di Gerardo Groote (1375 ca., v.), si sentì chiamato ad una vita più perfetta, ma vi si decise solo dopo replicare apparizioni del Salvatore sofferente.
Si affilò ai Fratelli della Vita Comune a Deventer, quindi entrò nella Congregazione di Windesheim come semplice «redditus», cioè come laico con tutti i privilegi e incarichi dei sacerdoti coristi. Vi conobbe Johannes Vos de Heusden, Gerlach Peters e altre celebrità della «Devotio moderna» (v.) e visse nella solitudine della preghiera, ove, secondo il cronista J. Busch, ebbe frequenti visite celesti. Le sue continue sofferenze lo preparavano a comprendere s. Lydwina di Schiedam, ch’egli andò a visitare. Avanzato negli anni si recò a Beverwijk per aiutare la fondazione del monastero di Syon, e ivi morì.
La principale occupazione di M. consisteva nell’illustrare manoscritti, ma si diede anche a comporre scritti ascetici e mistici, che però sono in maggior parte compilazioni di estratti di vari autori, che non cita, quali Hadewijch, Ruysbroek e altri; tradusse Rodolphus di Bilraco o Biberach (De septem itineribus aeternitatis), Hugo de Balma (Mystica theologia), l’Epistola Processus, ecc. Suo merito perciò fu di volgarizzare trattati, altrimenti inaccessibili.