MANDEI. - Nelle regioni meridionali della Babilonia hanno abitato poco dopo il principio dell'era volgare i seguaci di una comunità religiosa ristretta, la quale dottrinalmente sta a metà tra il cristianesimo primitivo e il dualismo a carattere gnostico, con le sue speculazioni fantastiche, le personificazioni di oggetti e concetti e le combinazioni ardite: i M., i quali però preferiscono chiamarsi Nazorei (Nazariaia). Oggi sono ridotti a poche migliaia d'individui. Ricoldo da Montecroce li chiama Sabei, più tardi furono detti «discepoli di s. Giovanni» (Battista), gli Arabi danno loro il nome di Mlugaasilah e Sabei. Nulla di positivo si sa sull'origine dei M.
Essi hanno prodotto una ricca letteratura, quasi esclusivamente religiosa, scritta in lingua mandea, che è un dialetto aramaico orientale, affine a quello del Talmud babilonese, e con una scrittura simile a quella siriana e che ha la particolarità d'indicare mediante alcune consonanti anche le vocali. Gli scritti più antichi risalgono al sec. III d. C. e sono scongiuri scritti su laminate di bronzo; più recenti sono gli incantesimi nell'interno delle tazze d'argilla sotterrate a scopo incantatorio. La maggior parte degli scritti strettamente religiosi è stata compilata dopo l'avvento dell'islam, ma contengono anche brani più antichi. Alquanto recente e tradotto dall'arabo è il Libro delle costellazioni, di argomento mantico e astrologico. I libri più importanti sono Il tesoro (Ginza o Sidra rabba [Grande libro]), diviso in una parte destra e in una sinistra, con molti trattati in prosa di contenuto teologico, mitico, legale e polemico, e taluni in versi di alto valore poetico sul viaggio dell'anima dopo la dipartita dal corpo verso la dimora della Vita o Luce. Il Libro di Giovanni (Sidra d'Iahia) contiene miti, leggende, discorsi di Giovanni e di altri inviati e ha risentito l'influsso dei Vangeli, il cui contenuto è però deformato a scopo polemico anticristiano. Il Qolasta tratta delle cerimonie. Un rotolo chiamato Il divano di Abatur spiega le numerose illustrazioni grafiche, che esso dà, di esseri divini, di miti e di cerimonie. Un libro dal titolo Spiegazione della cerimonia matrimoniale di Sillam rabba è una descrizione del matrimonio. Le mille e dodici questioni riguardano la purezza culturale, la salita dell'anima, il matrimonio e numerose altre questioni religiose. Non sono noti gli autori di questi scritti.
Nella teologia il mandeismo rivela il suo carattere fortemente dualistico, non però assoluto, perché il mondo della Tenebra dipende dalla Divinità Suprema. I due primi trattati del Tesoro sono monoteistici. Divinità suprema
è il Grande Mana, oppure la Luce o la Vita, specialmente quest'ultimo, che conferisce impronta caratteristica a tutto il mandeismo. La Vita ha sotto di sé una folta schiera di 'Utria, la seconda, terza e quarta Vita, ed ancora altri esseri di varie specie. La seconda Vita è Iosamin, la terza è Abatur, la quarta Ptahil. Questi è il creatore del mondo e della prima coppia. Adamo ed Eva. Campione della Vita nella lotta contro la Tenebra è Hibil. Manda d'Hia è il più cospicuo degli inviati della Vita per aiutare e redimere l'anima; è il suo adiuore e redentore. Questi, assieme ad altri inviati, ha comunicato agli uomini le leggi, i precetti e i divieti della Vita. Il diavolo mandeo è 'Ur, figlio di Ruha, conoscendo la quale ha procreato i cinque pianeti, i Settimani, cioè i sette pianeti, ed i Dodici, i segni zodiacali, tutti capostipiti delle varie specie di demoni, sempre intenti a osteggiare la Vita, i suoi ministri e le anime, specialmente quando queste, abbandonano il corpo, intraprendono la masigita, la salita verso la dimora della Vita o della Luce. L'anima, una particella della Luce, si trova a disagio nel corpo tenebroso ed è continuamente attaccata dai demoni, ma infine dopo la morte, sale verso la Vita; deve però passare davanti ai sette posti di guardia, majarata, tenuti dai demoni planetari, dove è sottoposta a interrogatori sulle sue eventuali trasgressioni, ma, se trovata innocente, sale verso la dimora di Abatur, il pesatore e giudice, il quale o la condanna a espiare le sue colpe nei posti di guardia o la assolve, cosicché essa può entrare nella dimora della Luce o Vita. Durante la salita i suoi parenti cercano mediante una cerimonia di conferire forza per salire al cielo.
Ogni trasgressione alle leggi divine, le quali si riferiscono tanto alla religione quanto alla morale e alla vita sociale, costituisce un peccato. I peccati grandi sono quattro. Il peccato va confessato al ganzibra ed espiato. Chi è senza peccato è perfetto. Ogni m. deve cercare di esser perfetto. La concezione morale dei m. è molto elevata e severa. Il m. deve esser mansueto, pacifico e gentile con tutti, anche con chi gli ha fatto del male. Il matrimonio è obbligatorio e non può esser contratto che con una m.
La cerimonia più importante è il battesimo, majbuta, che il m. fa soltanto in acqua corrente, Giordano, e in molte occasioni. I M. hanno pure una specie di comunione con il pihta, che è il pane di frumento senza sale e non fermentato, e con il mambuha, la bevanda d'acqua. È prescritto il numero delle preghiere. Una vaga reminiscenza della Cresima si riscontra nella segnatura con l'olio, fatta dopo il Battesimo.
Nella gerarchia sacerdotale si distinguono tre gradi: lo Bhanda, il diacono, il termida, il sacerdote, e il ganzibra, il vescovo. Da chiesa funge una capanna bislunga fatta di canne e argilla, il manda. Esistono disposizioni severe sulla mattazione degli animali per cibarsene. Alcuni cibi sono proibiti, e si hanno numerosi altri interdetti. Il colore rituale dei M. è il bianco.