ATTICO, PATRIARCA DI COSTANTINOPOLI

ATTICO, patriarca di COSTANTINOPOLI. — N. a Sebaste, in Armenia, e recatosi a Costantinopoli, fu tra gli avversari più accaniti di s. Giovanni Crisostomo e depose contro di lui al Concilio della Quercia (404). Fu subito chiamato a succedergli sul seggio della capitale (marzo 406 - ott. 425). L'ingiusta

deposizione di Giovanni, che non fu riconosciuta dal papa Innocenzo I, produsse uno scisma tra la Chiesa romana e i patriarchi orientali. Essa determinò anche uno scisma locale nella Chiesa di Costantinopoli. I giovanisti furono molto numerosi nella capitale fino al tempo (417 ca.) in cui A., imitando Alessandro d'Antiochia, reintegrò il nome di Giovanni nei dittici, ripristinando così le relazioni col Papa. L'interesse, forse più che l'amore per l'unità ecclesiastica, lo spinse a questo gesto. Come i suoi predecessori, e più di essi, egli lavorò per estendere la giurisdizione del seggio di Costantinopoli sulle province ecclesiastiche dell'Asia Minore (diocesi di Tracia, dell'Asia e del Ponto) ed ispirò senza dubbio il decreto dell'imperatore Teodosio II del 14 luglio 421, che toglieva al patriarca romano le province dell'Illirico orientale per porlo sotto l'alta sorveglianza del vescovo della Nuova Roma. A. fu un oratore mediocre, ma sempre ortodosso. Egli infierì contro gli eretici più con minacce che con atti. Si mostrò duro soltanto nei riguardi dei massaliani e dei giovanisti.

Il Concilio di Efeso e s. Cirillo citano un passo di una sua omelia sull'Incarnazione conservata in siriaco e pubblicata per intero da M. Brière, in Revue de l'Orient chrétien, 29 (1933-34), e da J. Lebon, in Museon, 1933, pp. 167-202. Il brano corrisponde, infatti, alla prima parte della quinta delle omelie pubblicate sotto il nome di Procolo, che si legge in PG 65, 716-21. All'infuori di questa omelia, non ci restano di A. che dei frammenti e quattro lettere.

Nonostante le ombre che offuscano la sua memoria, A. è catalogato fra i santi in parecchi monologhi e i bollandisti si sono occupati di lui per difendere la sua memoria (cf. Acta SS. Ianuarii, I, Anversa 1643, pp. 473-83; Augusti, I, Anversa 1750, pp. 32-37; e PG 65, 637-50).

BIBL.: Socrate, Hist. ecc., VII, 2: PG 67, 741; Sozomeno, Hist. ecc., VIII, 27: PG 67, 1589; Palladio, Dialogus de vita. I. Johannis Chrysostomi, IX-XI: PG 47, 30 sgg.; XX: 116-68; 68: L. Tillemont, XII, Parigi 1707, pp. 416-33; E. Venables, s. V. in A Dictionary of Christian Biography, I, Londra 1877, pp. 207-209; C. Verschaffel, s. V. in DTHC, I, coll. 2220-21; M. Th. Disder, s. V. in DHG, V, coll. 161-166, dove il ritratto di A. è a tinte fosche.