Enciclopedia Cattolica vol. XII, 1954 Religioni non cristiane Particolari

ZOROASTRO, ORACOLI DI

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Noto anche come: greco: λόγια Χαλδαϊκά; inglese: Chaldean Oracles

ZOROASTRO, ORACOLI di - I cosiddetti Oracoli caldaici - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. gr. 1416, f. 138 (sec. XVI).
ZOROASTRO, ORACOLI di - I cosiddetti Oracoli caldaici - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. gr. 1416, f. 138 (sec. XVI).

ZOROASTRO, ORACOLI di. - Sotto questo nome i cosiddetti Oracoli caldaici (γαλδαϊκά λόγια) sono presentati dal cod. Vat. gr. 1416 (sec. xvi): e l'attribuzione è dovuta indubbiamente a Giorgio Gemisto Pletone (v.) che, nel suo ambizioso sogno di riforma religiosa, si appellò, nella sua Esegesi degli Oracoli caldaici, all'autorità di Z. (cf. J. Bidez, Les Mages hellénisés, I, Parigi 1938); da lui la falsa attribuzione è passata agli scrittori del Rinascimento (p. es., in Marsilio Ficino, Theol. plat., IV, 2; De christ. rel., 22; cf. la lettera di Pico della Mirandola al Ficino, in Pici Opera, I, ed. Basilea 1601, p. 367). In realtà, gli scrittori antichi non parlano mai di Oracoli di Z., ma genericamente di λόγια e raramente anche di γαλδαϊκά λόγια: nemmeno Porfirio (Vita Plot., 16) nella breve rassegna delle opere apocrife che circolavano al suo tempo.

Degli Oracoli caldaici, che costituivano, a quanto pare, una specie di poema greco in esametri, rimangono alcuni frammenti, conservati da Proclo (In Tim., 128 b; 137 c; 157 a; 267 a; Theol. plat., 333, 29; 365, 1; In Parm., 800, II; 1091, 6), Siriano (In Met., 883 b 16), Simplicio (In Arist. Phys., 616, 33), Olimpiodoro (In Phaed., 195, 21), Damascio (De princ., I, 154, 16; II, 16, 20; II, 89, 31; II, 157, 15), Sinesio (De ins., 135 a; 138 c; 140 c; 151 c), Lydo (De mens., 20, 7; 4, 13; 4, 20), ecc.; l'oracolo citato da Plotino, I, 9 (che sarebbe perciò la fonte più antica) sembra problematico (cf. W. Kroll, De oraculis chaldaicis, Breslavia 1894). Notevole la Esposizione degli Oracoli caldaici di Michele Psello (in PG 122, 1115-22; ed. poi dall'Opsopaeus, col titolo Oracula magica Zoroastris, Parigi 1589), nonché la cit. Esegesi del Pletone, edita dal Tiletano a Parigi nel 1538 col titolo Μαγιὰ λόγια τῶν τοῦ Ζωροάστρου Μάγων. Una raccolta completa ne tentò Francesco Patrizi (v.) nell'opera Zoroaster et eius CCC.XX oracula chaldaica, ed. a Ferrara nel 1591, con la versione latina (testo ripubbl. poi da L. H. Gray in appendice a A. V. W. Jackson, Zoroaster the prophet of anc. Iran, Nuova York 1901).

L'autore è ignoto: il Lambecius pensava che gli Oracoli caldaici fossero addirittura un'invenzione di Giuliano, il teurgo caldeo vissuto all'epoca di Marco Aurelio (cui la «Suda» attribuisce dei λόγια. Cf. E. R. Dodds, Theurgy and its relationship to neoplatonism, in Journ. of Roman stud., 1947, p. 55 sg.). La loro origine risale al sec. II d. C.: contemporanei dunque al sorgere del Corpus Hermeticum, al quale sono affini per lo strano miscuglio di interessi soteriologici e metafisici e per il gusto delle astrazioni e dell'esotismo. Sorti in un'epoca in cui le varie correnti filosofiche cercavano una loro riconcacrazione in antiche tradizioni religiose, essi sembrano essere il frutto dell'attività di certi platonizzanti, che sotto simboli e divinità esotiche si compiacavano di adombrare concetti filosofici già maturi. Come tali, gli Oracoli caldaici furono celebrati o commentati da Porfirio, Giamblico, Jeroele, Proclo, Damascio, Giuliano l'Apostata, da Pico della Mirandola, Mars. Ficino, Fr. Patrizi, A. Steuco Eugubino, G. Gemisto Pletone, C. Agrippa... Ma sono ancora una delle più cospicue testimonianze delle tendenze sincretistiche del tempo, una professione di fede molto vicina allo gnosticismo e, a quanto sembra, il libro sacro di una comunità religiosa: i concetti di monade e diade rivelano chiare affinità con il neopitagorismo; la metafisica e il culto del fuoco tradiscono influssi non soltanto stoico-eraclitei, ma anche orientali; la teoria dei demoni intermediari, se da un lato condivide concezioni già care al platonismo medio, dall'altro accoglie elementi giudaici. Il sistema cosmoteologico, che ancor traluce dagli scarsi frammenti e che una οποτύπωσις κεφαλαιώδης di Psello (pubbl. dal Kroll, op. cit. i i b. bl., pp. 73-76) consente approssimativamente di ricostruire, con le sue complicatissime serie triadiche destinate a minimizzare sempre più l'infinita distanza che si frappone fra l'« abisso paterno » (πατριάκς βυθάς) e la realtà visibile, con il concetto della « seconda mente » mediatrice, con la teoria dell'anima pellegrina destinata a ritornare al Principio per mezzo della gnosi e dell'arte teurgica, s'inquadra agevolmente dentro quello schema metafisico, che assumerà in Plotino profondi sensi umani e religiosi.

Gli Oracoli caldaici raccolti da Psello furono tradotti in latino dall'Opsopaeus (Parigi 1589); quelli raccolti da Pletone da Marsilio Ficino (la cui traduzione giovanile è probabilmente identica a quella conservata nella carta 26 del cod. Laurent. 36, 35) e da Giacomo Martano (ed. cit. dell'Opsopaeus); quelli della raccolta Patrizi anche dall'Heurnius (Lione 1600).

Bibliografia9 opere
BIBL.: finora l'ed. criticamente più valida è quella a cura di W. Kroll, De orac. chald., Breslavia 1894; ma, come ha osservato il Bidez, op. cit., I, p. 163, la raccolta ha bisogno di essere integrata coi nuovi frammenti scoperti e con i testi relativi alla teurgia, su cui cf. J. Bidez, Praclus περί τῆς ἱερατικῆς τέρνης, in Mélanges Cument, Bruxelles 1936, p. 69 sg.; e Catal. des manusc. lehim. erect., vol. VI, ivi 1929, Ch. A. Lobock, Agl. ophamus, Königsberg 1829; W. Kroll, in Pauly-Wissowa, III, II, col. 2045; J. Bidez, Note sur les mystères néoplaton., in Rev. belge de philol. et d'hist., 7 (1928), p. 4; L. G. Westerinck, Praclus, Procubius, Psellus, in Muenosyne, 10 (1942), p. 275 sg.; W. Theiler, Die chald. Orabel und die Hymnen des Synesios, Halle 1942; A. J. Festugière, Un vers méconnu des Oracles chald. dans Simplicius, in Symbolae Oslosnes, 26 (1948), pp. 75-77 (ma vedi già J. Bidez, Un faux dieu des Oracles chald., in Rev. de philol., 27 (1903)); B. Kieszkowski, Il platonismo del Rinascimento e la dottrina degli Orac. Cald., in Giorn. crit. d. filos. ital., 15 (1934), pp. 189-98.

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Di Giuseppe Faggin

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), coll. 1820–1821.

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Faggin, Giuseppe. “Zoroastro, oracoli di.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XII, coll. 1820–1821. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954. https://azioneromana.com/it/article/zoroastro-oracoli-di.

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Faggin, Giuseppe. “Zoroastro, oracoli di.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1954, coll. 1820–1821. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/zoroastro-oracoli-di.

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