodiacale comprende tutti i punti
del cielo nei quali possono apparire la luna e i pianeti.
La storia dello z. è molto antica, le sue origini vanno
di certo ricondotte ad una serie di stazioni o mansioni
lunari, e risalgono ai Sumeri, poiché i nomi più antichi
delle dodici costellazioni zodiacali sono sumeri; i Babilo-
nesi hanno poi elaborato meglio e precisato ciò che essi
hanno attinto alla scienza astronomica dei loro predecessori
nella valle dei due fiumi. Le costellazioni celesti sono il
prodotto della fantasia mesopotamica che credette di ve-
derle assieme ad immagini di divinità ed animali sacri nelle
stelle della volta celeste; esse erano venerate quali esseri
divini e ritenute particolarmente significative degli avveni-
menti futuri da parte degli astrologi. Hanno avuto quindi
grande importanza non soltanto nella religione dei Sumeri,
Babilonesi e Assiri e di quelle nazioni che per la loro civiltà
dipendono strettamente da questi, ma anche nell'astronomo-
mia ed astrologia dei popoli occidentali, segnatamente
dei Greci e Romani e fino ai nostri giorni, cosicché può
affermarsi che la maggior parte dei nostri segni zodiacali
sono tuttora gli stessi che i Sumeri e i Babilonesi avevano
Zodiaco - La runta zodiacale. Disegno con figure in rosso del cod. Vat. lat. 643, f. 967 (sec. XII) contenente il De natura rerum e l'Astronomica complura del Venerabile Beda. Uno z. del sec. vi d. C. è riprodotto alla V. sinagoga, vol. XI, col. 655 - Biblioteca Vaticana.
Toro si poté denotare mediante le Pleiadi o mediante il Toro o mediante le Iadi + Aldebaran; i segni zodiacali babilonesi risultarono quindi assolutamente di eguale lunghezza; i Babilonesi divisero poi ogni segno in 30° e perciò tutto il cerchio fu diviso in 360°. Secondo un testo astronomico gli equinozi e solstizi corrispondono ai punti mediani dei segni Ariete, Cancro, Libra e Capricorno. È molto probabile che ai Babilonesi vada ricondotto pure il metodo di stabilire il tempo notturno mediante l'osservazione delle sei parti del cerchio zodiacale che sorgono durante la notte; essi osservavano inoltre ed annotavano le stelle che sorgono e tramontano simultaneamente, nonché quelle che sorgono quando altre culminano, ed è noto che i Greci osservavano le stelle paranallettona, cioè che sorgono e tramontano assieme ai segni zodiacali sorgenti, ed è probabile che già i Babilonesi abbiano determinato i tempi mediante questa osservazione. I Babilonesi chiamarono i segni zodiacali (kakkab) lumasi, nome che in origine denotava le trentasei costellazioni principali della sfera celeste. Un testo di Uruk tratta di questi dodici segni, i nomi dei quali sono i seguenti, in babilonese:
ARETE: (kakkab) (amēlu) agru = costellazione del mercenario; TORO: (kakkab) zappu = costellazione del ciuffo di capelli (?), le Pleiadi; GEMELLI: (kakkab) maššu = costellazione del gemello; porta anche il nome di tu'amē = gemelli; CANCRO: (kakkab) allutlu = costellazione del granchio; LEONE: (kakkab) nēšu = costellazione del leone; VERGINE: (kakkab) sherū = costellazione della spiaggia; BILANCIA: (kakkab) zibanītu = costellazione della bilancia; SCORPIONE: (kakkab) agrabu = costellazione dello scorpione; SAGITTARIO: (kakkab) mālišu uššu (?) = costellazione del sagittario; CAPRICORNO: (kakkab) šulhumāšu = costellazione del capricorno; ACQUARIO: (kakkab) GU.L.A = costellazione del gigante (?); PESCI: (kakkab) zibāti = costellazione delle code. Queste sono in complesso le dodici membra parti dello z. (kakkab) lu, nei quali la Luna e il Sole camminano. Perciò si diceva pure che «Venera e Mercurio passano nelle costellazioni zodiacali». La parola babilonese lumasi è passata in aramaico con lo stesso valore di costellazione in genere e di costellazione zodiacale in particolare nella forma malwāšā. Lo z. babilonese passò nell'astrologia ed astronomia di tutte le nazioni orientali e in quelle dei Greci e Romani.
In Persia nello zoroastrismo e mazedismo i segni hanno quasi gli stessi nomi. Negli scritti mazedisti i segni sono gli ahtar, i dodici capitani che appartengono al partito di Oromasde, mentre i sette pianeti sono del partito di Akimane; i dodici sono i creatori e conservatori del mondo; tutto il bene in questa creazione Oromasde ha trasferito nel Sole, nella Luna e nei dodici segni zodiacali, e questi lo hanno accettato per distribuire lo secondo diritto ed equità. Tutto il bene che quelle costellazioni conferiscono alle creature di Oromasde i pianeti tolgono loro per quanto possibile. I segni sono tra le più nobili stelle. I loro nomi denotano gli stessi oggetti o persone dello z. greco, tranne il vaso d'acqua (Acquario); lo z. è diviso in ventotto mansioni lunari. In pellucido i nomi dei segni suonano così: ARIETE: Varak = agnelo, ariete; TORO: Tord = toro, GEMELLI: Dō-patkar = due dita; CANCRO: Kalakang = granchio; LEONE: Sher = leone; VERGINE: Hušak = vergine; BILANCIA: Tarāzūk = bilancia; SCORPIONE: Gazdūm = scorpione; SAGITTARIO: Nimāsp = mezzo capello, centauro; CAPRICORNO: Vahik = capra; ACQUARIO: Dūl = vaso d'acqua; PESCI: Māhīk = pesce.
A Zarathustra si attribuisce la dottrina che le anime discendono dal cielo e vi rimontano nel cerchio delle dodici costellazioni. Nel manichismo la rivoluzione dello z. lo fa salire fino allo zenit, come se si trattasse di ruote idrauliche che prelevano l'acqua dai fiumi e la sollevano; si diceva pure che le anime pie vanno da segno a segno lungo la sfera che li contiene.

Presso i Mandei (v.) i segni zodiacali non sono più divinità, ma dèmoni, sempre intenti a far del male agli uomini; questo radicale cambiamento della loro natura va ascritto al fatto che questa religione è in fondo monoteistica e quindi fortemente avversa al paganesimo babilonese e greco, e perciò ha fatto delle divinità dei pianeti dei dodici segni essi demoniacali. I loro nomi in mandeo sono i seguenti: EMBRA = Ariete; TAURA = Toro; SELMIA = Statue (Gemelli); SARTANA = Cancro; ARIA = Leone; ŠUMBILTA = Spiga (Vergine); QUIANA = Bilancia; ARQBA = Scorpione; HITIA = Cavalla (Sagittario); GADIA = Capro (Capricorno); DAULA = Secchio (Acquario); NUNA = Pesce (Pesci). A ciascun segno i Mandei assegnavano un certo numero d'anni e la creazione di esseri o cose cattivi, allo Scorpione, per es.: tutti i cattivi rettili che con la loro rabbia uccidono le anime. I Dodici appartengono insomma a quella schiera di cattivi esseri che fa continuamente guerra alla Vita e alla luce e che l'uomo pio deve quindi detestare cercando di sottrarsi alle loro insidie.
Lo z. babilonese passò nell'astronomia e astrologia dei Greci e ne divenne una parte importante dopo che questi al tempo di Alessandro il Macedone vennero in intimo contatto con la civiltà babilonese; essi mantenne sempre il suo carattere da un lato religioso e da un altro scientifico, servì tanto agli astronomi quanto agli astrologi per i loro calcoli e le loro predizioni e fu inoltre oggetto di culto, come già presso i Babilonesi, nella religione astrale greca e romana dell'epoca ellenistica, avendo anche questa divinizzato le singole costellazioni zodiacali della Babilonia.
L'Egitto accolse favorevolmente l'astrologia orientale già nell'epoca persiana, la studiò e sviluppò ulteriormente con fervore, in modo originale, dirigendo la sua attenzione segnatamente sullo z.; gli Egiziani divisero ciascun segno in tre parti eguali di 10° e conferirono le trentasei parti risultanti ad un numero corrispondente di divinità siderali. Le immagini dello z. scolpite nella pietra trovate in Egitto, ne attestano la vasta diffusione (z. di Denderah, Esneh e Akhmim e affreschi delle tombe).
I Greci e Romani diedero ai segni i nomi che seguono: ARIETE: Kpūs, Aries; TORO: Taūp, Taurus; GEMELLI: Adūm, Gemini; CANCRO: Kapkūs, Camcer; LEONE: Aēw, Leo; VERGINE: Iapēv, Virgo; BILANCIA: Zuys, Libra; SCORPIONE: Škōpūs, Scorpio; SAGITTARIO: Tō-ēōpūs, Sagittarius; CAPRICORNO: Aiyōkēpūs, Capricornus; ACQUARIO: Yōpōkōs, Aquarius; PESCI: Ixūs, Pisces. Nell'epoca ellenistica le dottrine sullo z. e sul suo significato astrologico ebbero grande sviluppo anche a Roma, tra l'altro vi si attribuiva ad uno dei dodici dèi principali ciascun mese e ciascun segno zodiacale; agli dèi orientali si sostituirono nella stessa epoca i šōdēxā šol. Lo z. ha avuto grande importanza ancora nei mi-
steri di Mithra; i segni zodiacali contornano spesso la
immagine di questo dio nell'atto di sacrificare il toro
oppure quella di Kronos; o sono scolpiti sul corpo di
questo dio leontocefalo o sono dipinti o raffigurati in
musaico sulle pareti dei templi, spesso raggruppati tre
a tre, corrispondentemente alle stagioni alle quali sono
attribuiti. Anche Helios è contornato dallo z. Riflessi
dell'adorazione dei dodici segni si ritrovano nei dodici
abitati che colui che si fa introdurre nei misteri di Iside
e Serapide indossava successivamente con questo com-
pimento il passaggio attraverso i dodici segni. Talvolta
nelle raffigurazioni la sfera dei segni comprende e circonda
quelle dei sette pianeti: infatti secondo gli antichi la
sfera delle stelle fisse abbraccia le altre sette sfere. Adom-
bra di certo il concetto dell'armonia delle sfere l'imagin-
di Pan che suona il corno contornato da una fascia con
i segni zodiacali. Nello z. si rappresentano poi, oltre al
Sole, anche la luna e i pianeti, i quali astri tutti o vi hanno
le loro mansioni o vi circolano o combinano le loro in-
fluenze con le sue. Siccome si faceva dipendere la cura
delle malattie dalla posizione delle stelle, non è da mera-
vigliare che talvolta Esculapio, con o senza Igea, sia
accompagnato dallo z. Nike pure talvolta è rappresenta-
tata circondata dai dodici segni: è infatti la Fortuna in
stretto nesso con questi, che conferisce agli uomini la
vittoria. Persino gli ippodromi erano costruiti secondo
concezioni zodiacali, essi avevano dodici porte di sortita
per i carri, le quali erano dimore dello z. che governa
la terra, il mare e il corso della vita umana. Aion porta
qualche volta nella mano un globo celeste con lo z. Spesso
questa immagine significa che la scena raffigurata va
collocata in cielo, tuttavia quasi sempre i nostri segni
hanno preciso significato dottrinale; lo z. può alludere
alla dottrina dell'immortalità siderale quando si tratti di
una rappresentazione funeraria o di apoteosi. Si mettono
in rapporto con lo z. anche le dodici fatiche di Ercole.
Lo z. ha avuto una parte importante pure nella magia.
Si faceva dipendere dalla posizione dei pianeti nei segni
il successo delle operazioni magiche; spesso si disegna
il simbolo di qualche segno e lo s'invoca per compiere
con buon successo la fattura magica e si fa uso allo stesso
scopo delle raffigurazioni zodiacali, nel qual caso esso
sono amuleti ad effetto sicuro. Nella magia egiziana
avevano grande parte i trentasei decani, poiché ciascuno
di questi si metteva in rapporto con una parte del corpo
umano. A scopo magico si attribuivano le ventiquattro
lettere dell'alfabeto greco ai dodici segni.
Con il passar del tempo la dottrina connessa con lo
z. si diffuse si largamente che le sue figure si vollero pre-
senti in quasi tutte le manifestazioni della vita umana;
e divennero un motivo decorativo molto comune
con esse si decoravano persino i piatti per le vivande
siccome a ogni segno si faceva corrispondere una pie-
tanza che stava in qualche rapporto più o meno misto
riso con quello; e non v'è da stupirsi che gli architetti
ornassero con la fascia zodiacale le pareti delle stanze
e la facessero riprodurre nei musei dei pavimenti.
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