ZODIACO

ZODIACO. - Il nome deriva dal greco (ζωδισκός κύκλος), con il qual termine gli astronomi ed astrologi greci designavano quella zona della sfera celeste nella quale pare si svolga il corso del sole, della luna e dei pianeti principali.

Essa è divisa in dodici segni, chiamati dai Greci ζώδε, ciascuno con 30° e ciascuno dei quali il sole percorre in un mese; ai segni corrispondono più o meno esattamente dodici gruppi di stelle o costellazioni che sono l'Ariete, il Toro, i Gemelli, il Cancro, il Leone, la Vergine, la Bilancia, lo Scorpione, il Sagittario, il Capricorno, l'Acquario, e i Pesci; sulla sfera celeste la zona delimitata da due cerchi paralleli all'eclittica, che distano da questa di 9°, l'uno a nord e l'altro a sud, ha 18° di larghezza; la fascia zodiacale comprende tutti i punti del cielo nei quali possono apparire la luna e i pianeti.

La storia dello z. è molto antica, le sue origini vanno di certo ricondotte ad una serie di stazioni o mansioni lunari, e risalgono ai Sumeri, poiché i nomi più antichi delle dodici costellazioni zodiacali sono sumeri; i Babilonesi hanno poi elaborato meglio e precisato ciò che essi hanno attinto alla scienza astronomica dei loro predecessori nella valle dei due fiumi. Le costellazioni celesti sono il prodotto della fantasia mesopotamica che credette di vederle assieme ad immagini di divinità ed animali sacri nelle stelle della volta celeste; esse erano venerate quali esseri divini e ritenute particolarmente significative degli avvenimenti futuri da parte degli astrologi. Hanno avuto quindi grande importanza non soltanto nella religione dei Sumeri, Babilonesi e Assiri e di quelle nazioni che per la loro civiltà dipendono strettamente da questi, ma anche nell'astronomia ed astrologia dei popoli occidentali, segnatamente dei Greci e Romani e fino ai nostri giorni, cosicché può affermarsi che la maggior parte dei nostri segni zodiacali sono tuttora gli stessi che i Sumeri e i Babilonesi avevano

tracciati nel cielo. Non si è certi che tutti i nomi sumeri delle costellazioni zodiacali vadano ricondotti ai Sumeri stessi. I nomi dimostrano comunque che sono sorti in conseguenza della religione, dei miti e delle leggende sumere e babilonesi e assire. Non poche costellazioni zodiacali sono rappresentate mediante raffigurazione degli dèi o degli oggetti dei quali esse portano il nome nelle pietre di confine, kudurru, risalenti prevalentemente al periodo mediobabilonese; la preferenza data però in tali rappresentazioni artistiche in bassorilievo a questa o quella figura divina non è stata determinata da ragioni astronomiche o astrologiche, ma religiose, si sono cioè rappresentate sui kudurru quelle figure di divinità, e tra queste anche di costellazioni zodiacali, che si ritenevano per motivi a noi ignoti meglio atti alla conservazione dell'incolumità della pietra stessa e ad incutere rispetto agli eventuali male intenzionati; i kudurru non offrono quindi riproduzioni dello z. stesso, ma di un certo numero di divinità, tra le quali si ponevano pure talune costellazioni zodiacali. Comunque si constata che le pietre di confine contengono immagini, secondo alcuni, di circa la metà delle costellazioni in parola, ossia dell'Ariete, Toro, Gemelli, Scorpione, Sagittario, Capricorno e Vergine (?), forse anche del Leone, ma la cosa non è certa, poiché le figure prevalentemente zodiacali dei kudurru in alcuni casi divergono alquanto da quelle degli esseri indicati dai nomi delle costellazioni in parola; qualche immagine di costellazione zodiacale si riscontra in tavolette o sigilli.

I nomi sumeri dei segni zodiacali sono i seguenti: ARIETE: mul-lü-ljun-ga = mercenario; TORO: mul-mul = costellazione; GEMELLI: mul-mai-tab-ba-gal-gal = gemelli grandi; CANCRO: mul-al-lus = granchio; LEONE: mul-ur-a = leone; VERGINE: mul-ab-sin = spiga; BILANCIA: mul-zi-ba-an-na = bilancia; SCORPIONE: mul-gir-tab = scorpione; SAGITTARIO: mul-PA.-BIL. SAG = sagittario; CAPRICORNO: mul-sujur-mai = capricorno; ACQUARIO: mul-gu-la = costellazione grande (?); PESCI: mul-KUN (mef) = code. La parola mul che precede questi nomi ha il valore di costellazione ed è il determinativo di essi, dimostra cioè che i nomi sono nomi di costellazioni.

I Babilonesi vedevano nella sfera celeste varie strade che essi chiamavano ḥarrānu = via, strada, perché erano percorse dai pianeti e dalle costellazioni. Essi distinguevano le strade di Anu, di Enlil, e di Ea, come pure di Sin, della Luna, e di Shammash, del sole. Hanno chiamato ḥarrān (d) Sin = strada della Luna, lo z., una fascia ai due lati dell'eclittica di 10° su ciascun lato. Una tavola enumera diciassette costellazioni, la stragrande maggioranza zodiacali, di questa via, le quali «stanno nella strada della Luna e nel cui distretto passa nel corso di un mese la Luna e le tocca», inoltre «la strada della Luna è percorsa dal Sole e dai cinque pianeti». Questa denominazione dello z. si spiega con la circostanza che Sin era un dio molto importante nel pantheon babilonese. Un passo avanti si è fatto quando si è diviso lo z. in dodici scompartimenti, quando si è creato lo z. dodicimale. Non si sa esattamente come si sia passati a questo z., che è ancora quello del giorno d'oggi. Questo z. solare non è di certo anteriore al primo millennio a. C., ma il prodotto di un'epoca più recente. Un tavola, non anteriore al sec. v a. C. fa il nome di quindici costellazioni zodiacali; in quest'epoca si dovrebbe esser passati a dividere lo z. in dodici parti eguali e a trasportare su queste parti, segni e nomi delle costellazioni più o meno corrispondenti. Uno studioso ha affermato che si volle stabilire corrispondenza perfetta tra l'anno solare con le sue dodici parti e lo z., che era allora diviso soltanto in quattro parti, e perciò ciascuna delle sue quattro parti fu divisa in tre parti di eguale lunghezza, e fu appunto con questa divisione che si crearono i segni zodiacali. La menzione più antica babilonese dei segni si trova in un testo del 420 a. C., nel quale tra l'altro si assume, per es., che i pianeti Giove e Venere stiano nel mese di Nisānu nella parte anteriore dei Gemelli, Marte nel Leone, Saturno nei Pesci e Mercurio tramonti nel Toro; i nomi dei segni furono presi dalle costellazioni che essi contengono, cosicché il segno

Toro si poté denotare mediante le Pleiadi o mediante il Toro o mediante le Iadi + Aldebaran; i segni zodiacali babilonesi risulterono quindi assolutamente di eguale lunghezza; i Babilonesi divisero poi ogni segno in 30° e perciò tutto il cerchio fu diviso in 360°. Secondo un testo astronomico gli equinozi e solstizi corrispondono ai punti mediani dei segni Ariete, Cancro, Libra e Capricorno. È molto probabile che ai Babilonesi vada ricondotto pure il metodo di stabilire il tempo notturno mediante l'osservazione delle sei parti del cerchio zodiacale che sorgono durante la notte; essi osservavano inoltre ed annotavano le stelle che sorgono e tramontano simultaneamente, nonché quelle che sorgono quando altre culminano, ed è noto che i Greci osservavano le stelle parana-tellonta, cioè che sorgono e tramontano assieme ai segni zodiacali sorgenti, ed è probabile che già i Babilonesi abbiano determinato i tempi mediante questa osservazione. I Babilonesi chiamarono i segni zodiacali (kakkab)lumati, nome che in origine denotava le trentasei costellazioni principali della sfera celeste. Un testo di Uruk tratta di questi dodici segni, i nomi dei quali sono i seguenti, in babilonese:

ARIETE: (kakkab) (amēlu) agru = costellazione del mercenario; TORO: (kakkab)sappu = costellazione del ciuffo di capelli (?), le Pleiadi; GEMELLI: (kakkab)mašū = costellazione del gemello; porta anche il nome di tu'amē = gemelli; CANCRO: (kakkab) alluttu = costellazione del granchio; LEONE: (kakkab) nēšu = costellazione del leone; VERGINE: (kakkab)shēri = costellazione della spiga; BILANCIA: (kakkab)zibantū = costellazione della bilancia; SCORPIONE: (kakkab)agrabu = costellazione dello scorpione; SAGITTARIO: (kakkab)mašū suzi (?) = costellazione del sagittario; CAPRICORNO: (kakkab)šūjūrumāšu = costellazione del capricorno; ACQUARIO: (kakkab) GU.LA = costellazione del gigante (?); PESCI: (kakkab)zibāti = costellazione delle code. Queste sono in complesso le dodici membra parti dello z. (kakkab)lu, nei quali la Luna e il Sole camminano. Perciò si diceva pure che «Venere e Mercurio passano nelle costellazioni zodiacali». La parola babilonese lumati è passata in aramaico con lo stesso valore di costellazione in genere e di costellazione zodiacale in particolare nella forma malvašā. Lo z. babilonese passò nell'astrologia ed astronomia di tutte le nazioni orientali e in quelle dei Greci e Romani.

In Persia nello zoroastrismo e mazedismo i segni hanno quasi gli stessi nomi. Negli scritti mazdeisti i segni sono gli ahtar, i dodici capitani che appartengono al partito di Oromasde, mentre i sette pianeti sono del partito di Akimane; i dodici sono i creatori e conservatori del mondo; tutto il bene in questa creazione Oromasde ha trasferito nel Sole, nella Luna e nei dodici segni zodiacali, e questi lo hanno accettato per distribuirlo secondo diritto ed equità. Tutto il bene che quelle costellazioni conferiscono alle creature di Oromasde i pianeti tolgono loro per quanto possibile. I segni sono tra le più nobili stelle. I loro nomi denotano gli stessi oggetti o persone dello z. greco, tranne il vaso d'acqua (Acquario); lo z. è diviso in ventotto mansioni lunari. In pehlevico i nomi dei segni suonano così: ARIETE: Varak = agnello, ariete; TORO: Tōrā = toro, GEMELLI: Dō-patkar = due dita; CANCRO: Kalakang = granchio; LEONE: Shēr = leone; VERGINE: Hušak = vergine; BILANCIA: Turāzāk = bilancia; SCORPIONE: Gazdūm = scorpione; SAGITTARIO: Nīmāsp = mezzo cavallo, centauro; CAPRICORNO: Vahik = capra; ACQUARIO: Dūl = vaso d'acqua; PESCI: Māšik = pesce.

A Zarathustra si attribuisce la dottrina che le anime discendono dal cielo e vi rimontano nel cerchio delle dodici costellazioni. Nel manicheismo la rivoluzione dello z. lo fa salire fino allo zenit, come se si trattasse di ruote idrauliche che prelevano l'acqua dai fiumi e la sollevano; si diceva pure che le anime pie vanno da segno a segno lungo la sfera che li contiene.

Article illustration
ZODIACO - I segni dello z. dipinti, nella volta della cosiddetta sala Bolognese, da Giovanni Antonio Vanosino da Verese (ca. 1575; cf. Pastor, IX, p. 921). Palazzo Apostolico del Vaticano.
(fot. Enc. Catt.)
Mandei (v.) i segni zodiacali non sono più divinità, ma demoni, sempre intenti a far del male agli uomini; questo radicale cambiamento della loro natura va ascritto al fatto che questa religione è in fondo monoteistica e quindi fortemente avversa al paganesimo babilonese e greco, e perciò ha fatto delle divinità dei pianeti e dei dodici segni esseri demoniacali. I loro nomi in mandeo sono i seguenti: EMBRA = Ariete; TAURA = Toro; SILMIA = Statue (Gemelli); SARTANA = Cancro; ARIA = Leone; SUMBILTA = Spiga (Vergine); QUANA = Bilancia; ARQRA = Scorpione; HITIA = Cavalla (Sagittario); GADIA = Capro (Capricorno); DAULA = Secchio (Acquario); NUNA = Pesce (Pesci). A ciascun segno i Mandei assegnavano un certo numero d'anni e la creazione di esseri o cose cattivi, allo Scorpione, per es.: tutti i cattivi rettili che con la loro rabbia uccidono le anime. I Dodici appartengono insomma a quella schiera di cattivi esseri che fa continuamente guerra alla Vita e alla luce e che l'uomo più deve quindi detestare cercando di sottrarsi alle loro insidie.

Lo z. babilonese passò nell'astronomia e astrologia dei Greci e ne divenne una parte importante dopo che questi al tempo di Alessandro il Macedone vennero in intimo contatto con la civiltà babilonese; esso mantenne sempre il suo carattere da un lato religioso e da un altro scientifico, servì tanto agli astronomi quanto agli astrologi per i loro calcoli e le loro predizioni e fu inoltre oggetto di culto, come già presso i Babilonesi, nella religione astrale greca e romana dell'epoca ellenistica, avendo anche questa divinizzato le singole costellazioni zodiacali della Babilonia.

L'Egitto accolse favorevolmente l'astrologia orientale già nell'epoca persiana, la studiò e sviluppò ulteriormente con fervore, in modo originale, dirigendo la sua attenzione segnatamente sullo z.; gli Egiziani divisero ciascun segno in tre parti eguali di 10° e conferirono le trentasei parti risultanti ad un numero corrispondente di divinità siderali. Le imagini dello z. scolpite nella pietra trovate in Egitto, ne attestano la vasta diffusione (z. di Denderah, Esneh e Akhmim e affreschi delle tombe).

I Greci e Romani diedero ai segni i nomi che seguono: ARIETE: Κριός, Aries; TORO: Ταῦρος, Taurus; GEMELLI: Διδύμιοι, Gemini; CANCRO: Καρδίνος, Camcer; LEONE: Λέων, Leo; VERGINE: Παρθένος, Virgo; BILANCIA: Ζυγός, Libra; SCORPIONE: Σκόρτιος, Scorpio; SAGITTARIO: Τοξάτης, Sagittarius; CAPRICORNO: Αἰγόκερως, Capricornus; ACQUARIO: Ὑδραχός, Aquarius; PESCI: Ἰχθύος, Pisces. Nell'epoca ellenistica le dottrine sullo z. e sul suo significato astrologico ebbero grande sviluppo anche a Roma, tra l'altro vi si attribuiva ad uno dei dodici dei principali ciascun mese e ciascun segno zodiacale; agli dei orientali si sostituirono nella stessa epoca i δώδεκα θεοί.

Lo z. ha avuto grande importanza ancora nei mi-

steri di Mithra; i segni zodiacali contornano spesso la immagine di questo dio nell'atto di sacrificare il toro oppure quella di Kronos; o sono scolpiti sul corpo di questo dio leontocelaio o sono dipinti o raffigurati in musaico sulle pareti dei templi, spesso raggruppati tre a tre, corrispondentemente alle stagioni alle quali sono attribuiti. Anche Helios è contornato dallo z. Riflessi dell'adorazione dei dodici segni si ritrovano nei dodici abiti che colui che si fa introdurre nei misteri di Iside e Serapide indossava successivamente con questo compiendo il passaggio attraverso i dodici segni. Talvolta nelle raffigurazioni la sfera dei segni comprende e circonda quelle dei sette pianeti: infatti secondo gli antichi la sfera delle stelle fisse abbraccia le altre sette sfere. Adombra di certo il concetto dell'armonia delle sfere l'immagine di Pan che suona il corno contornato da una fascia con i segni zodiacali. Nello z. si rappresentano poi, oltre al Sole, anche la luna e i pianeti, i quali astri tutti o vi hanno le loro mansioni o vi circolano o combinano le loro influenze con le sue. Siccome si faceva dipendere la cura delle malattie dalla posizione delle stelle, non è da meravigliare che talvolta Esculapio, con o senza Igea, sia accompagnato dallo z. Nike pure talvolta è rappresentata circondata dai dodici segni; è infatti la Fortuna in stretto nesso con questi, che conferisce agli uomini la vittoria. Persino gli ippodromi erano costruiti secondo oncezioni zodiacali, essi avevano dodici porte di sortita per i carri, le quali erano dimore dello z. che governa la terra, il mare e il corso della vita umana. Alon porta qualche volta nella mano un globo celeste con lo z. Spesso questa immagine significa che la scena raffigurata va collocata in cielo, tuttavia quasi sempre i nostri segni hanno preciso significato dottrinale; lo z. può alludere alla dottrina dell'immortalità siderale quando si tratti di una rappresentazione funeraria o di apoteosi. Si mettono in rapporto con lo z. anche le dodici fatiche di Ercole.

Lo z. ha avuto una parte importante pure nella magia. Si faceva dipendere dalla posizione dei pianeti nei segni il successo delle operazioni magiche; spesso si disegna il simbolo di qualche segno e lo s'invoca per compiere con buon successo la fattura magica e si fa uso allo stesso scopo delle raffigurazioni zodiacali, nel qual caso esse sono amuleti ad effetto sicuro. Nella magia egiziana avevano grande parte i trentasei decani, poiché ciascuno di questi si metteva in rapporto con una parte del corpo umano. A scopo magico si attribuivano le ventiquattro lettere dell'alfabeto greco ai dodici segni.

Con il passar del tempo la dottrina connessa con lo z. si diffuse sì largamente che le sue figure si vollero presenti in quasi tutte le manifestazioni della vita umana e divennero un motivo decorativo molto comune; con esse si decoravano persino i piatti per le vivande, siccome a ogni segno si faceva corrispondere una pietanza che stava in qualche rapporto più o meno misterioso con quello; e non v'è da stupirsi che gli architetti ornassero con la fascia zodiacale le pareti delle stanze e la facessero riprodurre nei musaici dei pavimenti.

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“ZODIACO.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), p. 1110. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/zodiaco.