MACEDONIO E MACEDONIANI

MACEDONIO e MACEDONIANI. - Vescovo di Costantinopoli dal 342 al 360 dal quale, a partire dal 380 ca., gli storici ecclesiastici derivarono la denominazione di « macedoniani » allora corrente per indicare gli pneumatomachi.

Le notizie intorno alla vita e la dottrina di M. sono assai incerte, perché le fonti del sec. IV sono scarse (Girolamo, Chronicon, agli aa. 342 e 360 d. C. [ed. R. Helm (CB, 24, Eusebius 7), Lipsia 1913, pp. 235-47]; Atanasio, Historia orianorum, 7: PG 25, 701), mentre quelle degli storici posteriori sono bensì più abbondanti, ma spesso certamente inesatte o anche erronee, per cui la prudenza s'impone allo storico (Filostorgio, Hist. eccl., IV, 9; V, 1; VIII, 17; ed. J. Bidez [CB 21], Lipsia 1913; Socrate, Hist. eccl., II, 6, 12, 13, 15, 16, 27, 38, 42, 45: PG 67; Sozomeno, Hist. eccl., III, 3, 4, 7, 9, 24; IV, 2,

3, 20, 21, 24, 26, 27; VI, 10, 11: PG 67; Teodoreto, Hist. eccl., II, 6; V, 8; ed. L. Parmentier [CB 19], Lipsia 1911).

Tenendo conto solo dei dati principali, ecco quanto sembra potersi affermare di certo sulla vita di M. Per molto tempo diacono di Costantinopoli, verso il 332-35 egli era presbitero sotto il vescovo ortodosso Paolo, di cui fu ripetutamente l'accusatore mentre ferveva la lotta tra ariani e ortodossi per il possesso di quella sede vescovile. Esiliato Paolo dall'imperatore Costanzo e messo al suo posto Eusebio di Nicomedia, alla morte di questo (ca. 339) M. è eletto vescovo di Costantinopoli dal partito ariano e, avvenuta anche la morte di Paolo (342), occupa la sede senza competitor.

Ebbe pure cura d'innalzare alle sedi vescovili vacanti gente delle sue opinioni, tra cui Maratonio alla sede di Nicomedia e Eleusio a quella di Cizico. Cadde poi in disgrazia presso l'imperatore Costanzo, probabilmente per politica ecclesiastica generale, parteggiando l'Imperatore per il partito omoiano o degli acaciani, mentre M. apparteneva certamente al gruppo semiariano o degli omoiusiani. Con altri dello stesso suo partito, come Eleusio di Cizico e Eustazio di Sebaste, M. fu deposto dagli acaciani in un Concilio tenuto a Costantinopoli nel 360. Dovette morire poco dopo. Scritti di lui non se ne conoscono.

L'omousianismo di M. è attestato dalle sue intime relazioni con personaggi certamente omoiusiani, come Basilio di Ancira, Basilio di Seleucia, Eustazio di Sebaste, nonché dalle affermazioni esplicite degli storici come Filostorgio (Hist. eccl., IV, 9), Sabino di Eraclea (v. Socrate, Hist. eccl., IV, 22), Epifanio (Panarion, haer. 73, 23 sgg.: PG 42, 445 sgg.).

Fu M. il fondatore dell'eresia pneumatomaca in quello che la distingue dall'arianesimo ordinario? È certo che, dal 380 ca., questa fu la persuasione comune tra gli ortodossi e che sin d'allora s'interpretò in questo senso la denominazione di « macedoniani » che a quel momento si dava comunemente agli pneumatomachi. Così Girolamo nel suo Chronicon (dal 380 ca. all'anno 342 di C.) notava: « M., ricamatore di mestiere, è fatto vescovo dagli ariani al posto di Paolo. Da lui deriva l'attuale eresia macedoniana ». Didimo il Cieco nel suo De Trinitate (II, 10: PG 39, 633, del 381-92) parla spesso dei « macedoniani » e dice che « l'eresia » ne è M. ordinato vescovo dagli ariani. L'appellativo di « macedoniani » nel senso specifico di pneumatomachi è attestato verso lo stesso tempo, tra gli altri, dagli anatematismi di papa Damaso (4 anath.: PL 13, 359; Teodoreto, Hist. eccl., V, 11), e dal Codice teodosiano che nel 383-84 colpiva tra gli eretici i « macedoniani » non meno che gli « eunomiani » e gli « ariani » (Cod. XVI, 5, 11 sgg.). Così la tradizione di M. eresia dello pneumatomachismo, si era formata tanto in Oriente che in Occidente; e Socrate e Sozomeno ne riferivano diversi particolari, mentre Teodoreto (Hist. eccl., II, 6) precisava che fu dopo la sua deposizione che M. divenne « capo di una sua particolare eresia ».

Invece, prima del 380, speciali relazioni tra lo pneumatomachismo e M. stesso non sono attestate, né da Atanasio che fa conoscere il primo nascere della eresia in Egitto sin dal 359-60 (Ep. ad Serap., I, 1: PG 26, 529 sgg.), né dai Padri cappadoci che la combatterono già prima del 380 in Asia Minore, né da Epifanio che sin dal 375-77 consacrava nel suo Panarion una notizia speciale « contro gli pneumatomachi » (Haer., 74: PG 42, 473 sgg.). Anzi, Socrate fa sapere che Sabino di Eraclea, « vescovo macedoniano », scrisse una storia dei concili fino al 378 in cui « non fa nemmeno menzione dall'eresia » M. (Hist. eccl., II, 15). Dunque nessuna citazione di M. nelle notizie più antiche intorno allo pneumatomachismo. Non si ha nemmeno prova sufficiente che la questione propriamente pneumatomaca sia stata esplicitamente di-

scussa nella regione di Costantinopoli e in Asia Minore, mentre M. era ancora in vita. Socrate mostra un gruppo di vescovi omoiusiani aderenti a M. e detti «macedoniani», tra i quali Eleusio di Cizico, Eustazio di Sebaste, Sofronio di Pompeiopoli, Marciano di Lampsaco, tenere dei concili sin dal tempo di Giuliano l'Apostata (361-63) e ancora a Lampsaco nel 366, senza che appaia dallo storico, il quale cita qui esplicitamente Sabino il «macedoniano» come suo informatore, che essi si siano allora interessati d'altro che della questione del

Figlio, o abbiano comunque fatto menzione speciale dello Spirito Santo. Anzi egli dice esplicitamente che solo poco dopo il Concilio di Lampsaco «il dogma di M. si manifestò più apertamente» (Hist. eccl., II, 10; IV, 4).

Tutto questo rende difficile fare risalire a M. stesso la posizione specificamente pneumatomaca e giustificare così il titolo di eresiarca datogli dalla storia posteriore.

È invece fuori discussione che a Costantinopoli lo pneumatomachismo esplicito fiori dapprima proprio tra

quelli omoiusiani che erano stati della cerchia di M. e che, secondo Sozomeno (Hist. eccl., IV, 27; VIII, 1) pur formando un partito distinto non riuscirono, principalmente per l'opposizione degli ariani, a darsi un vescovo ufficialmente riconosciuto né ad avere chiese proprie.

Ca. il 373 fa figura di capo partito Eustazio di Sebaste, che Basilio chiama «capo dell'eresia degli pneumatomachi» (Ep. 263, 13; PG 32, 977). Egli era amico di M. e fu deposto con lui nel 360. Creatura di M. era anche quell'Eleusio di Cizico che appare capo degli pneumatomachi al momento del Concilio del 381. La denominazione di «macedoniani» data agli pneumatomachi non ebbe dunque verosimilmente dapprima il significato di fare di M. stesso l'eresiarca propriamente detto dello pneumatomachismo, ma probabilmente solo quello di indicare che questa nuova eresia, in quello che essa aveva di specifico che la distingueva dagli ariani comuni, era fiorita a Costantinopoli tra gli aderenti al partito costituitosi da principio intorno a M.

BIBL.: La migliore discussione della questione, eccetto la sua opinione sul neonicenismo, è quella di Fr. Loofs, Macedonius, in Realenc. für prot. Theol. u. Kirche, XII, pp. 41-48; cf. anche G. Bardy, Macedonius et les Macédoniens, in DThC, IX, coll. 1464-1478 (con bibl.); Fliche-Martin-Frutas, III, passim (v. indice).

Cipriano Vagaggini

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“MACEDONIO E MACEDONIANI.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 1053. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/macedonio-e-macedoniani.