ATHOS, MONTE. - È la più orientale delle tre
pensione che si protendono verso sud dalla penisola
calcidea. È lunga quasi 50 km. e larga in media dai
5 ai 7. La traversa per tutta la sua lunghezza una
dorsale montuosa, che termina con un cono di 1935
metri di altezza, che è l'A. propriamente detto, il cui
nome si è esteso a tutta la penisola. Nei documenti
del sec. IX appare per la prima volta il nome di Monte
Santo (τό ἄγιον ὄρος) da cui venne il nome di Agio-
riti (anche Athoniti, Athoiti) ai monaci che lo abi-
tano. Questi cominciarono a popolare la montagna -
che attirava per la sua tranquilla e remota posizione
i desiderosi di quiete - quando la conquista musul-
mana li cacciò dalla Palestina, dalla Siria e dall'Egitto
e quando la persecuzione iconoclasta inferì nell'im-
pero bizantino. I più antichi monasteri si fissarono nella
parte piana dell'A., ma poi si estesero anche nell'in-
terno del santo monte. Verso l'anno 824 s. Eutimo
visitò il luogo e vi stette in solitudine tre anni.
I. STORIA
La storia del monachismo athonita si può dividere in quattro periodi.1° periodo. - Questo primo periodo, che va dalle
origini fino a s. Atanasio il Lauriota, è caratterizzato
da una intensa vita anacoretica, come risulta dalle
crisobolle imperiali di Basilio I il Macedone (885) e
di Leone VI il Sapiente (911), confermate da Ro-
mano I Leocapeno (934), con le quali gl'imperatori
proibiscono di recare molestia e comunque di atten-
tare alla completa indipendenza degli eremiti della
santa montagna, gli interessi dei quali erano tutelati
per i monasteri esterni da un potere centrale detto
Sede degli Anziani, per i monasteri internati nella
montagna e abitati da solitari (esichasti) da un capo
supremo detto Proto.
2° periodo. — S'inizia con l'arrivo sull'A. di s. Ata-
nasio il Lauriota (al secolo Abramo) il quale nel 936
fondò una laura (o monastero) tuttora sussistente,
con regola (typic-
con) di vita ceno-
bitica, cioè in co-
mune, senza pos-
sessi individuali, e
sotto l'ubbidienza
di un solo capo o
abate (egumeno).
Questa novità di
regime sollevò le
proteste dei soli-
tari che giunsero
fino all'imperatore
Giovanni Zimisce,
ma il visitatore
Eutimio da lui man-
dato sulla monta-
gna confermò la
riforma di Atana-
sio. Da allora si
moltiplicarono i ce-
nòbi athoniti e fu
compilat

Romaci di disporre dei beni acquistati col proprio lavoro o in altra maniera e che si sottrae alla maggior parte dei doveri della vita comune, sostituendo l'individualismo e il particolarismo al puro cenobitismo, con la conseguenze di un largo sv
o un rego-
lamento che fissava le relazioni dei monasteri tra
loro, con il capo supremo o Proto che risiedeva nel
centro della penisola, a Karyes.
Il moltiplicarsi dei monaci portò sotto Costan-
tino IX Monomaco a radunare un'assemblea gene-
rale di 180 solitari che fissò un nuovo typicon (1046)
dove furono stabilite regole di interesse comune come
la delimitazione dei possessi e dei diritti, la proibi-
zione di comperare o vendere terreni ancora senza
possessore, le norme per passare da un monastero
all'altro.
È del tempo di s. Atanasio (tra il 980 e il 1000) la fon-
dazione del monastero benedettino degli Amalfitani, "d
'Δαλκρυών (Μολκρυών) il cui primo superiore fu Leone,
fratello di Pandolfo II principe di Capua. Il monastero, da
cui uscì anche un abate di Montecassino, Giovanni di Be-
nevento, fu distrutto in seguito a vessazioni dei soldati
della crociata. Ne resta ancora qualche avanzo all'estremità
orientale della penisola (O. Rousseau, L'ancien monastere
bénédictin du Mont-A., Maredsous 1929).
Oltre a monaci di lingua greca presero stanza nel-
l'A. quelli della Georgia il cui monastero, detto degli
Iberi ("δω 'Ιβήρω") fu fondato verso il 980; l'occu-
pazione che nel 1230 fecero i Bulgari e alla metà del
sec. XIV i Serbi, portò alla fondazione del monastero
bulgaro di Zografu e di quello serbo di Chilandar.
I sec. XI-XVI furono di agitazione e di sangue per
l'A. a causa delle incursioni saracene e dei guerrieri
della IV crociata contro i quali i monaci ricorsero a
Innocenzo III. Essi però non aderirono all'unione fis-
sata nel Concilio di Lione (1274), perché imposta
con la forza dall'imperatore Michele VIII Paleologo.
Nel sec. XIV, dopo la vittoria di Murad I a Cos-
sovo (1339), l'A. cadde sotto il dominio dei Turchi
che tuttavia lasciarono i monaci in una situazione
privilegiata. In questo medesimo secolo i monaci ESICASMO (v.)
Gregorio Palamas (v.) Barlaam (v.).
All'epoca del Concilio di Firenze (1438-39) i mo-
naci delegati della grande Laura e del monastero di
Vatopedi sottoscrisero il decreto di unione, ma la
cosa rimase di fatto lettera morta.
Verso la medesima epoca (sec. XVI) si manifestarono
tra i monaci agioriti i gravi abusi dell'idiorritmia. Nel suo
complesso questa è un tenore di vita che permette ai singoli
monaci di disporre
dei beni acquistati
col proprio lavoro
o in altra maniera
e che si sottrae alla
maggior parte dei
doveri della vita co-
mune, sostituendo
l'individualismo e il
particolarismo al pu-
ro cenobitismo, con
la conseguenza di un
largo sviluppo del
commercio tra i mo-
naci stessi e con l'e-
sterno. Invano i pa-
triarchi Silvestro di
Alessandria e Gere-
mia II di Costanti-
nopoli si opposero
nel sec. XVI a questo
movimento che solo
nei sec. XVIII e XIX
fu efficacemente in-
frenato.
Durante i primi
secoli di questo secondo periodo la vita monastica è fedel-
mente praticata sotto i due aspetti solitario e cenobitico.
I solitari vivono indipendentemente nei loro romitaggi e
nelle loro celle ora isolate ora adunate sotto un solo
superiore (e allora sono dette sete). I cenobiti vivono nei
grandi monasteri, sottoposti a una regola (typicon) e a un
superiore (egumeno) che, assistito dal suo consiglio, regge e
amministra il cenobio. Ogni monastero ha il suo tribunale
e il suo noviziato (prima di un anno, poi di due o tre). La
professione ha tre gradi: rosafori, microschemì e megalosche-
mi. Alle prime due categorie sono riservati i lavori esterni e
manuali, ai megaloschemì le antiche prerogative ascetiche:
preghiera, contemplazione, austerità; tutti sono obbligati
a vivere in povertà, castità e obbedienza.
Tutte le celle, i monasteri e il territorio stanno sotto
la giurisdizione del Proto. Un tempo tre volte, e poi due
volte all'anno, tutti gli egumeni si recavano alla residenza
del Proto, che è autonoma, per l'elezione dei suoi consi-
glieri e per deliberare sugli interessi comuni della penisola.
Il proto gode di speciali privilegi: riceve la benedizione
(σφιχίς) dal patriarca di Costantinopoli e la dispensa
agli altri egumeni.
Con lo scemare dell'autorità del proto in seguito al-
l'accresciuta ricchezza e potenza dei grandi monasteri, che
usurpano gradatamente la sua autorità, finisce nel sec. XVI
il secondo periodo della storia dell'A. Il nome del proto
compare per l'ultima volta negli atti ufficiali del 1584.
3° periodo. — I sec. XVII e XVIII segnano il rilassa-
mento del monachismo athonita. L'idiorritmia con-
tinua dal punto di vista religioso a intaccare la disci-
plina monastica e dal punto di vista economico a mi-
nacciare l'esistenza stessa dei monasteri con la cattiva
amministrazione e l'indebitamento. Il patriarca Pai-
sio II nel 1744 cercò di sanare l'economia degli Agioriti
e Gabriele IV oltre ad aver tentato con un nuovo