INDICE DEI LIBRI PROIBITI. - Con la espressione «libri proibiti» vengono designati i libri, la cui lettura è vietata ai fedeli per legge positiva ecclesiastica, generale o particolare, o per decreto emesso dalla competente autorità, ordinariamente la S. Congregazione del S. Ufficio o l'Ordinario del luogo.
I fedeli però devono astenersi dal leggere non solo i libri proscritti per legge o con decreto, ma ogni scritto che li esponga al pericolo di perdere la fede o di depravare i costumi. È questo un obbligo morale, imposto dalla legge naturale, che non ammette esenzione né dispensa. La gravità di quest'obbligo è proporzionale al pericolo a cui viene esposta l'anima.
Ma poiché i semplici fedeli raramente sarebbero in grado di scorgere il pericolo, a cui vanno incontro, è naturale che la Chiesa, con opportuni ammonimenti e proibizioni, li tenga lontani dalle cattive letture.
I. dei l. p. (Index librorum prohibitorum) è il catalogo dei libri che la S. Sede ha proibito come cattivi o pericolosi per l'integrità della fede e dei costumi e che i fedeli, senza una speciale licenza, non possono leggere, né conservare. La Chiesa ha sempre adempiuto al suo dovere di vigilanza sui libri, ma fino all'invenzione della stampa non sentì il bisogno
di redigere un catalogo dei libri proibiti, perché gli scritti ritenuti pericolosi venivano bruciati.
Il Concilio di Nicea (325) proibì il libro Thalia di Ario; papa Anastasio condannò le opere di Origene, perché più nocive agl'ignoranti che utili ai sapienti; s. Leone Magno riprovò in Roma gli scritti dei manichei e ingiunse ai vescovi spagnoli d'insorgere contro i libri dei priscilianisti. Fin dai primi secoli si classici pagani (v.). Il pericolo crebbe con il diffondersi dei libri stampati ed allora l'intervento della Chiesa si
fece più frequente. Prima censura (v.) e dell'Imprimatur (v.), preceduta in questo dall'autorità civile, come Enrico VIII in Inghilterra e Carlo V nei Paesi Bassi, e dalla Sorbona in Francia.
Ma nonostante ciò furono pubblicati numerosi libri eretici, e Paolo III, per arginare il pericolo, affidò la proscrizione dei libri infetti di eresia ai cardinali inquisitori generali. Paolo IV per primo ordinò loro, nel 1557, la compilazione di un I. (o catalogo) dei l. p., che fu pubblicato nel 1559. Esso comprendeva tre elenchi: degli autori, dei titoli dei libri,
