ATTONE, VESCOVO DI VERCELLI

ATTONE, vescovo di Vercelli. - Poche sono le notizie sicure sulla sua vita. Di nobile famiglia longobarda, sappiamo che nel 924 fu eletto vescovo di Vercelli, diocesi che resse lungamente. Ebbe molteplici rapporti con i sovrani del tempo, Berengario II, Ugo e Lotario II, da cui ricevette privilegi e donazioni per la propria Chiesa: non è certo, tuttavia, che sia stato arcaicancelliere di quest'ultimo re. Nonostante tali relazioni ed i suoi principi di obbedienza all'autorità, perché stabilita da Dio (si veda per questo la lettera a Valdone, vescovo di Como, dove si manifesta una dipendenza dagli scrittori carolingi del sec. IX), A si oppose con grande coraggio a Berengario II, che non rispettava la libertà della Chiesa.

È notevole la sua attività letteraria: abbiamo di lui una lunga Expositio in epistulas Pauli, certamente autentica, numerose lettere (interessanti, alcune, per il ritmo prosaico) e sermoni pastorali; discussa è l'autenticità del Polyptychum, un riassunto di filosofia morale, che contiene interessanti spunti polemici contro i Tedeschi e i Borgognoni che stavano in Italia. Ancor più importanza A. ha nella storia della Chiesa del sec. X per la sua opera di grande zelo pastorale nel riformare e migliorare il clero e la vita religiosa della sua diocesi. Documento di questa attività riformatrice è il suo Capitulare, cioè una raccolta di cento canoni, che riguardano i doveri degli ecclesiastici, l'amministrazione dei Sacramenti, l'osservanza della liturgia, ecc.; sono tutte antiche disposizioni conciliari che vengono ripetute: molto si insiste contro il nicolaismo dilagante e la simonia, che A. è il primo a chiamare eresia. Nel Libellus de pressuris ecclesiasticis, vero trattato canonistico in tre libri, scritto tra il 940 e il 943, A. combatte l'abuso di deferire ecclesiastici a tribunali laici, l'ordinazione sacra data a persone indegne o incapaci, la dilapidazione dei beni della Chiesa fatta dai laici.

Non conosciamo la data della morte di A., avvenuta però certo prima del 964, anno in cui è già vescovo di Vercelli il successore Ingone.

BIBL.: La prima edizione completa delle opere di A. è quella del vercellese C. L. Buronzo del Signore (2 voll., Vercelli 1768), ripetuta, insieme ad altri scritti minori messi in luce dal Mansi e dal Mai, in PL 134. Il Polyptychum ha una moderna edizione (con introduzione e traduzione tedesca) di G. Goetz, che nega l'attribuzione ad A. (Abhandl. d. phil. hist. Klasse d. sächs. Akad. d. Wiss., XXXVII, 11, Lipsia 1922). Su A. hanno scritto: I. Schultz, Atto von Vercelli, Gottinga 1885; E. Pasteris, A. di V. ossia il più grande vescovo e scrittore italiano del sec. X. Vita, opere, prose ritmata, 1925; P. Pirri, A. di V., in La Civiltà Cattolica, 1927, 1, pp. 27-42. Per altre notizie si veda pure F. Savio, Gli antichi vescovi d'Italia: Il Piemonte, Torino 1898, p. 451 seg.; M. Maniitus, Gesch. der lat. Liter. des Mittelalt., II, Monaco 1923, anzitutto pp. 27-34; A. Fliche, La reforme gregorienne. I, Lovanio-Parigi 1924, pp. 61-74. Michele Maccarrone