VOLCANO. - Dietro la figura foggiaia sul tipo convenzionale dello Hephaistos ellenistico, nel V. romano si scorgono le tracce di una divinità romana arcaica.
Volfango, santo - S. V. demonio, secondo la leggenda, ad aiutarlo. Particolare di uno sportello dell'altare di s. V., dipinto e scolpito da Michele Pacher, 1471-81) - St. Wolfgang.
Infatti, il suo culto a Roma è antichissimo: la sua festa, Volcanalia, figura nel più antico calendario (23 ag.); egli aveva un suo sacerdote particolare (flamen Volcanalis) sin dal tempo della più antica organizzazione sacerdotale romana; il suo recinto sacro scoperto, il Volcanal, era considerato come fondato da Romolo. I suoi rapporti con il fuoco sembrano antichissimi; si sacrificavano a lui animali, particolarmente pesci, gettati vivi nel fuoco. In miti di netto carattere italico egli appare come progenitore divino presente nel focolare (Servio Tullio) o comunque nel fuoco (Ceculo, fondatore di Palestrina); figura anche come padre di Caco, noto dalla poesia romana come mostro vomitante fuoco, ma più anticamente corrispondente maschile della dea Caca i cui rapporti con il fuoco, nel culto, sono documentati. Nel lettisternio collettivo del 217 a. C., V. Vesta. Altri elementi del suo culto sottolineano un suo rapporto con il sole: così il luogo di culto scelto porta in cui si esponevano ai raggi del sole gli oggetti sacri toccati dal fulmine. Nella festa Volcanalia, che era tanto popolare da sopravvivere in piena epoca cristiana, vi era l'uso, come documenta proprio un autore cristiano, Paolino di Nola, di stendere vestiti in onore del Sole. Un altro santuario di V., menzionato dal 214 a. C. in poi, si trovava nel Circo Flaminio, fuori del pomerio, come lo era, nei confronti del pomerio palatino, anche il Volcanal stesso. A V. è legato il culto della dea Maia (eponima del mese maius, maggio?) cui il flamen Volcanalis presentava un sacrificio il giorno 19 maggio. Il nome di V. sembra essere in rapporto con un appellativo cretese, velchanos, di Zeus.